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FATTI e DIRITTI GLOBALI
Questioni Politiche, Economiche e Sociali nel mondo

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Articoli
URUGUAY: Tupamaros al governo
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 16:37:18 da Nadia Angelucci, Mon. | 1 Pagina
DA SELVAS.ORG Per la vittoria elettorale in Uruguay della coalizione di centro-sinistra - FA-EP-NM (Frente Amplio – Encuentro Progresista – Nueva Mayoría) - con la maggioranza assoluta dei suffragi, sono stati determinanti i voti ottenuti dal Movimento di Partecipazione Popolare (MPP), il partito nato dal Movimento di Liberazione Nazionale-Tupamaros.
 
COLOMBIA: REPRESSIONE E SANGUE
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 16:44:07 da Umberto Bandiera, Bo. | 1 Pagina
La giornata del 22 settembre 2005 verrà ricordata come una giornata di lotta contro il Trattato di Libero Commercio (TLC) e di difesa di quella “democrazia” che sempre più, sotto la presidenza di Uribe Velez, pare essere solo una chimera. Per la famiglia di Johnny Silva Aranjuren, di 21 anni, sarà invece il peggior giorno della loro vita. Ancora una volta, le manifetazioni universitarie si macchiano di sangue e di morte...
 
Agonia della dottrina Monroe
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 16:52:41 da Tito Pulsinelli, Car. | 1 Pagina
Dal Venezuela per Selvas.org le analisi di Tito Pulsinelli I segnali della crisi egemonica degli Stati Uniti nell’area sudamericana aumentano di frequenza ed intensità. Non si tratta affatto di passeggeri “effetti collaterali” dell’invasione coloniale in Iraq. Lo scenario è caratterizzato da frequenti insurrezioni popolari, crescente potere di veto dei movimenti sociali...
 
IL LATIFONDO IN BOLIVIA
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 17:02:17 da Giovanna Vitrano. | 2 Pagine
Il problema della terra, le Riforme Agrarie, la Legge 1715, le sue applicazioni, ombre e luci. In una sola parola, uno dei problemi basilari della povertà in Bolivia, con tutte le sue conseguenze. La terra, come perno dei conflitti da oltre cinquant’anni, é la vera prima fondamentale richiesta dei boliviani dalle valli all'altopiano; è il diritto di proprietà sulle terre, il diritto di poterle coltivare nei modi tradizionali...
 
VENEZUELA: Incontro internazionale della gioventù
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 17:10:26 da Cristina Oddone. | 1 Pagina
da SELVAS.ORG Venezuela Il 15 agosto si é concluso l'incontro internazionale della gioventù: 25.000 giovani da 120 nazioni diverse. Caracas ha celebrato un evento grandioso come non se ne organizzavano innn Venezuela da molti anni. Questo é lo specchio di quella trasformazione sociale che stà vivendo il popolo venezuelano.
 
USA: Il lupo Wolfowitz cambia il pelo?
- Inserito il 29 settembre 2005 alle 17:25:24 da da Los Angeles Times. | 1 Pagina
In questo mese ci sono stati due incontri di leader mondiali per affrontare la questione delle terribili condizioni di povert à nel pianeta. In uno di questi incontri si è davvero riusciti a fare qualcosa.
 
I SIGNORI DELLE ARMI E DEL CEMENTO. A KABUL
- Inserito il 30 settembre 2005 alle 11:44:14 da GIULIANA SGRENA. | 1 Pagina
Tornare a Kabul dopo tre anni di assenza e' uno shock. Rovine, palazzi nuovi, molti di vetro, zone completamente bunkerizzate con pareti enormi fatte di bidoni di cemento e filo spinato a protezione di obiettivi strategici (militari, ambasciate, Onu, etc.), mercati invasi da prodotti cinesi, montagne di immondizia, strade allagate in una citta' che soffre per la mancanza di acqua, si alternano con assoluta opacita'.....
 
ANNUS MIRABILIS, ANNUS HORRIBILIS
- Inserito il 05 ottobre 2005 alle 12:00:06 da GIULIO VITTORANGELI. | 1 Pagina
Le Nazioni Unite hanno festeggiato i sessant'anni. Nate ufficialmente il 24 ottobre 1945, annus mirabilis, "per preservare le generazioni future dal flagello della guerra". Dopo gli orrori della seconda guerra mondiale si decise di mettere al bando la guerra, di affermare i diritti, di proclamare l'eguaglianza di tutti gli uomini e le donne, di tutte le nazioni grandi e piccole, di costruire una comunita' democratica delle nazioni.....
 
ACRE (Brasile): L'AMAZZONIA MUORE
- Inserito il 08 ottobre 2005 alle 15:50:33 da Stella Spinelli. | 1 Pagina
da Peacereporter Brasile - Acre - 05.10.2005 Continua l'emergenza in Acre. Ancora un appello dai missionari: 'Aiutate la foresta'
 
KURDISTAN: UN'OPPORTUNITA' NON COLTA ?
- Inserito il 17 ottobre 2005 alle 16:28:24 da (UIKI-Onlus). | 1 Pagina
UN’OPPORTUNITA’ NON COLTA E SPERANZE VANIFICATE? A cura dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia (UIKI-Onlus) www.kurdistan.it , www.kurdishinfo.com
 
TOM ENGELHARDT INTERVISTA CINDY SHEEHAN
- Inserito il 17 ottobre 2005 alle 17:42:22 da Trad. Maria di Rienz. | 1 Pagina
Da: LA NONVIOLENZA è IN CAMMINO [Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione la seguente intervista di Tom Engelhardt a Cindy Sheehan realizzata a Washington durante le dimostrazioni contro la guerra, prima che Cindy Sheehan venisse arrestata.
 
Escucha el clamor de tu pueblo
- Inserito il 01 novembre 2005 alle 11:54:17 da Adolfo Pérez Esquive. | 1 Pagina
Buenos Aires, 29 de octubre de 2005 Los emergentes históricos de los pueblos son como los ríos subterráneos donde convergen otros ríos y en un momento determinado se unen al gran caudal y surgen a la superficie. Cambian el curso, transformando la realidad y la vida. Estamos en esa etapa histórica de transformar la realidad impuesta de dominación, del pensamiento único del neoliberalismo, de la crueldad contra los pueblos.....
 
"Benvenuto Presidente in un paese sovrano chiamato Brasile"
- Inserito il 01 novembre 2005 alle 12:22:53 da Frei Betto. | 1 Pagina
Come già dimostrato dal presidente Lula, non vogliamo l'ALCA, e abbiamo anche un governo solidale con il Venezuela di Chávez e con la Cuba di Fidel. Siamo già stati una colonia del Portogallo per 322 anni e sappiamo cos'è produrre ricchezze per beneficiare altri popoli. Ancora oggi il popolo brasiliano lavora, e lavora molto, per poter pagare il debito estero stipulato dalle nostre élite senza il consenso della popolazione. Il nostro aggravio fiscale è uno dei più alti nel mondo, il 36% del PIL; il nostro tasso d'interesse supera il 19% annuo; il nostro governo spende per l'ammortamento degli interessi del debito estero, ogni anno, più di dieci volte il bilancio preventivo del quale dispone per i nuovi investimenti. Ufficialmente il nostro surplus principale è del 4,25%. Di fatto, supera il 5%, dato che l'equipe economica del nostro governo crede, religiosamente, che il dio mercato è capace di produrre il miracolo del benessere della nazione senza il cambiamento delle strutture, come la riforma agraria. Non voglio affermare che questo sia un nostro problema dal momento che la nostra economia è controllata dal FMI, nel quale Lei comanda. Non sono a conoscenza di nessun paese che sia uscito dalla povertà grazie al FMI. Sono qui per chiederLe la pace. 2.800 anni fa, un ebreo chiamato Isaia affermò che la pace si realizza soltanto come frutto della giustizia. Il signore crede che questa si produrrà con la forza delle armi. Ma, la guerra è il terrorismo dei ricchi, così come il terrorismo è la guerra dei poveri. Non è stata sufficiente la sconfitta degli Stati Uniti in Vietnam? Lì morirono un milione di persone, dei quali 50 mila erano nordamericani. Presto o tardi il suo paese dovrà lasciare l'Iraq senza alcun orgoglio, portando il fardello di migliaia di giovani nordamericani (molti di loro d'origine latina e nera) condannati a morire per aver creduto che per il mondo è buono quello che è buono per gli Stati Uniti. Il suo paese possiede soltanto il 6% della popolazione mondiale. Ciò nonostante, controlla il 50% della ricchezza del pianeta. Non ha mai richiesto la democrazia in Arabia Saudita, dove si trovano le maggiori riserve di petrolio del mondo, perché il governo autocratico di questo paese è docile alla politica di Zio Sam, sebbene da lì siano emersi Bin Laden e i terroristi che abbatterono le torri gemelle. L'anno scorso si sono spesi in armamenti, in tutto il mondo, circa US$ 900 mila milioni di dollari. Gli Stati Uniti hanno sborsato quasi la metà, US$ 390 mila milioni. Pensare che sono sufficienti soltanto US$ 50 mila milioni, fino al 2015, per sradicare la fame nel mondo! Perché mai la morte merita più denaro che la vita? Non ci sarà qualcosa di molto sbagliato in questa logica? Perché mai il capitalismo colloca la proprietà privata al di sopra delle vite umane e del bene collettivo? Perché mai muoiono per fame ogni anno 5 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni, senza che le nazioni ricche assegnino più del 10% delle spese belliche alla cooperazione internazionale? Il signore deve sapere che 86 milioni di persone morirono vittime della guerra dal 1940. Le due bombe atomiche, che il suo paese scagliò sulle popolazioni innocenti di Hiroshima e di Nagasaki, falciarono circa 100 mila vite e consegnarono un lascito di cancro, fino ad oggi, nei discendenti delle vittime. Quasi tutte giovani. Circa 2000 soldati sono morti in Iraq, in quella guerra malsana iniziata nuovamente nel 2003. Suo padre aveva invaso questo paese nel 1991 ed il risultato provocò così tanta vergogna nella sua nazione, che Lei sentì l'obbligo di ripetere il gesto con la speranza di spodestare Saddam Hussein, operazione nella quale riuscì. La resistenza degli iracheni, sfida ancora il potenziale bellico del suo paese. Tra la popolazione civile, circa 130 mila iracheni sono morti come conseguenza degli attacchi delle truppe degli Stati Uniti nel 1991. Saddam, grazie alle armi, anche chimiche, fornite dagli Stati Uniti, soprattutto nel periodo della guerra contro l'Iran, uccise circa 200 mila iracheni. Sono stato da poco nel suo paese. Nell'Utah, molti mi domandarono quali erano le mie impressione sugli Stati Uniti. Risposi che la differenza tra il suo popolo ed il mio è che il suo è convinto che non c'è felicità senza denaro. Il mio è felice senza denaro. Ci bastano le cinque effe: fréjol, farinha, fe, fùtbol e fiesta (1). Questa ricerca sfrenata di ricchezza è quella che impedisce al popolo degli Stati Uniti di sentirsi solidale con i poveri del mondo. Tutti abbiamo visto cos'è successo alla popolazione nera e ai poveri di Nuova Orleans durante la catastrofe causata dall'uragano Katrina. Rimasero nel più completo abbandono, finché il signore reagì quando percepì che, agli occhi del mondo, il re era nudo. E per completare, uno dei suoi assessori ebbe la faccia tosta di proporre, come misura per ridurre la povertà negli Stati uniti, l'aborto per le donne nere... Presidente Bush, "welcome" alla nazione del futuro. Vogliamo essere amici fraterni del popolo degli Stati Uniti, senza che la CIA torni a minacciare la nostra democrazia, come nel 1964 quando aiutò ad'istaurare una dittatura militare che durò 21 anni, e che si possa raggiungere la reciprocità nelle relazioni commerciali, nel pieno rispetto della nostra sovranità. Note: (1) (fagioli, farina, fede, calcio e festa) traduzione in spagnolo a cura di ALAI http://www.alainet.org/active/9600〈;=es Brasile: "Welcome" Mr. Bush Fonte: ALAI 29 ottobre 2005 "Welcome" Mr. Bush.
 
Acqua!
- Inserito il 02 novembre 2005 alle 13:45:40 da di Ignacio Ramonet. | 1 Pagina
In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua si è celebrato a Ginevra un forum alternativo internazionale sulla cattiva ripartizione dell'acqua dolce nel pianeta. Si è ricordato che più di un miliardo di persone vive senza acqua potabile e che il consumo di acqua di cattiva qualità provoca ogni anno più di tre milioni di morti.
 
L'acqua non mente
- Inserito il 02 novembre 2005 alle 13:49:38 da di Alejandro Gonzále. | 1 Pagina
di Alejandro González, Presidente del ICCE Instituto Canario Conciencia y Energía Per avvicinarci nel dovuto modo al problema delle privatizzazioni delle "imprese pubbliche" che forniscono acqua potabile alle città, e all'acquisizione dei diritti di sfruttamento dell'acqua sorgiva da parte di alcune imprese multinazionali, dovremmo avere una visione più...
 
Falda Acquifera del Guaranì: gli Stati Uniti hanno sete e il Sudamerica ha l'acqua
- Inserito il 02 novembre 2005 alle 14:07:27 da di Jorge Gómez Barat. | 1 Pagina
Coloro che credevano che l'epoca del saccheggio delle risorse naturali, causa di guerre e invasioni, fosse concluso, si sbagliavano. Il credo neoliberista per cui non ha senso lottare e uccidere per qualcosa che si può comprare, non ha funzionato....
 
Le lotte dell'acqua in Italia, un bilancio di cinque anni di esperienze
- Inserito il 02 novembre 2005 alle 14:11:19 da di Emilio Molinari e. | 1 Pagina
Cinque anni di lavoro del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua. Quasi 1500 iniziative in tutta l'Italia, due Forum Mondiali specifici a Firenze e Ginevra, nei quali il ruolo del Comitato Italiano è stato determinante per la crescita del movimento sull'acqua, la partecipazione a tutti i forum sociali, mondiali europei e pan amazzonici....
 
"Per una terra senza latifondi"
- Inserito il 07 novembre 2005 alle 11:30:45 da Claudia Fanti. | 1 Pagina
VI incontro dei comitati europei di appoggio al movimento dei Sem Terra Fonte: Adista, 5 novembre 2005
 
Cile- Perù: la politica dello stupido
- Inserito il 07 novembre 2005 alle 11:44:11 da Luis Sepúlveda. | 1 Pagina
Che sta avvenendo tra Cile e Perù? è sicuro che hanno mobilitato truppe sul confine? Fonte: La insigna - 5 novembre 2005 Queste e altre domande le ho sentite formulare da diversi giornalisti europei, e la netta smentita del presidente Lagos al riguardo genera tranquillità, oltre dimostrare che la moderazione esiste e in politica è possibile.
 
Fair trade for a fairer trade: the issue of cotton
- Inserito il 07 novembre 2005 alle 11:44:11 da rod. | 1 Pagina
Today, cotton directly sold as primary commodity on the world markets, without any transformation, is not an effective way to have stable and decent incomes : world prices are instable, and chronically depressed. For many producers all over the world, and specially in West and Central Africa (WCA), this situation makes precarious the living conditions.
 
Bush, i fischi di un continente
- Inserito il 10 novembre 2005 alle 11:45:15 da Maurizio Chierici. | 1 Pagina
(da l'Unità) Per la prima volta nella storia delle assemblee che riuniscono i paesi dell'America Latina il documento finale accoglie due tesi, una contro l'altra. E per la prima volta i protagonisti se ne vanno, evitando di ascoltare la lettura di un testo che sbriciola promesse e speranze. Ma un punto d'incontro c'è: mai un presidente degli Stati Uniti ha riunito l'intero continente in un solo sentimento, il disprezzo popolare.... mchierci2@libero.it
 
FALLUJA
- Inserito il 11 novembre 2005 alle 11:48:52 da GIULIANA SGRENA. | 2 Pagine
(Dal quotidiano "Il manifesto" dell'8 novembre 2005). L'uso del napalm e del fosforo bianco nella guerra in Iraq era gia' noto. Purtroppo. Dei cadaveri carbonizzati ritrovati dopo la battaglia dell'aeroporto (aprile 2003) mi avevano raccontato gli abitanti di Falluja prima ancora di diventare profughi, dei volti scarnificati dal fosforo bianco mi avrebbero detto poi e l'avrebbero confermato i soldati americani impegnati sul campo di battaglia.
 
PER CHI BRUCIA PARIGI
- Inserito il 11 novembre 2005 alle 11:58:05 da IDA DOMINIJANNI. | 2 Pagine
Parigi brucia e c'e' poco da fare gli scongiuri contro la facile profezia di Romano Prodi, quei roghi di periferia lampeggiano per tutti noi abitatori del centro storico dell'occidente. Noi, i nativi. Gli assimilatori. Gli universalisti. I dispensatori di promesse di emancipazione e uguaglianza e di certificati di residenza e di cittadinanza.
 
Dall’Alaska alla Terra del Fuoco: l'Integrazione fallita delle Americhe
- Inserito il 18 novembre 2005 alle 12:49:40 da Nana Corossacz. | 1 Pagina
Agli inizi di novembre 2005 si è svolto a Mar del Plata in Argentina il IV Vertice delle Americhe, alla presenza dei capi di stato e di governo delle Americhe (eccetto Cuba). La riunione ha segnato la fine dell’ambizioso progetto di creazione dell’Area di libero commercio delle Americhe (Alca)
 
BRASILE, EMIR SADER: L'OBIETTIVO NON E' LULA, MA IL PT
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 12:30:08 da Serena Romagnoli. | 1 Pagina
Intervista con Emir Sader – L’obiettivo non è Lula ma il PT /Fórum, ano 4, n. 32, novembre 2005 – intervista rilasciata il 28 ottobre. Sintesi di alcune parti dell’intervista (Serena Romagnoli) Sader attacca molto duramente Lula, ma ancor più duramente quella parte della sinistra (in particolare quella che ha dato vita al nuovo partito PSOL) che sembra ignorare l’esistenza della destra e dell’imperialismo e investe tutte le proprie energie nell’attaccare PT e governo. Male con Lula, peggio senza di lui, conclude.
 
AMNESTY: LA VIOLENZA SULLE DONNE IN AMERICA CENTRALE
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 12:33:37 da Amnesty Press. | 1 Pagina
VIOLENZA SULLE DONNE IN AMERICA CENTRALE: AMNESTY INTERNATIONAL PUBBLICA UN RAPPORTO SUL GUATEMALA E INVIA UNA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DI EL SALVADOR Il 12 agosto 2005 Claudina Isabel Velásquez Paíz, una studentessa di giurisprudenza di 19 anni, e' uscita da casa per recarsi all'Universita' di Citta' del Guatemala. E' stata l'ultima volta che i suoi familiari l'hanno vista viva. Il suo corpo e' stato rivenuto il giorno dopo: dopo averla stuprata, le avevano sparato alla testa. Claudina e' l'ennesima vittima in un paese che non protegge le donne dalla violenza.
 
Modello VENEZUELA
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:11:40 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Da Selvas.org Il Venezuela rappresenta assieme all'Iran e alla Federazione Russa, la variabile imprevista che ha mandato gambe all'aria il progetto di creare un monopolio mondiale delle risorse energetiche, come fase preliminare per ipotecare la crescita dei blocchi economici concorrenti degli USA. E non di solo petrolio può vantare la nazione bolivariana un avanguardia in latinoamerica. Riserve monetarie, investimenti sociali e sanitari, traguardi nell'istruzione, terre strappate ai latifondisti e proposte di nuova indipendenza.
 
L'ecologia politica dell'acqua sudamericana
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:21:23 da Delgado Ramos. | 1 Pagina
per Selvas.org, l'economista messicano Gian Carlo Delgado Ramos - Universidad Nacional Autónoma de México Il caso che andremo ad esaminare è quello sudamericano, una regione che concentra più della quinta parte delle riserve di acqua dolce del globo e che mira ad integrare, senza considerare seriamente ed accuratamente gli impatti ecologici e sociali, una serie di schemi di “corridoi idrici” come controparte dei corridoi di sviluppo proposti ufficialmente dal progetto di Integrazione dell'Infrastruttura Regionale del Sud America (IIRSA). Ecco l'analisi degli interessi strategici che disegneranno sulle prossime mappe, le nuove "vene aperte del latinoamerica".
 
BOLIVIA: a due passi dalle elezioni
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:25:54 da Giovanna Vitrano. | 1 Pagina
Decisa la data per le elezioni nazionali, il teatrino mediatico è pronto a portare sul palcoscenico le facce degli sfidanti. E mentre il pubblico guarda i personaggi sotto i riflettori, dietro le quinte, nell'ombra dell'informazione, si continua a decidere la trama dello spettacolo. Processi attesi e processi dimenticati, accordi economici svaniti e accordi ravvivati, acqua, gas, petrolio e frontiere, sono tutti gli elementi del copione che si sta scrivendo a spettacolo iniziato.
 
ARGENTINA e BRASILE: gli esami non finiscono mai
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:42:44 da Tarquini / Angelucci. | 1 Pagina
Gli esami non finiscono mai! Da Montevideo per Selvas.org Gianni Tarquini e Nadia Angelucci Prove elettorali nei due giganti dell'America Latina: Argentina e Brasile. Il "fattore K" conferma la brezza di entusiasmo che soffia sul "Cono Sur" e in casa Kirschner, mentre il presidente operaio ingoia un altro boccone amaro, nonostante la forte mobilitazione dei settori sociali, nel referendum contro le armi.
 
Chagas: la malattia ignorata
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:48:59 da Gianfranco De Maio. | 1 Pagina
da Selvas.org In America Latina ne sono affetti 18 milioni di persone e provoca oltre 20.000 morti all'anno. E’ una malattia difficile da diagnosticare e poco conosciuta. La puntura della "cimice dei letti" provoca un piccolo arrossamento, impercettibile sulla cute gia provata degli abitanti dei villaggi rurali e delle favelas. Poi inizia la fase asintomatica, durante la quale il parassita, trasmesso dall'insetto domestico, si moltiplica nel corpo umano senza produrre alcun apparente scompenso anche per tutta la vita. Le conseguenze, purtroppo, sono però letali per un terzo dei malati. Poco e nulla si fa per la prevenzione e meno ancora per la ricerca farmacologica che, neanche a dirlo, non investe in questo mercato molto poco redditizio.
 
PERU': Estradizione per Fujimori, adesso!
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 13:52:19 da Cristiano Morsolin. | 1 Pagina
da Selvas.org L'ex dittatore Fujimori deve affrontare 22 processi per delitti di violazione dei diritti umani e crimini di lesa umanità che la giustizia peruana prevede assommi a ben 225 anni di prigione. Il 15 novembre decine di migliaia di persone in Perù hanno chiesto a gran voce l'estradizione dal Cile per garantire un processo e il diritto alla verità e giustizia delle vittime di dieci anni di violenza.
 
AIDS:il rischio di essere donna in America Latina
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 14:01:07 da Mailer Mattié. | 1 Pagina
(da Selvas.org) Non si parla molto del problema dell’aids fra le donne latinoamericane. Non è una priorità delle politiche sanitarie, né dei programmi economici e educativ dei governi del sub continente. Secondo le Nazioni Unite, nel 2004 erano circa due milioni i portatori del virus dell’aids in America Latina. In confronto all’anno precedente, l’aumento stimato è di 240 mila persone.Le donne giovani e sposate sono diventate la popolazione più esposta al rischio di contagio: sono il 60% dei sieropositivi fra i 15 e i 24 anni.
 
Case farmaceutiche: lo strapotere globale
- Inserito il 25 novembre 2005 alle 14:05:59 da Gonzalo de Mendoza. | 1 Pagina
L’atteggiamento commerciale delle case farmaceutiche, prima tra tutte la tedesca Bayer, mette in pericolo la sicurezza degli Stati. Le multinazionali devono scegliere. Etica o profitto?
 
Argentina: la fine dei sussidi agricoli in USA e UE non sarà la fine della povertà in sud America
- Inserito il 06 dicembre 2005 alle 16:30:42 da Marcela Valente. | 1 Pagina
Chi predica contro i sussudi agricoli delle potenze economiche afferma che la loro eliminazione migliorerà la vita dei coltivatori die paesi in via di sviluppo; al contrario, i contadini, gli attivisti e i piccol iagricoltori dell' America Latina, sospettano ch i benefici andranno ad un pugno di grandi imprese Marcela Valente Fonte: IPS 3 dicembre 2005
 
GLI "SCARTI SOCIALI" IN RIVOLTA
- Inserito il 06 dicembre 2005 alle 16:35:06 da ANNAMARIA RIVERA. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 dicembre 2005. Annamaria Rivera (per contatti annamariarivera@libero.it), antropologa, fortemente impegnata nella difesa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, docente di etnologia all'Universita' di Bari, e' impegnata nella "Rete antirazzista". Opere di Annamaria Rivera: con Gallissot e Kilani, L'imbroglio etnico, Dedalo, Bari 2001; (a cura di) L'inquietudine dell'Islam, Dedalo, Bari 2002; Estranei e nemici, DeriveApprodi, Roma 2003; La guerra dei simboli, Dedalo, Bari 2005] Ora che nelle banlieues i fuochi sono spenti, il rischio che corriamo e' d'essere sommersi da una valanga di commenti e analisi. Com'e' accaduto per i ricorrenti affaires del "velo", anche i tumulti d'autunno stanno ispirando un'ipertrofia mediatica che non e' sicuro giovi alla loro comprensione. Ognuno, infatti, si esercita a leggere in questo spontaneo scoppio di rabbia collettiva, per molti versi sfuggente e indecifrabile (Marco Bascetta, "Il manifesto" dell'11 novembre 2005), cio' che la propria filosofia politica gli suggerisce; e per lo piu' senza tentare di dare la parola ai giovani protagonisti della rivolta (percio' tanto piu' apprezzabile e' l'inchiesta sul campo di Alessandro Mantovani, pubblicata nei giorni dall'11 al 24 novembre 2005). Anche chi scrive corre questo rischio: per scongiurarlo, puo' provare ad analizzare l'evento con sobrieta', mettendo in questione certezze proclamate a gran voce. I tumulti d'autunno non sono stati una "intifada", ne' la prova generale dell'insurrezione "islamica" contro lo Stato di diritto, ne' l'inveramento della profezia dello "scontro di civilta'" e neppure l'annuncio dell'insurrezione proletaria o della sollevazione della "moltitudine". Non sono stati un evento straordinario e inaspettato, ma del tutto prevedibile: chi ha sgranato gli occhi di fronte a questi riots "cosi' poco francesi" forse non conosce la realta' politica e sociale della Francia e, certo, non ha mai messo piede in una cite'. * In cerca di rispetto Cio' che si puo' dire ragionevolmente e' che la violenza distruttiva e autodistruttiva con cui si sono espressi disagio sociale, malessere e insofferenza della gioventu' banlieuesarde, e' stata, intenzionalmente o non, uno strumento per rompere il muro della segregazione, rendersi visibili nello spazio pubblico, attrarre l'attenzione della politica e dei media. Ma, prima ancora, un'auto-attestazione d'identita'. "On n'est pas des racailles mais des etres humains. On existe. La preuve: les voitures brulent" ("Non siamo feccia ma esseri umani. Esistiamo. La prova? Le auto incendiate"): la frase lapidaria di un sauvageon diciottenne intervistato da "Le Monde" lo dice piu' efficacemente di qualsiasi analisi dotta. E mette in discussione un'altra certezza: si puo' affermare senza dubbio alcuno che si e' trattato di una rivolta del tutto priva d'oggetto e di parola? Oppure la rivendicazione di rispetto che - insieme al "non si puo' andare avanti cosi'", come ha osservato Bascetta - accompagna e accomuna le rivolte metropolitane e' in fondo una parola d'ordine politica, per quanto elementare? Dunque, non e' infondata l'ipotesi interpretativa che legge questo genere di tumulti metropolitani, benche' scomposti, rabbiosi, furiosi, attraverso la categoria delle lotte per il riconoscimento: anzitutto dello statuto di esseri umani, che gli effetti economico-sociali della globalizzazione neoliberista ed i ciechi automatismi della discriminazione e del razzismo tendono a denegare agli "scarti sociali". L'unica novita' della rivolta d'autunno e' che si e' manifestata con una dilatazione temporale e territoriale inusitata. In realta', essa e' il frutto una latenza endemica, alimentata da molti anni di disprezzo coloniale e di discriminazione ai danni delle popolazioni "d'origine immigrata" e punteggiata da una miriade d'insorgenze analoghe, spesso in reazione a morti "accidentali" conseguenti ad interventi delle forze dell'ordine. Il meccanismo e' solitamente lo stesso: un'esplosione di rabbia collettiva al termine di una serie di retate, soprusi e violenze poliziesche, talvolta esiziali. Secondo la stima di Maurice Rajsfus (La police et la peine de mort, Esprit Frappeur, 2002), nell'arco di tempo che va dal 1977 al 2001 le bavures delle forze dell'ordine hanno prodotto 196 omicidi. * Inclusione negata Da lungo tempo antropologi e sociologi (Didier Lapeyronnie, fra gli altri) suggeriscono che il desiderio di essere visti, riconosciuti e considerati sia una delle chiavi per comprendere le rivolte metropolitane che, almeno dagli anni Ottanta del Novecento, scoppiano ciclicamente nelle cites francesi come nelle inner-cities britanniche. Un'ipotesi del tutto plausibile se si ammette che l'esclusione e la segregazione hanno un carattere non solo economico e sociale ma anche politico e simbolico. In Francia, la formazione di zone di marginalita' e di segregazione e' fra l'altro l'effetto della dissoluzione delle banlieues rosse, della decomposizione del mondo industriale e operaio, e delle sue forme d'organizzazione e di rappresentanza. Nel passato anche recente, il conflitto sindacale e politico aveva concorso all'integrazione nella cittadinanza repubblicana d'ampi settori popolari "d'origine immigrata". Oggi non e' piu' cosi': per le fasce giovanili dei quartieri popolari - disoccupate e precarizzate - la costruzione dell'identita' individuale e di gruppo non passa piu' attraverso il lavoro, la produzione, l'impegno sindacale o politico, ma attraverso il consumo, le mode, gli stili. E attraverso un antagonismo irriducibile con i "flics", potente fattore d'identificazione con un noi contrapposto a loro. Esclusi, dunque, anche dalla possibilita' di accesso allo spazio politico, i giovani delle "zone urbane sensibili" sembrano avere come unici mezzi d'espressione pubblica a disposizione le rivolte e le violenze urbane, mentre una mediocre politica ufficiale perpetua l'illusione di poterle dominare con gli strumenti securitari e repressivi. La rivolta banlieuesarde e' certamente il frutto di una condizione quasi-castale: la maggioranza dei figli e nipoti dell'immigrazione coloniale non ha alcuna speranza di mobilita' sociale, condannata com'e' a ereditare lo status dei genitori o dei nonni, o addirittura ad essere declassata. La prospettiva dell'inserimento lavorativo e sociale e' assai sfuggente se, come ha rilevato un'indagine, chi abbia un cognome che suona arabo o africano ha sei volte in meno la possibilita' d'essere convocato per un colloquio di lavoro, rispetto ad un coetaneo franco-francese. Da parte istituzionale, una delle poche risposte non-repressive date alla grande questione sociale che sta dietro la rivolta e' la proposta di abbassare l'obbligo scolastico a 14 anni, rendendo possibile l'avviamento al lavoro della fascia dai 14 ai 16 anni: il che equivale alla condanna definitiva dei giovani delle 752 "zone urbane sensibili" al loro destino di reietti. Ma la rivolta e' anche l'esito della frattura con una politica lontana come la luna dalle spettrali cites: territori d'Oltremare, occupati militarmente da forze dell'ordine che si comportano come un esercito coloniale, e che operano retate, controlli e fermi indiscriminati sulla base della facies: tanto piu' sospetta, una facies "araba" o "africana", se e' di giovani, e abbigliati secondo lo stile hip-hop in voga nelle metropoli di tutto il mondo. La distanza fra chi e' dentro e chi e' fuori, che marca profondamente i rapporti sociali del nostro tempo, e' definita da frontiere anche simboliche. Coloro che sono "fuori", infatti, sono spesso anche etnicizzati, razzializzati, stigmatizzati. Negli anni '80 si comincia a identificare gli zonards con gli immigrati e a rappresentare la banlieue come l'alterita' assoluta, popolata da ogni sorta di racaille (delinquenti, prostitute, drogati). I Novanta (come osserva Hugues Bazin in un bel libro del 1995, La culture hip-hop) sono gli anni dell'etnicizzazione delle banlieues e della loro assimilazione ai ghetti americani. V'e', in Francia, tutta una retorica miserabilista - in fondo razzialista e neocoloniale - sulle periferie urbane, che ne cancella la complessita' e ne legge ogni pratica sociale ed espressiva, ogni rivendicazione, ogni forma di socialita' o di solidarieta' in termini di "comunitarismo", parola che in francese evoca il peggiore dei mali. Il collante identitario della giovane generazione di banlieue e' una cultura metropolitana meticcia (ma tutte le culture lo sono): quella propria, in tutt'Europa, di periferie svantaggiate ed etichettate negativamente, ove dominano disoccupazione di massa, precarieta', segregazione, smantellamento dei servizi pubblici, sentimento d'esclusione; ove i giovani ascoltano la medesima musica, comunicano tramite i blog, parlano qualche forma di slang, indossano le stesse felpe con cappuccio, gli stessi berretti con visiera, le stesse scarpe da jogging; hanno in definitiva la stessa rabbia e le stesse aspirazioni. E' anche per questo che la rivolta ha potuto diffondersi ben oltre la banlieue parigina. Ammesso che, a proposito di questa cultura, si possa parlare d'etnicita', essa ha una valenza anzitutto reattiva, poiche' si costruisce soprattutto sulla base del fatto che ci si sente oggetto di disprezzo e di non-riconoscimento. L'eventuale riferimento all'Islam da parte dei sauvageons - in gran parte cittadini francesi che non conoscono una sola parola d'arabo - puo' essere considerato uno dei tanti referenti etnoidi, al pari dello stile rasta o zulu: reinvenzione immaginaria di una tradizione, contrassegno identitario di una condizione marginale, risposta alla stigmatizzazione e all'anomia, tant'e' vero che e' adottato anche da giovani franco-francesi che abitano nelle stesse zone urbane sensibili e vivono la medesima condizione sociale. * Assimilazione bruciata La rivolta dell'autunno ha potentemente contribuito a palesare che la retorica universalista e' ormai una coperta lacera e insufficiente a coprire la realta' di un apartheid sociale e territoriale, rafforzato e alimentato da processi d'esclusione simbolica. Le istituzioni e la cultura mainstream francesi hanno sempre disprezzato il modello multiculturalista all'anglosassone, statunitense in particolare, come produttore d'orrendi ghetti e di risibili etnicismi, continuamente evocando il fantasma del comunitarismo. La realta' ci mostra che, al di la' della retorica dei modelli d'integrazione nazionale, comparabili sono gli effetti sociali dell'esclusione e del razzismo, e le risposte reattive della racaille. Il fuoco appiccato nelle cites consuma l'illusione dell'assimilazione senza inserimento sociale, della neutralizzazione delle differenze senza il conferimento della pienezza e dell'effettivita' dei diritti di cittadinanza.
 
INTERVISTA A RIGOBERTA MENCHU'
- Inserito il 06 dicembre 2005 alle 17:15:50 da MAURA GUALCO. | 1 Pagina
[Dal sito del quotidiano "L'Unita'" (www.unita.it) riprendiamo la seguente intervista del 25 novembre 2005 di Maura Gualco a Rigoberta Menchu'. Maura Gualco e' una giornalista particolarmente impegnata sui temi dei diritti umani e dei conflitti internazionali. Rigoberta Menchu', india guatemalteca, premio Nobel per la pace, e' una delle figure piu' splendide dell'impegno per la dignita' umana, i diritti, la pace, la solidarieta'. Opere di Rigoberta Menchu': Mi chiamo Rigoberta Menchu', (a cura di Elisabeth Burgos), Giunti, Firenze 1987; Rigoberta i maya e il mondo, (con la collaborazione di Dante Liano e Gianni Mina'), Giunti, Firenze 1997]
 
I quartieri popolari subiscono ogni giorno la violenza del liberismo
- Inserito il 14 dicembre 2005 alle 18:53:43 da Attac Francia. | 1 Pagina
Sulla rivolta delle banlieues Disoccupazione di massa, alloggi sociali in disuso, case fatiscenti, assenza di mezzi per l'educazione, regressione dei servizi pubblici, insufficienza dei trasporti pubblici, povertà, esclusione sociale e segregazione soffocano gli abitanti dei quartieri popolari.
 
Le basi giuridiche per il rifiuto dell'AGCS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi)
- Inserito il 14 dicembre 2005 alle 18:58:07 da R.Marc Jennar. | 1 Pagina
Raoul Marc Jennar è dottore in Scienze Politiche, ricercatore presso Oxfam Solidarietà Belgio e nell'Unità di Ricerca, Formazione e Informazione sulla globalizzazione-URFIG - Francia, agli Stati Generali degli Enti Pubblici contro l'AGCS, tenutisi a Bobigny nel novembre 2004. (Da: Il Granello di Sabbia - ATTAC Italia)
 
CONVENZIONE EUROPEA DELLE AUTONOMIE LOCALI PER LA PROMOZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI
- Inserito il 14 dicembre 2005 alle 19:07:34 da Jacques Nikonoff. | 1 Pagina
di Jacques Nikonoff (Presidente di Attac Francia) Signore e signori, cari amici, È giunto il momento di concludere la nostra Convenzione Europea delle Autonomie Locali contro l'AGCS e per la promozione dei servizi pubblici.
 
La Risoluzione di Liegi
- Inserito il 14 dicembre 2005 alle 19:14:38 da admin. | 2 Pagine
Denunciato che - la liberalizzazione sostenuta dall'OMC ha esclusivamente lo scopo di mettere i servizi in concorrenza tra loro, - l'OMC pretende di imporre le sue decisioni in modo irreversibile a tutte le legislazioni internazionali, nazionali e locali, - le direttive europee sui servizi, tra le quali il progetto di Direttiva Bolkestein, mirano a generalizzare la privatizzazione dei settori pubblici, in particolare i servizi pubblici locali, - le politiche governative portano alla distruzione dei servizi pubblici, Rifiutata - la prospettiva che l'accesso ai beni essenziali sia così assoggettato alla sola avidità speculativa dei mercati a detrimento dell'utilità vitale dei servizi stessi, - una tale normalizzazione liberista a cui sono sottoposte le politiche pubbliche, che aggrava le disuguaglianze sociali, la concorrenza tra i lavoratori, le disparità territoriali e gli squilibri mondiali, - la tutela dell'OMC imposta alle Autonomie Locali, che pregiudica la loro libertà decisionale e l'esercizio della democrazia, Ricordato che - l'esercizio effettivo dei diritti umani dipende dai provvedimenti di protezione sociale basati su una logica pubblica e solidale, sia per quanto riguarda la loro gestione sia per il loro finanziamento, - il ruolo dei poteri pubblici è quello di far prevalere l'interesse generale dando risposta ai bisogni fondamentali della popolazione attraverso i servizi pubblici, - i servizi pubblici sono lo strumento indispensabile per uno sviluppo umano equilibrato, rispettoso dei diritti sociali e democratici a tutti i livelli, dal locale al globale, e costituiscono un elemento essenziale del diritto di cittadinanza, - la sorte del settore pubblico chiama in causa la concezione stessa di società, Noi, cittadine e cittadini - eletti/e di diversi pesi europei, rappresentanti di decine di milioni di abitanti dei territori dichiarati "Zone libere dall'AGCS", - sindacalisti con responsabilità a livello locale, nazionale e internazionale, - membri di organizzazioni di cittadini impegnati per una società vivibile in un mondo sostenibile, Esigiamo - lo stop dei negoziati dell'AGCS in corso all'OMC, - la modifica e il controllo democratico del mandato conferito al negoziatore unico per l'Unione Europea, - l'esclusione definitiva dei settori vitali (acqua, sanità, istruzione, energia, trasporti, assistenza sociale, cultura, ...) da tutti i negoziati, - un bilancio delle liberalizzazioni già effettuate, - il divieto al FMI, alla Banca Mondiale e alla BEI di condizionare i loro "aiuti" all'obbligo di liberalizzare i beni comuni, - il ritiro effettivo della direttiva europea sui servizi detta "Bolkestein" e di tutte quelle riguardanti i settori dei servizi pubblici (trasporti urbani, ...), - la rimessa in discussione dei poteri eccessivi attribuiti alla Commissione europea in materia di "politica della concorrenza", - il riconoscimento in termini di diritto europeo e internazionale di tutti i servizi pubblici, - la cooperazione tra i servizi pubblici invece della loro messa in concorrenza, - nuovi provvedimenti pubblici sul risparmio e il credito, - una redistribuzione fiscale equa delle ricchezze per permettere il rifinanziamento dei servizi pubblici locali, E ci impegniamo a - manifestare queste esigenze presso le autorità politiche governative ed europee, presso l'OMC, a partire da oggi e fino al vertice di Hong Kong (13-18 dicembre 2005), - interpellare tutti gli eletti locali e parlamentari affinché prendano posizione, - coinvolgere cittadini/e, sindacati e associazioni sulle sfide e il senso del nostro impegno, - organizzare e sostenere tutte le iniziative pubbliche appropriate per reagire e contrastare la distruzione dei servizi pubblici, A questo scopo - la Convenzione intende studiare e promuovere soluzioni alternative alla gestione privata, - la Convenzione intende cogliere ogni opportunità per fare vivere e condividere queste esigenze (fori sociali locali, nazionali, europei e mondiali, associazioni di Enti locali e assemblee elettive, manifestazioni sindacali,...), - la Convenzione propone a tutte le reti (cittadini, sindacati, eletti degli Enti locali), di lavorare insieme per dare una risposta coerente e duratura al fine non soltanto di mantenere ma anche di sviluppare i servizi come risposta adeguata alle sfide sociali, economiche e ambientali, a ogni livello, dal locale al mondiale. Liegi, 23 ottobre 2005 www.agcs-gats-liege2005.net
 
Il Comune e la Provincia di Torino agli stati generali degli enti pubblici europei contro l'AGCS
- Inserito il 14 dicembre 2005 alle 19:21:21 da admin. | 1 Pagina
Durante lo scorso fine settimana si è svolta a Liegi (Belgio), al Palazzo dei Congressi, la Convenzione europea degli enti locali contro l'Accordo generale sul commercio dei servizi (Agcs) e per la difesa dei servizi pubblici. Al centro del dibattito, la difesa di servizi essenziali di interesse pubblico (acqua, luce, trasporti, sanità, istruzione) da scelte "neo-liberiste" che questo accordo imporrebbe alle amministrazioni locali a partire dall'anno prossimo. All'incontro ha partecipato una delegazione del Consiglio comunale di Torino composta da Monica Cerutti (DS) e Giuseppe Castronovo (Rifondazione Comunista).
 
IL LINGUAGGIO DEL CUORE
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 12:18:51 da CINDY SHEEHAN. | 1 Pagina
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Cindy Sheehan. Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey in Iraq; per tutto il mese di agosto e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in cui George Bush stava trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli per chiedergli conto della morte di suo figlio; intorno alla sua figura e alla sua testimonianza si e' risvegliato negli Stati Uniti un ampio movimento contro la guerra]
 
MAI PIU' GENOCIDI
- Inserito il 30 dicembre 2005 alle 13:21:44 da ALI RASHID. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 18 dicembre 2005. Ali Rashid e' il primo segretario della delegazione palestinese in Italia. Fine intellettuale di profonda cultura, conoscitore minuzioso degli aspetti storici, politici, economici e culturali della situazione nell'area mediorientale, esperto di questioni internazionali, ed anche acuto osservatore della vita italiana. E' figura di grande autorevolezza per rigore intellettuale e morale, ed e' una delle piu' qualificate voci della grande tradizione culturale laica palestinese. Suoi scritti appaiono sovente nel nostro paese sui principali quotidiani democratici e sulle maggiori riviste di cultura e politica]
 
La fame blocca il progresso verso gli Obiettivi del Millennio.
- Inserito il 06 gennaio 2006 alle 12:55:30 da rod. | 1 Pagina
La fame e la malnutrizione uccidono ogni anno sei milioni di bambini, un numero pari all'intera popolazione in età prescolare del Giappone. Questo è stato l'allarme lanciato dalla FAO durante la presentazione della sua ultima relazione annuale sullo Stato della Sicurezza Alimentare nel Mondo (SOFI). La maggior parte di quei bambini muore per colpa di alcune infezioni curabili, quali la diarrea, la polmonite, la malaria e il morbillo. Si tratta di morti che si sarebbero potute evitare se i corpi e i sistemi immunitari di quei bambini non fossero stati debilitati dalla fame e dalla malnutrizione.
 
MORIRE DI CANCRO A GAZA
- Inserito il 15 gennaio 2006 alle 13:09:03 da LUISA MORGANTINI. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 10 gennaio 2006. Luisa Morgantini (per contatti: lmorgantini@europarl.eu.int), parlamentare europea, presidente della delegazione del Parlamento Europeo al Consiglio legislativo palestinese, fa parte delle Donne in nero e dell'Associazione per la pace; il seguente profilo di Luisa Morgantini abbiamo ripreso dal sito www.luisamorgantini.net: "Luisa Morgantini e' nata a Villadossola (No) il 5 novembre 1940. Dal 1960 al 1966 ha lavorato presso l'istituto Nazionale di Assistenza a Bologna occupandosi di servizi sociali e previdenziali. Dal 1967 al 1968 ha frequentato in Inghilterra il Ruskin College di Oxford dove ha studiato sociologia, relazioni industriali ed economia. Dal 1969 al 1971 ha lavorato presso la societa' Umanitaria di Milano nel settore dell'educazione degli adulti. Dal 1970 e fino al 1999 ha fatto la sindacalista nei metalmeccanici nel sindacato unitario della Flm. Eletta nella segreteria di Milano - prima donna nella storia del sindacato metalmeccanico - ha seguito la formazione sindacale e la contrattazione per il settore delle telecomunicazioni, impiegati e tecnici. Dal 1986 e' stata responsabile del dipartimento relazioni internazionali del sindacato metalmeccanico Flm - Fim Cisl, ha rappresentato il sindacato italiano nell'esecutivo della Federazione europea dei metalmeccanici (Fem) e nel Consiglio della Federazione sindacale mondiale dei metalmeccanici (Fism). Dal novembre del 1980 al settembre del 1981, in seguito al terremoto in Irpinia, in rappresentanza del sindacato, ha vissuto a Teora contribuendo alla ricostruzione del tessuto sociale. Ha fondato con un gruppo di donne di Teora una cooperativa di produzione, "La meta' del cielo", che e' tuttora esistente. Dal 1979 ha seguito molti progetti di solidarieta' e cooperazione non governativa con vari paesi, tra cui Nicaragua, Brasile, Sud Africa, Mozambico, Eritrea, Palestina, Afghanistan, Algeria, Peru'. Si e' misurata in luoghi di conflitto entro e oltre i confini, praticando in ogni luogo anche la specificita' dell' essere donna, nel riconoscimento dei diritti di ciascun essere umano: nelle rivendicazioni sindacali, con le donne contro la mafia, contro l'apartheid in Sud Africa, con uomini e donne palestinesi e israeliane per il diritto dei palestinesi ad un loro stato in coesistenza con lo stato israeliano, con il popolo kurdo, nella ex Yugoslavia, contro la guerra e i bombardamenti della Nato, per i diritti degli albanesi del Kosovo all'autonomia, per la cura e l'accoglienza a tutte le vittime della guerra. Attiva nel campo dei diritti umani, si e' battuta per il loro rispetto in Cina, Vietnam e Siria, e per l'abolizione della pena di morte. Dal 1982 si occupa di questioni riguardanti il Medio Oriente ed in modo specifico del conflitto Palestina-Israele. Dal 1988 ha contribuito alla ricostruzione di relazioni e networks tra pacifisti israeliani e palestinesi. In particolare con associazioni di donne israeliane e palestinesi e dei paesi del bacino del Mediterraneo (ex Yugoslavia, Albania, Algeria, Marocco, Tunisia). Nel dicembre 1995 ha ricevuto il Premio per la pace dalle Donne per la pace e dalle Donne in nero israeliane. Attiva nel movimento per la pace e la nonviolenza e' stata portavoce dell'Associazione per la pace. E' tra le fondatrici delle Donne in nero italiane e delle rete internazionale di Donne contro la guerra. Attualmente e' deputata al Parlamento Europeo... In Italia continua la sua opera assieme alle Donne in nero e all'Associazione per la pace". Opere di Luisa Morgantini: Oltre la danza macabra, Nutrimenti, Roma 2004]
 
Torture
- Inserito il 15 gennaio 2006 alle 18:17:43 da Ignacio Ramonet. | 1 Pagina
da "Le Monde Diplomatique" «Noi non torturiamo», ha affermato George W. Bush. Era il 7 novembre scorso a Panama, ultima tappa di un viaggio di cinque giorni in America latina: una regione a lungo martirizzata da regimi dittatoriali sostenuti da Washington, che hanno praticato massicciamente le «sparizioni» dei sospettati e la tortura. Il presidente degli Stati uniti rispondeva alle incriminazioni formulate dal quotidiano Washington Post (1) contro i servizi di intelligence americani, accusati di rapimenti clandestini e torture praticate fuori dai confini degli Stati uniti, in prigioni segrete denominate «siti neri».
 
L’anatema del globalista contro il Venezuela e il nuovo corso in America Latina
- Inserito il 15 maggio 2006 alle 21:27:51 da Gennaro Carotenuto. | 1 Pagina
Corriere della Sera, lancio pesante in prima pagina di domenica 14 maggio e intero primo paginone di cultura per un pezzo intitolato “Da Castro a Chávez, l’Europa sedotta dai leader populisti”. L’articolo è firmato da Ian Buruma, un professore olandese specializzato nel Giappone, editorialista del New York Times, e paladino della globalizzazione.
 
LA CRISI STORICA DE BRASILE
- Inserito il 15 maggio 2006 alle 21:33:06 da Intervista a Stedile. | 1 Pagina
Juarez Guimarães ­ Vogliamo fare una analisi della crisi vissuta in Brasile nel 2005 e ch si prolunga nel 2006, a partire dalla prospettiva dei movimenti social. In questa prospettiva, che valore attribuisci e, allo stesso tempo, quali lmiti identifichi nella importante iniziativa assunta dai movimenti socialinel momento più drammatico della crisi,nel 2005, quella di scrivere la ettera al Popolo Brasiliano che, allo stesso tempo, difendeva il governo Luladi fronte alla campagna di destabilizzazione, ma faceva una serie di coniderazioni critiche sulle sue scelte. Come valuti questa esperienza ?
 
Storia e sfide del petrolio in Venezuela
- Inserito il 09 giugno 2006 alle 19:07:12 da Mailer Mattié. | 1 Pagina
Salvador de la Plaza considerava l'OPEP - Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio - uno strumento di sovranità dei Paesi proprietari di petrolio del terzo mondo; uno strumento per strappare il controllo delle compagnie petrolifere sull'offerta ed i prezzi del greggio a livello mondiale. Una conquista sul piano economico internazionale che avrebbe potuto offrire ai Paesi membri la possibilità reale di garantire il benessere ai propri cittadini. Il Venezuela ha attualmente la grande opportunità storica, di creare strumenti, politiche e istituzioni capaci di costruire la transizione verso una società post-petrolifera reale. Salvador de la Plaza (1896-1970) Storia e sfide del petrolio in Venezuela Uno SPECIALE per Selvas.org Mailer Mattié Traduzione di Arianna Ghetti, revisione Ilaria Maccaroni dei Traduttori per la Pace. -------------------------------- >> Original En Español Salvador de la Plaza (1896-1970) Historia y retos del petróleo en Venezuela
 
Direttiva Bolkestein : se credete che ci basti…
- Inserito il 09 giugno 2006 alle 19:18:59 da Bersani / Lacantore. | 1 Pagina
Di Marco Bersani e Francesco Locantore (Attac Italia) Lo scorso 29 maggio, alla riunione di Bruxelles del Consiglio Europeo per la Competitività, i 25 governi europei hanno trovato un accordo sulla direttiva Bolkestein, approvando il testo redatto dalla Commissione Europea, a seguito delle modifiche introdotte dopo il voto del 16 febbraio scorso in Parlamento europeo. E' il cosiddetto "compromesso "Ghebardt", che, pur modificando alcuni aspetti della direttiva, ne lascia immutato l'impianto liberista e i pericoli per gli attacchi ai diritti sociali e del lavoro.
 
Meglio perdere la faccia che la Cina
- Inserito il 09 giugno 2006 alle 19:26:05 da Angela Pascucci. | 1 Pagina
Lunghe file si sono formate ieri (18 maggio) già dall'alba davanti a numerose banche di Hong Kong. Migliaia di persone, in gran parte anziani, hanno atteso per ore di ritirare il modulo di prenotazione che consentirà loro, forse, di avere le azioni che Bank of China porrà in vendita dal 1° giugno nella sua prima storica offerta pubblica. La seconda banca di Cina vuole rastrellare almeno 11 miliardi di dollari in un'operazione tra le più rilevanti degli ultimi sei anni nel mercato globale.
 
ATTAC ITALIA: GRANELLO DI SABBIA (n°155)
- Inserito il 23 giugno 2006 alle 14:19:18 da webmaster. | 7 Pagine
Bollettino elettronico quindicinale di ATTAC Venerdì 23 giugno 2006 ______________________________ Indice degli argomenti 1) E' tempo di Tobin Tax! Di Marco Bersani e Andrea Baranes (Attac Italia) Con 178.000 firme raccolte in una straordinaria mobilitazione di movimento, che ha visto convergere decine di reti associative, organizzazioni e comitati territoriali, la legge d'iniziativa popolare promossa da Attac Italia è approdata in Parlamento nel luglio 2002. Attorno alla proposta, che delineava la necessità di istituire in Italia e in Europa la tassazione delle transazioni valutarie, si è raccolto a sostegno un gruppo di più di 100 parlamentari della precedente legislatura. 2) Outsourcing e offshore: il futuro dell’economia nelle esternalizzazioni? Di Giuliana Ventricelli Si tratta di una strategia nata negli Usa già da qualche anno, abbondantemente esportata in Europa e naturalmente in Italia: con l’outsourcing, è possibile lo snellimento delle strutture organizzative, una loro maggiore flessibilità e adattamento ai mercati, attraverso la cessione all’esterno di attività precedentemente svolte internamente all’azienda. 3) Alimentazione: riserve mondiali al limite Di Stephen Leahy (IPS) Il mondo consuma più alimenti di quanto gli agricoltori producano, fenomeno che ha portato le riserve internazionali di grano al livello più basso negli ultimi 30 anni. 4) Poveri di serie A Di Thomas Rabeil, consulente sull'ambiente per l'Unesco I Paesi africani selezionati dall'Unione Europea per ricevere assistenza economica non sono necessariamente quelli che ne hanno più bisogno ma quelli che hanno risorse sfruttabili 5) Report da Cassibile Di Alfonso e Marino (Rete Antirazzista Siciliana) Che fanno le organizzazioni sindacali e l'Ispettorato del lavoro? Certo la legge può essere aggirata, dato che l'assunzione è obbligatoria dopo 3 giorni di lavoro, e non è facile dimostrare la continuità quando c'è tanto ricambio di "braccia fresche" ed è grande la ricattabilità di chi è sprovvisto del maledetto permesso di soggiorno, ma ha l'umano ed urgente bisogno di conquistare con tutti i mezzi il permesso di vivere e di mandare denaro ai propri familiari. 6) La geopolitica dell'oro e le riserve di divise Di Alfredo Jalife Rahme Il giornale “San Diego” del 10 maggio 2006 analizza la fuga dei possessori di banconote verdi verso l'oro - che ha già raggiunto i 730 dollari l'oncia - il bene rifugio di ogni tempo, già millenni prima che esistesse il monetarismo degradato: in linea con l'inflazione l'oro non raggiunge ancora il valore massimo di 873 dollari, che ha toccato per breve tempo nel gennaio 1980. Tuttavia, il suo recente slancio verso le alte vette, con un incremento del 40% da novembre a questa parte, ha sorpreso molti analisti (sic) di Wall Street, i quali da vari mesi speravano che la domanda diminuisse. 7) Perché il Doha Round sta fallendo? di Carin Smaller, Iatp (Institute for agriculture and trade policy) Il deterioramento dei negoziati nella Wto non deve sorprendere. Erano le stesse premesse del Doha Round - profondi tagli tariffari e regole del commercio agricolo che ignorano questioni fondamentali come la sicurezza alimentare e la sopravvivenza dei contadini del Sud - ad essere sbagliate.
 
No al rifinanziamento della guerra in Afghanistan: è così difficile ?
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:14:10 da Marco Bersani - Atta. | 1 Pagina
Gli elettori che alle ultime elezioni hanno scelto l'Ulivo erano motivati soprattutto dalla giusta esigenza di liberarsi di Berlusconi. Gli elettori che alle ultime elezioni hanno votato la sinistra radicale erano motivati anche da una speranza di fuoriuscita dalle politiche liberiste. E' a questi elettori che la sinistra radicale deve innanzitutto fare riferimento. La missione in Afghanistan non fa parte del programma dell'Unione. Vuol dire che su questo tema non c'è accordo. Vuol dire che non c'è alcun patto sottoscritto dalla sinistra radicale. Vuol dire che è un tema su cui si può aprire una battaglia politica. Senza timore di tradire alcunché.
 
Conclusioni del Tribunale sulle Multinazionali
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:18:59 da webmaster. | 1 Pagina
Il Tribunale Permanente dei Popoli sulle Multinazionali Europee, che si è tenuto dal 10 al 12 maggio a Vienna, Austria, ha concluso le sue deliberazioni, rilevando che le multinazionali europee attive in America Latina rappresentano delle minacce nei confronti dei servizi essenziali di base, del diritto alla terra, della sovranità e della sicurezza alimentare, dei diritti dei popoli indigeni, dei diritti ambientali e dei diritti politici e civili.
 
La guerra delle informazioni - Conquistare i cuori e le menti
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:22:32 da webmaster. | 1 Pagina
In un documento recentemente reso pubblico e diffuso dal National Security Archive, il Pentagono presenta la propria strategia per controllare l'informazione. In esso Internet viene presentato come un nemico contro il quale il Dipartimento della Difesa degli USA deve combattere. Intitolato "Information Operations Roadmap" (Carta stradale delle operazioni informative"), il documento, firmato da Donald Rumsfeld in data 30 ottobre 2003, esamina le diverse attività dell'Esercito relative al controllo dell'informazione. L'insieme di queste attività va dalla guerra elettronica all'intossicazione massiccia dei media, passando attraverso la "guerra a Internet", senza contare le operazioni psicologiche (Psyops).
 
Bangladesh, gamberi da esportazione: ma a che prezzo?
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:26:46 da Agenzia MISNA. | 1 Pagina
Il mensile dei Gesuiti "Popoli", sul suo numero di giugno-luglio, in un articolo di copertina a firma di Laura Santoro Ragaini, rivela aspetti quasi del tutto sconosciuti della coltura e del commercio internazionale di gamberi.Il problema ha origini lontane. Nessuno saprebbe dire quando i contadini dei distretti di Satkhira, Khulna, Bagerhat e Jessore - regioni sudoccidentali del Bangladesh - hanno cominciato ad arrotondare i loro miseri guadagni con la vendita di pesci, tra cui appunto i gamberi (bagda, quelli di acqua salata, golda, d'acqua dolce).
 
AFGHANISTAN. GINO STRADA: LA MENZOGNA DEL MINISTRO
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:29:28 da GINO STRADA. | 1 Pagina
[Dal sito www.peacereporter.net riprendiamo il seguente intervento del primo luglio 2006. Gino Strada, medico chirurgo impegnato in aree di guerra, fondatore dell'associazione umanitaria "Emergency", e' una delle voci piu' nitide e influenti del movimento pacifista italiano; tra le sue pubblicazioni: Pappagalli verdi, Feltrinelli, Milano; Buskashi', Feltrinelli, Milano] Questa mattina ho visto due blindati italiani passare davanti all'ospedale di Emergency, nel pieno centro di Kabul. I militari spuntavano dalla torretta, ruotando la mitragliera da destra e sinistra, lentamente, a "coprire" entrambi i lati della strada. Mi sono chiesto che penseranno i cittadini di Kabul della loro citta' attraversata da carri armati stranieri.
 
UNA BIZZARRA AMNESIA
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:31:38 da GIOBBE SANTABARBARA. | 1 Pagina
Di colpo sembra che tutti i ministri, tutti i segretari di partito, tutti i direttori di giornali e di televisioni, e tutti i parlamentari (con eccezioni che si contano sulle dita delle mani) si siano dimenticati dell'esistenza della Costituzione della Repubblica Italiana. Fino a due sole settimane fa si sbracciavano tutti: "Costituzione, Costituzione"; persini i fascisti e i razzisti ululavano che nessuno avrebbe toccato la prima parte della Costituzione e quindi a fortiori i primi dodici articoli, i principi fondamentali che costituiscono i valori supremi in forza di cui esiste la repubblica italiana e violando i quali torniamo ad essere quell'espressione geografica di metternichiana memoria (e certo anche ancora una letteratura che settecento anni fa ha fatto furore) e - per dirla col Manzoni - un volgo disperso che nome non ha.
 
EMERGENCY: RIPUDIARE LA GUERRA O LA COSTITUZIONE?
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:34:07 da webmaster. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 luglio 2006 riprendiamo il seguente intervento dell'associazione umanitaria Emergency] Ripudiare la guerra o la Costituzione? Il governo italiano rifinanzia la missione militare in Afghanistan. Il governo italiano decide cosi' di accettare la guerra "come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
 
"E LE BOMBE ESPLODONO IN ARIA"
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:36:06 da CINDY SHEEHAN. | 1 Pagina
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59@libero.it) per averci messo a disposizione nella sua traduzione il seguente intervento di Cindy Sheehan. Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey nella guerra in Iraq; per tutto il mese di agosto e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in cui George Bush stava trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli per chiedergli conto della morte di suo figlio; intorno alla sua figura e alla sua testimonianza si e' risvegliato negli Stati Uniti un ampio movimento contro la guerra; e' stato recentemente pubblicato il suo libro Not One More Mother's Child (Non un altro figlio di madre), disponibile nel sito www.koabooks.com]
 
NO ALL'INVIO DELLE TRUPPE IN AFGHANISTAN
- Inserito il 09 luglio 2006 alle 13:38:12 da F.U.C.I.. | 1 Pagina
FEDERAZIONE UNIVERSITARIA CATTOLICA ITALIANA: (UN APPELLO DEL 6 NOVEMBRE 2001) [Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey@libero.it) per averci fatto pervenire il seguente appello diffuso nel novembre 2001 dalla presidenza nazionale della Federazione universitaria cattolica italiana (n sigla: Fuci) sull'intervento militare dell'Italia nella guerra in Afghanistan]
 
INTERVISTA a IMMANUEL WALLERSTEIN
- Inserito il 16 settembre 2006 alle 13:10:18 da BENEDETTO VECCHI. | 1 Pagina
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 10 settembre 2006. Benedetto Vecchi e' redattore delle pagine culturali del quotidiano "Il manifesto"; nel 2003 ha pubblicato per Laterza una Intervista sull'identita' a Zygmunt Bauman. Immanuel Wallerstein, economista, docente alla State University di New York, dirige il Fernand Braudel Center; fondamentale il suo contributo nell'elaborazione dell'approccio analitico dell'economia-mondo; una non piu' recente scheda del quotidiano "Il manifesto" cosi' lo presenta: "Autore prolifico, Immanuel Wallerstein ha iniziato ad occuparsi di storia africana. Della sua attivita' di studioso dell'Africa testimoniano i saggi di apertura del volume Alla scoperta del sistema mondo (manifestolibri). Sicuramente la sua opera piu' nota e' Il sistema mondiale dell'economia oderna (tre volumi, Il Mulino), un testo fondamentale per comprendere il suo pensiero. Nato nel 1930 a New York, occupa la cattedra di sociologia alla State University of New York ed e' diventato direttore del Fernand Braudel Center nel 1977, centro di studi che ha raccolto attorno a se' una nutrita schiera di economisti, sociologhi, antropologi e storici. In quegli anni inizia un lungo sodalizio intellettuale con Giovanni Arrighi e Terence Hopkins (con quest'ultimo ha lavorato fino alla sua morte), e' a loro firma il volume Antisystemic mouvement (manifestolibri). Da segnalare inoltre Razza nazione classe (scritto con Etienne Balibar, Edizioni Associate), il Capitalismo storico (Einaudi), La scienza sociale: come sbarazzarsene (Il Saggiatore), e Dopo il liberalismo (Jaca Book). Da ricordare infine l'opera di raccolta e pubblicazione dei suoi ultimi libri da parte delle edizioni Asterios (L'era della transizione, Capitalismo storico e civilta' capitalistica, Geopolitica e geocultura, Liberalismo e democrazia, e Navigando nella transizione)"] Immanuel Wallerstein non ha certo bisogno di molte presentazioni. Docente a Yale, e uno studioso che fa dell'interdisciplinarieta' il suo marchio, ha nella sua quarantennale attivita' messo a punto la teoria del sistema-mondo in numerosi libri, dal trittico sulla formazione dell'economia mondiale pubblicato in Italia dal Mulino ai saggi sul capitalismo storico (Alla scoperta del sistema-mondo e' edito da Manifestolibri, 2003). Non tutti sanno che Wallerstein, animatore del Fernand Braudel Centre assieme a Giovanni Arrighi, ha iniziato la sua attivita' di studioso come storico dell'Africa. Esperienza che lo ha aiutato, successivamente, a guardare all'economia dal punto di vista delle interdipendenze tra le singole realta' nazionali. Parlare con lui dell'11 settembre costringe appunto ad assumere una prospettiva mondiale. E sull'attacco alle Torri Gemelle ha sempre avuto una posizione fuori dal mainstream. In alcuni saggi ha infatti affermato che il crollo del World Trade Centre non ha cambiato il corso della storia. Ed e' da questa affermazione che ha avvio l'intervista.
 
AFGHANISTAN: UN ANNO DOPO
- Inserito il 25 settembre 2006 alle 11:05:30 da ENRICO PIOVESANA. | 2 Pagine
[Da www.peacereporter.net riprendiamo il seguente articolo del 19 settembre 2006 di Enrico Piovesana, "Afghanistan, un anno dopo le elezioni. La guerra e' ricominciata, peggio che nel 2001. 'E durera' anni', ammette il comandante di Isaf"]
 
Europa, ¿primer mundo?
- Inserito il 27 settembre 2006 alle 19:43:00 da Frei Betto. | 1 Pagina
Frei Betto religioso dominico ¿Europa Occidental ya alcanzó el techo de su bienestar? ¿Cuál es el futuro de un viejo continente que ya no produce ciencia y tecnología y transfiere sus industrias a países pobres en que la mano de obra es más barata? La impresión es que Europa se estancó. Que sólo se preocupa por preservar su confort. Que perdió la ilusión de la utopía, el vigor intelectual, la densidad de la fe. ¿Qué se hizo de los valores cristianos en esa sociedad que exalta la competitividad por encima de la solidaridad, y que invierte millones en biogenética y cosméticos, indiferente al sufrimiento de cuatro mil millones de seres humanos que, según la ONU , viven por debajo de la línea de la pobreza?
 
Via dall'Afghanistan
- Inserito il 09 ottobre 2006 alle 22:32:47 da Enrico Piovesana. | 1 Pagina
Tutte le ragioni per cui l'Italia dovrebbe ritirarsi dalla guerra afgana Il governo sostiene che la missione militare in Afghanistan a cui l'Italia partecipa - ISAF - non è una missione unilaterale 'di guerra' come 'Enduring Freedom', bensì una missione multilaterale ONU 'di pace' dalla quale non possiamo uscire per non venire meno ai nostri impegni internazionali. Ma non dice che la natura della missione ISAF è completamente cambiata, poiché si è 'fusa' con Enduring Freedom diventando anch'essa una missione di guerra contro i talebani.
 
Brasile: due possibili letture di un insuccesso imprevisto
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 13:49:22 da Raùl Zibechi. | 1 Pagina
Qualunque presidente si ripresenti per la rielezione può annoverare a proprio favore il controllo dell'apparato statale, e questo gli dà un enorme vantaggio rispetto agli altri candidati, tanto che la maggior parte dei presidenti che opta per la rielezione di solito riporta un trionfo.
 
La morte come affare
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 13:55:49 da Agencias/inSurGente. | 1 Pagina
35.000 persone al mondo muoiono ogni giorno perché l'industria farmaceutica dice che soffrono di "malattie non redditizie"
 
Il terrorismo in politica estera produce quello interno
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 14:04:43 da Oscar Reyes. | 1 Pagina
Se vogliamo fare seriamente nella risposta al terrorismo, allora dobbiamo lasciarci guidare dalla comprensione della politica e del potere. Per oltre un secolo, il terrorismo è stato per lo più la reazione ad occupazioni militari da parte di potenze straniere; è stato attuato in nome dei (o piuttosto dai) poveri in contesti in cui i responsabili non vedono alcun canale legittimo per avanzare le proprie richieste politiche. La religione a volte è stata usata per legittimare questi atti, ma ne è stata raramente la causa.
 
Nord Iraq, il paradiso (quasi) perduto
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 14:07:51 da Carlo M. Miele. | 1 Pagina
La spirale di violenze colpisce anche il nord iracheno, considerato finora area "pacificata". Lo scontro per il controllo delle risorse petrolifere di Kirkuk e Mosul è ufficialmente aperto
 
IL NOBEL PER LA PACE A MUHAMMAD YUNUS E ALLA
- Inserito il 20 ottobre 2006 alle 14:23:34 da MARINA FORTI. | 1 Pagina
Un economista del Bangladesh e la banca da lui fondata sono i vincitori ex aequo del premio Nobel per la pace 2006. L'economista e' Mohammad Yunus e la banca e' la Grameen Bank, fondata nel '77. La sua particolarita' e' che fa il contrario delle banche "normali": presta piccole somme a persone nullatenenti e prive di garanzie. E' il sistema del "microcredito", ormai consolidato ma allora assolutamente nuovo e per nulla ortodosso. Eppure l'impresa e' riuscita, anzi e' stata copiata in po' in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all'Uganda.
 
GIORGIO NEBBIA: BUSH E LO SPAZIO
- Inserito il 01 novembre 2006 alle 15:37:52 da GIORGIO NEBBIA. | 1 Pagina
La grande malattia dell'Occidente e' la paura, paura di essere toccati nella propria persona, nella propria casa, nel proprio paese, nei propri soldi, nella convinzione di essere sempre nel giusto anche quando si ha torto. Franklin Delano Roosevelt, nell'insediarsi alla Casa Bianca, nell'America del 1933, dilaniata dalla crisi economica, da ingiustizie e violenze, disse che "l'unica cosa di cui aver paura e' la paura stessa". La paura attanaglia alla gola i paesi opulenti che hanno paura, appunto, di essere minimamente scalfiti nei propri egoismi e brancolano nel buio cercando chi puo' toccarli, e siccome l'eventuale nemico non si vede, talvolta non esiste, essi spendono cifre folli per sistemi di protezione che non proteggono niente....
 
GRANELLO DI SABBIA: Il Notiziario di ATTAC Italia
- Inserito il 01 febbraio 2007 alle 16:53:22 da webmaster. | 1 Pagina
GRANELLO DI SABBIA (n°165) Bollettino elettronico quindicinale di ATTAC Venerdì 26 Gennaio 2006 __________________ Versione web: http://www.italia.attac.org/spip/granello.php3 Archivio: http://www.italia.attac.org/spip/rubrique.php3?id_rubrique=3 Per abbonarsi o cancellarsi : redazione@attac.org __________________ Indice degli argomenti Un primo risultato per la campagna sull'acqua : verso una moratoria sui processi di privatizzazione in corso ! del Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare per la Ripubblicizzazione dell'Acqua 1) WSF: il Sud del mondo rialza la testa Di Fabio Pipinato (Unimondo) L'idea del World Social Forum (WSF), che raccoglie non solo idealmente circa 100mila sognatori è nata in contrapposizione all'idea del World Economic Forum (WEF) che raccoglie, concretamente, circa 2.000 potenti della terra ogni anno a Davos – Svizzera 2) Le banche e il potere Di Nane Cantatore Quello di Prodi è, tra le altre cose, il governo delle banche; ma le banche sono del governo o si limitano a fare quello che vogliono, a seconda delle convenienze del momento? 3) Altre economie sono possibili! Organizzarsi per una economia di cooperazione e solidarietà Di Ethan Miller Le possibilità di costruire reti di scambio solidale e sostegno a livello locale, nazionale e finanche globale sono enormi, eppure scarsamente comprese. [...] Forse è più difficile per coloro che si trovano nel "ventre della bestia" immaginare che alternative al capitalismo sono possibili. Forse le pratiche di economia alternativa vengono in qualche modo occultate, rese più isolate negli Stati Uniti che in altre parti del mondo? Esistono davvero meno iniziative basate sulla solidarietà con cui mettersi in rete? 4) Integrazione regionale. Il Mercosur si riunisce già in parlamento. La creazione del Parlamento del Mercato Comune del Sud (Mercosur) ha ridato fiducia ai soci del blocco riguardo al processo d'integrazione regionale, ed è addirittura riuscita a scacciare l'idea che il rapporto tra i membri possa essere in crisi, così ha affermato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula Da Silva, inaugurando giovedì scorso a Brasilia la prima sessione parlamentare 5) Vivere a Vicenza Lettera di Thea Valentina Gardellin Gentile Sindaco Hullweck, Gentile Vice Sindaco, Gentili Signori e Signore del Consiglio Comunale che avete votato a favore della base,
 
"D'Alema, "populismo" e sinistra sudamericana"
- Inserito il 06 febbraio 2007 alle 20:05:11 da Tito Pulsinelli. | 2 Pagine
Sul quotidiano “Liberazione” del 3 gennaio, Angela Nocioni intervista il ministro D’Alema di ritorno dai tre Paesi sudamericani guidati da governi definiti di sinistra “light”. Lo interroga sulle ragioni dell’esclusione del Venezuela, Argentina e Bolivia, con governi che caratterizza come sinistra radicale. La Patria Grande, preoccupata per alcune valutazioni riguardanti il Venezuela –tra cui il ricorrente ricorso al clichet di « populismo »- intervista Tito Pulsinelli su certe affermazioni superficiali di D’Alema. LPG, intervista a Tito Pulsinelli, 06/01/2007 La Patria grande intervista Tito Pulsinelli Il ministro degli Esteri D’Alema è stato in visita ufficiale in Brasile, Cile e Perù, ricominciando a tessere la trama di una politica estera inchiodata all’unidirezionalità con Washington e Bruxelles, ridotta a pura promozione delle esportazioni. L’Italia era praticamente scomparsa dalla scena latinoamericana, a tutto vantaggio della banca spagnola che è diventata la numero uno in questa latitudine. Sul quotidiano “Liberazione” del 3 gennaio, Angela Nocioni intervista il ministro D’Alema di ritorno dai tre Paesi sudamericani guidati da governi definiti di sinistra “light”. Lo interroga sulle ragioni dell’esclusione del Venezuela, Argentina e Bolivia, con governi che caratterizza come sinistra radicale. Lapatriagrande.net, preoccupata per alcune valutazioni riguardanti il Venezuela –tra cui il ricorrente ricorso al clichet di « populismo »- intervista Tito Pulsinelli su certe affermazioni superficiali di D’Alema. LPG: Il ministro D’Alema manifesta ripetutamente la sua spiccata identificazione con Lula e il Brasile, ed arriva a suggerire che esisterebbe una contraddizione sensibile con Chavez e il Venezuela. Tito Pulsinelli (TP): Il massimo gerarca della Farnesina ignora che Lula è stato aspramente criticato dall’opposizione venezuelana perchè –in piena campagna elettorale- è andato a inaugurare il grandioso ponte binazionale sull’Orinoco, e questo è stato visto come un aperto e indebito sostegno alla rielezione di Chavez. Caracas e Brasilia agiscono in piena sintonia sullo scenario internazionale (vedi elezione al Consiglio di sicurezza dell’ONU), convergono sul potenziamento accelerato del blocco regionale nel Mercosur, e più in generale sull’integrazione latinoamericana. La costruzione del gasodotto trans-amazzonico che trasferirà il gas dalle coste venezuelane alla Terra del Fuoco, sta a indicare che esiste una concordanza di tipo strategico, che va ben oltre l’effimera durata dei vari governi. LPG: Sul nuovo corso sudamericano e sul rinnovatore vento del sud che ha ridato protagonismo alle sinistre, è evidente che D’Alema predilige il Brasile, Cile e Perù, e li contrappone ai governi di Caracas, Buenos Aires e La Paz, di cui non mette in discussione la legittimita democratica, ma il carattere “populista”. Che senso ha? TP: E’ l’ottica un pò strabica con cui si guarda al sub-continente dalla metropoli europea. Non c’è da stupirsi. Nel passato molto remoto dell’annessione della California, Arizona, Texas ecc agli Stati Uniti, uno come Engels scrisse che “finalmente sono state strappate agli indolenti messicani, i quali non sapevano che farsene”. E’ un problema di informazione, o di consiglieri poco aggiornati. Certo, è un pò fantasioso definire Alan Garcia come un “esponente storico della sinistra”, significa ignorare non solo la questione morale, ma anche che è stato rieletto con l’apporto determinante della destra liberista, dell’oligarchia reazionaria e dei settori urbani più razzisti. La morte di Pinochet nel suo letto ha reso evidente che in Cile esiste tuttora una « democrazia tutelata », frutto di un patto di transizione basato sull’impunità dei gorilla golpisti. L’esercito cileno continua a poter contare sul diritto al 10% dei proventi dell’esportazione del rame, a prescindere dai bilanci per la difesa stabiliti dai governi di turno. In nessun altro Paese del continente americano esiste un simile privilegio pretoriano. D’Alema elogia il mercato aperto cileno, la sua modernità cosmopolita, ma dimentica che il prezzo è stato pesantissimo, e che ha impoverito i settori popolari. Dimentica che il Cile è anche Mapuche. Infine, credo che il ministro si attiene alla tradizione burocratizzata: è sinistra quella contenuta nell’album di famiglia dell’Internazionale socialista. Lì c’era anche Azione Democratica (AD) e Carlos Andres Perez, quando nel 1989 impose a ferro e fuoco un “pacchetto del FMI”, con il costo di migliaia di morti ammazzati. E’ lì che affondano le radici del nuovo corso venezuelano. LPG: D’Alema dà alcune piste per interpretare quel che lui ritiene “populismo”. Su insistenza della giornalista Nocioni dice: “è che Lula ridistribuisce una ricchezza prodotta dal Brasile perché è consapevole che per redistribuire ricchezza bisogna crearla attraverso lo sviluppo economico. Ridistribuire la rendita petrolifera è invece meno lungimirante”. TP: Già siamo ai luoghi comuni folcloristici… Chavez sarebbe come un distributore automatico di banconote a chiunque ne faccia richiesta. Veramente, è stato il candidato presidenziale dell’opposizione a distribuire una carta di credito –denominata ”Mi negra”- con cui la gente poteva passare a incassare il 10% della rendita petrolifera all’indomani della sua elezione. Gli elettori hanno rifiutato questo demagogico “cash”, preferendo la ridistribuzione sociale sotto la forma di sistema sanitario nazionale, istruzione, sistema pensionistico e investimenti per lo sviluppo. Era il 35% del bilancio del 2006, supererà il 40% quest’anno.Ma che dovrebbe fare Chavez ? Distribuirlo alle banche o alle multinazionali? In Venezuela si sta producendo tecnologia per l’agricoltura, automobili, un polo petrochimico, computer, macchinari per la perforazione petrolifera ecc. Per la prima volta, non si importerà la tuberia per gli oleodotti. Questi progetti si fanno con patner che accettano la compartecipazione del 51% del Venezuela, il trasferimento tecnologico, brevetti e patenti al Paese. La porta non è stata chiusa a nessuno, ma se la Cina, l’Iran, la Russia e il Brasile accettano ed altri no, questo si deve ad altre ragioni, non certo alla chiusura del mercato. Quello venezuelano non è una porta-girevole come nel Grand Hotel della Borsa, ha le sue regole, come in Malasia. LPG: Ma che cosa si può rispondere ad una affermazione come “Lula redistribuisce ciò che si produce in Brasile”? TP: Anche il petrolio, il gas ed altre vitali materie prime si producono in Venezuela, non nella stratosfera. E per portarle fino al distributore di benzina non basta fare un buco per terra con un palo, come ai tempi dell’indio Mara nel lago di Maracaibo. Qui si estrae e si raffina, e PDVSA è una multinazionale energetica tra le prime dieci del mondo, la prima tra quelle statali. D’Alema non parla da ministro degli esteri ma come uomo politico metropolitano, però come tale ignora che in Venezuela non è mai esistita una borghesia nazionale capace di creare un maturo sviluppo industriale. In Brasile esiste, e si vede. LPG: Perchè? TP: Nel 1914, quando comincia il boum petrolifero, il Venezuela era un Paese quasi disabitato, agricolo, sottomesso al dittatore J.V. Gomez, collocato al potere dalle compagnie petrolifere, di cui fu un acerrimo difensore durante 28 anni. E’ bene ricordare che questa dittatura fu favorita dal blocco navale delle coste e dei porti, ad opera dell’Inghilterra e della Germania, cui più tardi si aggiunsero l’Italia, la Francia, Olanda, Belgio e Spagna, che esigevano il pagamento di un debito usuraio. I proprietari terrieri di quest’epoca non seppero gettare le basi di una rivoluzione industriale, e più tardi vissero il miraggio del colonialismo petrolifero, preferendo la subordinazione alle multinazionali e vivere all’ombra dello Stato. Ricevevano crediti senza dare a cambio nessun tipo di sviluppo reale. LPG: Stai parlando di un periodo lontano…Juan Vicente Gomez cadde nel 1935. Dopo la situazione non è cambiata? TP: Dal 1958 il petrolio ha generato un esiguo gettito fiscale al Paese, i benefici rimanevano alle multinazionali del nord, mentre lo Stato ha continuato a funzionare al servizio del 10% della popolazione. L’elite riceveva sovvenzione per sostiture le importazioni, ma li usava prevalentemente per i commerci e continuare ad importare. Tant’è vero che fino agli anni 60, l’emigrazione italiana era fiorente, e sviluppò la costruzione, la piccola e media industria dei manufatti metallurgici, i calzaturifici…I grande latifondi erano improduttivi, e si importava il 70% del fabbisogno alimentare. In Brasile i latifondisti producono per il mercato interno, preferibilmente per l’esportazione, ma producono. Qui no, sono distese recintate, con la speranza che nel sottosuolo si scopra qualche giacimento… Qui si è arrivato a chiudere gli istituti tecnici industriali, perchè bisognava importare, non riparare o fare manutenzione… D’Alema non ha idea di che che sia una colonizzazione petrolifera in pieno secolo XX, forse non è brutale come quella della monocoltura delle banane o del caffè. E’ un processo di espropriazione delle risorse, dell’identità culturale e nazionale, di tremenda efficacia. Riesce a pianificare l’economia in modo che i dollari del petrolio ritornino automaticamente all’origine…si importa quasi tutto, persino gli alimenti. Ci sono pochi imprenditori e troppi commercianti. Così era l’Iran fino alla caduta dello Sha, così è la Nigeria oggi. Credo che nessun governo può ribaltare una situazione simile in pochi anni, anche con i consigli interessati di “lungimiranti” uomini politici della metropoli industrializzata. Ieri indicavano come modello l’Argentina dollarizzata di Menem, oggi il neoliberismo militarizzato cileno. LPG: L’intervistatrice fa notare a D’Alema che sia Chavez che Lula hanno praticato la redistribuzione sociale, però in un caso è positiva nell’altro è criticabile. Il ministro arriva a stabilire un’altra differenza: “Lula si sforza di unire il Paese, Chavez governa anche attraverso la mobilitazione permanente dei suoi seguaci nei confronti dell'altra parte del Paese”. TP: D’Alema parla come uomo di parte sommariamente informato, ma sicuramente non come ministro. Non so come reagirebbe se un ministro venezuelano dicesse una cosa simile al Presidente italiano. Ad ogni modo, egli guarda ad un’altra realtà con la stessa lente di ingrandimento valida a casa sua. Egli suppone che qui ci sia un’opposizione leale, che accetta le regole del gioco e l’alternanza. No, non è così, non è vero che tutto il mondo è paese. In Italia ci sono televisioni da cui si fa apologia del colpo di Stato? Da cui si lanciano appelli all’insurrezione contro i poteri costituiti? Chavez fu fatto prigioniero, ma non poterono eliminarlo fisicamente nè políticamente, perchè la mobilitazione sociale lo impedì. I voti hanno espresso questo indirizzo politico, però quelli che D’Alema definisce i “poteri forti”, usano tutti i mezzi, leciti e no, per ribaltare la situazione. Senza la mobilitazione permanente, i voti –in questa parte del mondo- servono a poco. Per D’Alema è normale che una parte del Paese, per cambiare governo, ricorra all’importazione di centinaia di paramilitares colombiani? O a una serrata padronale mascherata da sciopero, in cui bloccano per due mesi gli ospedali, compreso il pronto socorso? E’ normale interrompere i rifornimenti alimentari per due mesi alle città? Obbligare i cittadini a cucinare con la legna perchè rifiutano di vendere le bombole di gas? Se i voti non si difendono con la mobilitazione, si ritornerebbe alla diserzione elettorale massiva. LPG: A parte queste ragioni, D’Alema non ha visitato Caracas per il problema con la parastatale italiana degli idrocarburi. Infatti dice: “L'ENI in Venezuela ha un contenzioso serio, importanti concessioni sono state di fatto espropriate dal governo”. Che ne pensi? TP: Il governo ha sovranamente aumentato le imposte fiscali sugli idrocarburi ed ha stabilito nuove norme. Queste sono state accettate dalla Repsol, da Petrobras, dalla compagnia in cui la famiglia Bush vanta un pacchetto azionario, dai cinesi, dagli argentini e dai norvegesi. L’ENI è una solitaria eccezione ed ha fatto le valige, altre compagnie hanno preso il suo posto. E’ una questione di costi, ma è del tutto improprio parlare di “”concessioni espropriate di fatto”. E’ poco diplomatico tacere sui grandi contratti delle aziende italiane nel settore ferroviario, e mettere in risalto –invece- i punti di frizione. LPG: Per concludere, D’Alema ha criticato Chavez per il suo discorso all’ONU, asserendo che “definire diavolo qualcuno, come ha fatto Chavez con Bush, sia una sciocchezza”, che metterebbe in cattiva luce il Venezuela. TP: E’ un’opinione personale del cittadino D’Alema che –invece- trova perfettamente normale quando Bush afferma che durante le colazioni –quando non si servono alcolici- Dio gli ha dato via libera per l’invasione dell’Iraq e dell’Afganistan. Sono affermazioni nocive per la credibilità di qualsiasi Paese. Non ricordo nessun commento nemmeno quando Clinton, nel discorso inaugurale della sua prima presidenza, disse con serietà: “Oggi celebriamo il mistero del rinnovamento americano, la nostra missione è senza tempo”. La loquacità diplomatica, o l’impertinenza del neoliberismo di sinistra–si sa- è asimmetrica, variabile secondo la gerarchia delle nazioni.
 
Il mondo oltre Vicenza
- Inserito il 23 febbraio 2007 alle 17:38:16 da Alberto Roccatano. | 1 Pagina
Il mondo oltre Vicenza Se la pianura padana, insieme ai contrafforti montuosi che la circondano e dove nei tempi antichi si infrangevano le onde del mare, potesse mostrare le strutture e le strade antiche che nasconde sotto la sua superficie, diverrebbero ben pallida cosa le città sotterranee della Cappadocia anatolica.
 
GOVERNARE VUOL DIRE ASCOLTARE LA GENTE
- Inserito il 27 febbraio 2007 alle 21:51:41 da DON LUIGI CIOTTI. | 1 Pagina
Ascoltare, ascoltare, ascoltare. Conoscere, conoscere, conoscere. Dialogare, dialogare, dialogare. Ascoltare il territorio, i cittadini, le popolazioni. Conoscere i problemi e i bisogni, sapendo che dietro di essi ci sono le persone. Dialogare, e se serve anche litigare, ma avendo presenti le necessita' di soluzioni e sapendo che di fronte stanno delle persone. Degli avversari anche, ma mai dei nemici, qualsiasi cosa accada e quale che sia la distanza tra le posizioni.
 
IO NON SERVO
- Inserito il 27 febbraio 2007 alle 21:56:37 da Carlo Oliviero. | 1 Pagina
Il signor Massimo D'Alema ha detto: "certa sinistra non serve al paese". Quella sinistra che "non si assume la responsabilità di risolvere i problemi pur di tenere buona la coscienza". Bene signor D'Alema, io faccio parte di quella sinistra, io non servo.
 
"La deriva militarista del Governo Prodi"
- Inserito il 27 febbraio 2007 alle 22:01:48 da ALEX ZANOTELLI. | 1 Pagina
"La deriva militarista del Governo Prodi" Alice intervista Padre Alex Zanotelli: “Sono preoccupatissimo per la militarizzazione del Governo Prodi, che spende ben quattro miliardi di euro per la ricerca militare”.
 
ATTAC ITALIA: GRANELLO DI SABBIA (n°167) - Quindicinale
- Inserito il 02 marzo 2007 alle 13:12:21 da webmaster. | 1 Pagina
Indice degli argomenti Indice degli argomenti ADERISCI AD ATTAC ITALIA NEL 2007 1) "Chapeau" Mister Baffino! di Marco Bersani Ovvero : come trasformare un conflitto "di sinistra" in una crisi voluta dalla destra con uno sbocco politico autoritario addebitandolo alla sinistra… 2) Camalli, a rischio della vita di Marco Preve Il caporalato, camuffato da lavoro interinale, è entrato anche nelle Compagnie dei lavoratori portuali, un tempo simbolo della difesa dei diritti degli operai. Ormai anche il sindacato - spesso seduto nei cda delle Compagnie e delle agenzie di lavoro in affitto - mette al primo posto la produttività. E intanto i lavoratori rischiano la vita ogni giorno. Qualcuno l'ha già persa, come Luca Vertullo 3) Il 2006 e la plutocrazia di Silvia Ribeiro (ricercatrice del Gruppo ETC. www.etcgroup.org ) Secondo la ditta di analisi di mercato Thomson Financial, il valore totale delle fusioni e degli acquisti di imprese, nel 2006, a livello globale ha toccato i 3,79 miliardi di dollari statunitensi, ovvero un aumento del 38% rispetto al 2005 per questo genere di operazioni. Per la società Dealogics il valore totale sarebbe addirittura superiore, e raggiungerebbe i 3,98 miliardi di dollari. 4) Se il mercato non ha notizie di Roberto Ceredi Secondo la ditta di analisi di mercato Thomson Financial, il valore totale delle fusioni e degli acquisti di imprese, nel 2006, a livello globale ha toccato i 3,79 miliardi di dollari statunitensi, ovvero un aumento del 38% rispetto al 2005 per questo genere di operazioni. Per la società Dealogics il valore totale sarebbe addirittura superiore, e raggiungerebbe i 3,98 miliardi di dollari. 5) Popolo Mapuche versus Benetton di Gianni Tarquini Gli impresari trevigiani avevano acquistato nel 1991, dalla Compañía de Tierras del Sud Argentino S.A., 900.000 ettari di terreno a cavallo tra cinque province patagoniche (un'area simile a un rettangolo di 300 chilometri di lunghezza e 30 di altezza, poco meno della regione Marche) al prezzo, in apparenza considerevole, di 50 milioni di dollari. L'acquisto li ha trasformati in grandi proprietari, il latifondo più consistente di tutta l'Argentina.
 
EQUADOR: DEBITO ESTERO, Intervista esclusiva al Ministro dell'Energia Acosta
- Inserito il 02 marzo 2007 alle 13:19:16 da Cristiano Morsolin. | 1 Pagina
DA WWW.SELVAS.ORG Speciale Ecuador: con il neo presidente Rafael Correa si avvia una proposta di cambiamento a partire da un processo di trasformazione radicale anche nei confronti del debito estero. Nell'intervista in esclusiva per Selvas.org Alberto Acosta, ministro dell'Energia ecuadoriano, parla delle relazioni con l'Italia e il Tribunale Internazionale di Arbitraggio del debito estero. Le reazioni all'intervista, da parte di importanti esponenti della società civile, confermano l'urgenza delle azioni positive da parte del nuovo governo dell'Ecuador. Parola di: Toussaint,Torres, Croce, Ortiz e Davila "Ora debito trasparente"
 
L'ANTIAMERICANISMO IMPOSSIBILE
- Inserito il 02 marzo 2007 alle 22:53:55 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Tra gli abbonati vitalizi alle fesserie, si pavoneggiano quelli che estraggono spavaldi dal taschino, come si trattasse di un asso pigliatutto, l’etichetta adesiva multiuso dell’ »antiamericanismo ». E te la appiccicano addosso come un’arma impropria. Come un minaccioso prologo di ogni discussione, su qualsiasi argomento, inerente quel Paese che confina a nord con il Canada e a sud con il Messico.
 
PERCHE' RITIRARSI DALL'AFGHANISTAN
- Inserito il 05 marzo 2007 alle 15:32:40 da TARIQ ALI. | 1 Pagina
E' l'anno sesto dell'occupazione Nato in Afghanistan sotto l'egida dell'Onu, una missione congiunta Usa-Europa. Il 26 febbraio alcuni attentatori suicidi talebani hanno cercato di assassinare Dick Cheney, in visita alla base aerea di Bagram considerata "sicura" (l'ex base aerea sovietica, considerata altrettanto sicura durante un precedente conflitto). Nell'attacco sono morti due soldati americani e un mercenario ("contractor"), nonche' altre venti persone che lavoravano nella base.
 
L'ITALIA NON DIMENTICHI IL "PLAN CONDOR"
- Inserito il 05 marzo 2007 alle 15:37:09 da A.PEREZ ESQUIVEL. | 1 Pagina
Caro Prodi, hai dimenticato i metodi infami del "Plan Condor"? Un detto popolare dice: "Dimmi con chi vai e ti diro' chi sei". E' un detto che potrebbe applicarsi alle relazioni internazionali del governo italiano di Prodi, quando autorizza l'ampliamento della base militare degli Stati Uniti a Vicenza.
 
II ENCUENTRO LATINOAMERICANO DE ECONOMIA SOLIDARIA Y COMERCIO JUSTO
- Inserito il 12 marzo 2007 alle 10:57:03 da Mensajero ECUVIVES. | 1 Pagina
La Habana, 20-23 febrero 2007 Declaración de La Habana Los y las participantes del II Encuentro Latinoamericano de Economía Solidaria y Comercio Justo, reunidos en La Habana, Cuba, del 20 al 23 de febrero del 2007, provenientes de 21 países latinoamericanos y caribeños, así como de otros países invitados, luego de un intenso diálogo e intercambio de experiencias entre diversas redes y movimientos latinoamericanos y caribeños que trabajamos orientados por el enfoque de economía solidaria, nos dirigimos a los gobiernos de la región y a la opinión pública en general para expresar lo siguiente:
 
DONNE IN AFGHANISTAN
- Inserito il 12 marzo 2007 alle 11:03:28 da CECILIA STRADA. | 1 Pagina
[Dal sito www.peacereporter.net riprendiamo il seguente articolo dell'8 marzo 2007. Cecilia Strada, figlia di Gino Strada, impegnata in Emergency, e' giornalista e documentarista] Dal 2001 a oggi, qualcosa e' cambiato per la popolazione femminile in Afghanistan. Diverse donne sono state elette all'Assemblea nazionale (tutte pero', e' bene ricordarlo, grazie alle "quote rosa" e non perche' siano state realmente premiate dal voto degli elettori), nelle citta' in molte hanno potuto ricominciare a lavorare fuori casa, a studiare, a frequentare gli spazi pubblici.
 
I SEM TERRA SU ETANOLO, SOVRANITA' ALIMENTARE, AMBIENTE
- Inserito il 12 marzo 2007 alle 11:14:43 da Secretaria do MST. | 1 Pagina
8 marzo: Proteste di MST e Via Campesina. Occupazione della Cevasa Ci sono state manifestazioni contro il presidente Bush, in visita in Brasile in vari stati del paese, Centinaia di donne di Via Campesina hanno invaso la maggiore industria di alcool del paese, la Cevasa, a Patrocínio Paulista (SP), controllata dalla americana Cargill Agrícola. Occupazioni e proteste ci sono state anche a Rio, nel Minas, nel Ceará e nel Pernambuco. L¹invasione della Cevasa è stata una forma di protesta contro un accordo di collaborazione che Busch vuole firmare con il Brasile per produrre etanolo. Questo accordo, dice Dom Thomas Balduino, favorirà solo le transnazionali e le aligarchie e distruggerà ancora di più l¹ambiente.
 
Intervista a Chomsky sull'Iraq
- Inserito il 12 marzo 2007 alle 11:34:50 da Michael Albert. | 1 Pagina
Intervista a Chomsky sull'Iraq Iraq:ieri, oggi e domani Intervista di Michael Albert a Noam Chomsky Noam Chomsky e Michael Albert La scommessa in Iraq è anch'essa considerevole, ma non è chiaro per nulla se supera quella in Indocina. Ed è di gran lunga differente nelle sue caratteristiche. A dispetto di un po' di retorica gonfiata da Eisenhower ed altri, le risorse vietnamite erano di scarso interesse, mentre in Iraq sono un aspetto determinante. Gli USA potevano perseguire i loro maggiori obiettivi militari in Vietnam semplicemente distruggendolo; il che non vale in Iraq, che deve essere controllato e non distrutto. E mentre si parlava dell'effetto virus per il Vietnam non si è mai fatta questa considerazione per l'Iraq.
 
IL TOUR LATINOAMERICANO DI BUSH
- Inserito il 26 marzo 2007 alle 13:15:32 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Il tour latinoamericano di Bush era stato preceduto da una intensa campagna pubblicitaria in cui i “creativi” hanno attirato l’attenzione, toccando tasti davvero insoliti: la lotta di Bush contro la povertà, e quella che avrebbe sempre accomunato Giorgio Washington e Simone Bolivar. Troppo bello per esser vero, troppo contrastante con la cruda realtà di un Presidente che –guerra al terrorismo a parte- ha poco da offrire: 64 milioni di dollari e una scuola per infermieri da aprirsi in Belize, per le esigenze mediche dell’emisfero.
 
ABBIAMO PERSO LA MEMORIA DELLA SOLIDARIETA'
- Inserito il 26 marzo 2007 alle 13:35:02 da Eduardo Galeano. | 1 Pagina
Intrevista a Eduardo Galeano, historiador y escritor uruguayo "Hemos perdido la memoria de la solidaridad" Martín Garrido Revista Teína El autor de Las venas abiertas de América Latina habla en esta entrevista del manicomio en que, sus dueños, están transformando el mundo. Propone una historia ficticia de la colonización de América para entender el rechazo actual de la inmigración. Advierte del hastío político y de la incredulidad de las juventudes latinoamericanas. Y afirma que en Medio Oriente se está jugando el destino del mundo. Hay muchas formas de mirar la historia. Por lo tanto, hay muchas maneras de ser historiador. La de Eduardo Galeano es, sin duda, crítica. O sea, que muchas de sus investigaciones sobre el pasado difieren, a veces radicalmente, de las versiones oficiales que se dictan en general en las escuelas. Ahí está Las venas abiertas de América Latina, su obra célebre -aunque no la única-, que allá por los 70 revolucionó la forma de concebir el atraso de la región que se extiende al sur de los Estados Unidos. Con este libro, Galeano demostró cómo el subdesarrollo latinoamericano se forjó a merced del enriquecimiento de las potencias coloniales, incluyendo a España. Y no lo hizo hace dos años y de manera superficial, sino hace tres décadas y media y con vastos fundamentos. Quien quiera conocer otra mirada del mal llamado descubrimiento de América y de los cinco ruinosos siglos posteriores, sólo debe acudir a la biblioteca. En la entrevista con Teína, Galeano habla sobre la emigración del mundo pobre hacia el rico.
 
A CHI SERVONO I BIOCARBURANTI ?
- Inserito il 01 aprile 2007 alle 15:39:30 da Jutta Kill. | 1 Pagina
(da Red Pepper) scelto e tradotto per Megachip da Fabrizio Bottini I biocombustibili sono la moda del mese per costruttori di automobili e politici che vogliono farsi vedere ambientalisti senza affrontare direttamente il problema delle emissioni da trasporti in costante ascesa. Le bio-chiacchiere hanno preso molto piede nell'Unione Europea. Il 10 gennaio, la Commissione ha presentato il nuovo piano sull'energia e i biocarburanti. E sono brutte notizie per tutti.
 
L' INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL GENOCIDIO
- Inserito il 10 aprile 2007 alle 15:59:50 da FIDEL CASTRO RUIZ. | 1 Pagina
RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE FIDEL CASTRO: L’internazionalizzazione del genocidio La riunione di Camp David si è appena conclusa. Abbiamo ascoltato tutti con interesse la conferenza stampa dei Presidenti degli Stati Uniti e del Brasile, così come le notizie sulla riunione e le opinioni espresse. Bush, di fronte alle domande dell’ospite brasiliano sui dazi doganali ed i sussidi che proteggono e sostengono la produzione nordamericana di etanolo, non ha fatto la minima concessione. Il presidente Lula ha attribuito a questo fattore l’impennata del prezzo del mais, che secondo quanto ha detto è aumentato di più dell’85%.
 
Dall'ALCA all'ALCOOL
- Inserito il 18 aprile 2007 alle 23:01:39 da FREI BETTO. | 1 Pagina
Dall'ALCA all'alcool Frei Betto 23 marzo, Pistoia Parlerò dei motivi del viaggio di Bush in Brasile. Sappiamo tutti che le automobili e la maggior parte delle macchine funzionano a benzina e il petrolio è un combustibile fossile, ogni volta che facciamo benzina, mettiamo nella macchina dinosauri liquidi. Lo scheletro di dinosauro, per divenire benzina, ha bisogno di 400.000 anni. Oggi la benzina sta scarseggiando e l'80% del petrolio che resta si trova in Medio Oriente in aree di conflitto. Visto che Bush viene da una famiglia di petrolieri conosce bene la questione.
 
CHAVEZ SAMUDIO: “Ciò che accadrà in Iran, segnerà gli eventi futuri”
- Inserito il 26 aprile 2007 alle 15:51:58 da SERGIO FERRARI-SELVA. | 1 Pagina
“Per un nuovo equilibrio di forze a livello internazionale” Rodrigo Chaves Samudio, medico chirurgo riconvertito alla “chirurgia sociale” - come lui stesso spiega, militante politico fin dalla gioventù, si è integrato da subito nel processo di cambiamento promosso da Hugo Chávez. Tra il 2002 e il 2004, ha coordinato i Comitati Bolivariani. In seguito, ha svolto incarichi di responsabilità nell'ufficio presidenziale, da dove è partito, più tardi, in qualità di ambasciatore della Repubblica Bolivariana venezuelana in Italia. Agli inizi di quest'anno è stato eletto vice ministro degli affari esteri con delega per l'Europa, e collabora nella definizione e implementazione della nuova concezione di politica estera promossa da Caracas. “Tutti i rapporti internazionali devono basarsi sul rispetto politico reciproco”, enfatizza all'inizio di questa intervista esclusiva. Intervista con il vice ministro degli Affari Esteri venezuelano Rodrigo Chaves Samudio La svizzera e la partecipazione cittadina Chiediamo al vice ministro Chaves quale sia il principale motivo della sua visita in Svizzera nell'ultima settimana di marzo. La risposta non si lascia attendere: “Il Venezuela promuove una prospettiva pluripolare dei propri rapporti internazionali. In questo ambito, è importante approfondire nuovi legami. Per quanto riguarda la Svizzera, vediamo nella sua costituzione e nei suoi meccanismi di partecipazione diretta del popolo un modello di riferimento molto interessante, sia per la consapevolezza che per lo scambio di esperienze. Ed è fondamentalmente questo l'aspetto che stiamo analizzando qui. In Svizzera è in corso un processo avanzato di partecipazione popolare e decisioni prese dal popolo stesso che affonda le radici negli stessi tratti elvetici. Noi stiamo facendo numerosi progressi nella dinamica partecipativa, ma fare affidamento su modelli di riferimento di successo, che convalidino suddetta dinamica, è sempre importante. Abbiamo persino analizzato la costituzione svizzera, dove troviamo elementi molto interessanti, come ad esempio il preambolo, che dichiara che il benessere di questo paese si misurerà nella qualità della vita della gente che ha meno opportunità. Quando una società riconosce questi livelli di solidarietà, esprime valori importanti dal punto di vista umano, indipendentemente si tratti di un paese capitalista. Valori sociali importanti da scoprire e di cui discutere...” (Sergio Ferrari)
 
Wolfowitz, il falco impallinato
- Inserito il 26 aprile 2007 alle 19:04:31 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Banca Mondiale: dietro lo “scandalo rosa” batte un cuore finanziario :: Wolfowitz, il falco impallinato. Di Tito Pulsinelli * (www.selvas.org)
 
URGENCIA DE UNA NUEVA MORALIDAD
- Inserito il 26 aprile 2007 alle 19:13:57 da Leonardo Boff. | 1 Pagina
URGENCIA DE UNA NUEVA MORALIDAD Leonardo Boff Los informes sombríos sobre el estado de la Tierra y sobre el futuro desalentador de la especie humana nos sugieren la urgencia de una nueva moralidad. Más y más nos damos cuenta de que esta situación dramática se vincula a la forma insensata y hasta inmoral con la que nos relacionamos con la naturaleza, depredándola sin remordimiento a través de un modo de producción que hace del lucro su única ley y religión. Solamente ahora, cuando la alarma ecológica ha llegado a las páginas de la economía, empiezan los gobiernos y las grandes instituciones internacionales a tomarla en serio. La crisis no viene: ya estamos dentro de ella, y alcanza a millones de personas.
 
UN PATTO PER IL CLIMA / A PACT FOR CLIMATE
- Inserito il 19 maggio 2007 alle 10:13:29 da redazione-IT. | 2 Pagine
UN PATTO PER IL CLIMA 3 Maggio 2007 APPELLO Per la riconversione ecologica dell’economia e della societa’
 
SUL DISCUSSO DOCUMENTARIO DELLA BBC CHE TRATTA IL PROBLEMA DEI PRETI PEDOFILI
- Inserito il 01 giugno 2007 alle 10:18:19 da Don Vitaliano Vita. | 1 Pagina
Preti & pedofilia "Ai bambini appartiene il Regno dei cieli" è la parola di Gesù che propone proprio i bambini come modelli di vita per ogni cristiano: "se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli". Quanto siamo lontani da queste parole e dal rispetto verso i bambini che queste parole presuppongono: bambini resi schiavi, sfruttati, non rispettati nei loro diritti, bambini fatti oggetto di attenzioni e di violenze sessuali da parte di adulti. E' la cronaca di sempre!
 
UNA RATISBONA TROPICALE: Sul "negazionismo" del Vaticano in AMERICA LATINA
- Inserito il 01 giugno 2007 alle 10:27:30 da Ettore Masina. | 1 Pagina
ETTORE MASINA: "Una Ratisbona tropicale"; il negazionismo del Vaticano Una Ratisbona tropicale, di Ettore Masina 1 Mentre l'università di Teramo rifiutava di accogliere Robert Faurisson, lo storico che sostiene che la Shoah non è mai esistita, l'ombra del nega-zionismo sfiorava il Vaticano. Arrivando nel "continente più cattolico del mondo", papa Ratzinger ha detto che "il Brasile è nato cristiano"; e, rivolgendosi ai vescovi, dunque ai detentori della tradizione, ha addirittura sostenuto che "in effetti, l'annuncio di Gesù e del suo Vangelo non comportò, in nessun momento, un'alienazione delle culture precolombiane, né fu un'imposizione di una cultura straniera". Ora la storia del Brasile e di tutti i paesi del continente (che molto a ragione il vescovo anglicano Sebastiâo Gameleira chiama afrolatindio ) è storia che nasce da due immensi genocidi: quello degli indios e quello degli schiavi negri. E questi due genocidi furono compiuti da cattolici, portoghesi e castigliani, i quali piantarono croci su tutte le spiagge su cui sbarcarono e su tutte le vette che scalarono per cercarvi l'oro, ma anche sradicarono con teocratica violenza tutte le culture e le religioni che incontrarono.
 
Venezuela: il caso RCTV
- Inserito il 01 giugno 2007 alle 20:01:19 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
Venezuela: il caso RCTV Attilio Folliero, www.lapatriagrande.net Caracas, 27/05/2007 http://nuke.lapatriagrande.net Il caso della televisione venezuelana “RCTV” ha assunto dimensioni mondiali. Ovunque si sta parlando della “chiusura” della Televisione venezuelana “RCTV”. Il motivo per cui se ne parla é dovuto unicamente al fatto che c'é di mezzo il governo di Hugo Chavez. Ogni anno chiudono in tutto il mondo centinaia di televisioni perché le competenti autoritá locali decidono di revocare o non rinnovare la concessione dello spettro radioelettrico per poter trasmettere, evidentemente nell’interesse superiore della collettivitá o per motivi stabiliti dalle leggi locali.
 
I FALSARI della COMUNICAZIONE
- Inserito il 16 giugno 2007 alle 17:51:44 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Nelle ultime due settimane ho ricevuto varie lettere di amici spagnoli ed italiani, allarmati dall’informazione ad elevato contenuto tossico spacciata dalla megamacchina della comunicazione, dopo che il governo venezuelano non ha rinnovato la concessione della frequenza televisiva a RCTV. Sorprende che nei Paesi dove il mercato delle immagini è relativamente diversificato ed è attivo un importante settore pubblico, si siano levate grida di condanna, anatemi e censure contro un governo colpevole di ridimensionare un monopolio privato. La sostanza: controllova il 90% della rete di radio e televisioni, adesso è sceso al 76%....
 
A proposito di Cuba e Venezuela
- Inserito il 17 giugno 2007 alle 22:07:05 da Alfio Nicotra. | 1 Pagina
A proposito di Cuba e Venezuela. Eppure Brecht ci ha insegnato a lodare il dubbio... Alfio Nicotra (Da Liberazione del 15/06/2007) A Cuba, voglio ricordarlo, il dipartimento non ha mai risparmiato osservazioni critiche come nel caso della pena di morte, l'arresto di giornalisti italiani o le pulsioni di una parte del PC cubano di importare nell'isola il "modello cinese". Siccome non siamo negli anni '80 ci siamo fatti la convinzione però che Cuba non sia l'Urss.
 
Leonardo Boff: onorato di «essere il capro espiatorio»
- Inserito il 14 luglio 2007 alle 15:29:34 da Maurizio Matteuzzi. | 1 Pagina
Il teologo della liberazione chiamato in causa dal documento vaticano di ieri, fu censurato nell'85 dal cardinal Ratzinger. Per Frei Betto le uscite del papa «non avranno ripercussioni», almeno in Brasile dove «ci sono anche vescovi conservatori», ma non così...
 
VENEZUELA: El Proyecto de Reforma Constitucional
- Inserito il 22 agosto 2007 alle 10:37:55 da Hugo Chávez. | 2 Pagine
Presidencia de la República Proyecto Reforma Constitucional Propuesta del Presidente Hugo Chávez Agosto 2007 (Exposición de Motivos) ¡Llegó la Hora Bicentenaria! Ahora... ¡Rumbo al Socialismo! EXPOSICIÓN DE MOTIVOS PARA LA REFORMA CONSTITUCIONAL La Constitución de la República Bolivariana de Venezuela, vigente a partir del 15 de diciembre de 1999, abrió la compuerta para la transformación y la construcción de un nuevo modelo de conducir al Estado, cuyo eje ordenador es desde entonces el bienestar de los venezolanos tal como lo establece la exposición de motivos de la Constitución de la República Bolivariana de Venezuela "Los principios de la solidaridad social y de bien común conducen a la establecimiento de ese Estado Social, sometido al imperio de la Constitución y de la Ley convirtiéndolo entonces, en un Estado de Derecho. Estado Social de Derecho que se nutre de la voluntad de los ciudadanos expresada libremente por los medios de participación política y social para conformar el Estado social y democrático, de Derecho comprometido por el progreso integral que los venezolanos aspiran con el desarrollo humano que permita una calidad de vida digna, aspectos que configuran el concepto de Estado de justicia".
 
VENEZUELA: Il Progetto di Riforma Costituzionale (in Italiano)
- Inserito il 18 settembre 2007 alle 09:40:56 da Hugo Chávez. | 1 Pagina
Progetto per la Prima Riforma Costituzionale Proposta: del Presidente Hugo Chávez Agosto, 2007 ¡E’ giunta l’Ora Bicentenaria! Ora. Rotta verso il Socialismo (Traduzione in Italiano)
 
VENEZUELA: Il Disegno di Legge sui Consigli Comunali
- Inserito il 03 ottobre 2007 alle 13:03:44 da redazione-IT. | 1 Pagina
Legge dei Consigli Comunali Capitolo 1 Disposizioni Generali Oggetto Articolo1. La presente legge ha per obiettivo la creazione, lo sviluppo e la regolazione della formazione, integrazione, organizzazione e funzionamento dei Consigli Comunali e la loro relazione con gli organi dello stato, per la formulazione, l'esecuzione, il controllo e la valutazione delle politiche pubbliche. Dei Consigli Comunali Articolo 2. I consigli comunali nel segno costituzionale del protagonismo democratico e partecipativo, sono istanze di partecipazione, articolazione ed integrazione fra le diverse organizzazioni comunitarie, gruppi sociali, cittadini e cittadine, che permettono al popolo organizzato di esercitare direttamente la gestione delle politiche pubbliche e progetti orientati a rispondere alle necessità e alle aspirazioni delle comunità nella costruzione di una società di uguaglianza e giustizia sociale.
 
L'ipocrisia della ex sinistra italiana su Cuba e Venezuela
- Inserito il 10 ottobre 2007 alle 22:05:00 da Gianni Minà. | 1 Pagina
L'ipocrisia della ex sinistra italiana su Cuba e Venezuela Con un ordine del giorno proposto da Iacopo Venier, responsabile esteri del PdCI, insieme al collega di partito Vacca, a Bugio, di Rifondazione, e Pettinari, dei Democratici di Sinistra, il Parlamento italiano, finalmente, ha impegnato il Governo "ad adoperarsi con sollecitudine, per la richiesta di estradizione in Italia del terrorista militante Posada Carriles, nel caso in cui il procedimento penale attualmente in corso presso la Procura di Roma, portasse ad un'incriminazione nei suoi confronti, per l'attentato terroristico del settembre 1997 all'hotel Copacabana de L'Avana, in cui perse la vita il giovane imprenditore italiano Fabio Di Celmo".
 
COLOMBIA: VERSO la SVOLTA?
- Inserito il 18 ottobre 2007 alle 12:40:32 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
Di fronte alla morsa dell’incerta ratificazione del TLC da parte del Congresso degli Stati Uniti e l’intervento dispiegato dal Venezuela per lo scambio di prigionieri e la pacificazione interna, la Colombia sorprende tutti ed entra nel Banco del sur che salpa a novembre.
 
URUGUAY TRE ANNI DOPO
- Inserito il 02 novembre 2007 alle 19:27:23 da Antonella Dolci. | 1 Pagina
L’Uruguay tre anni dopo Avevo visitato per la prima volta l’Uruguay tre anni fa, al momento della vittoria del Frente Amplio. Ci sono tornata per una settimana nell’ottobre scorso, per motivi diversi (tra cui far da interprete a mio fratello che doveva tenere una serie di incontri sul tema dei burattini, le maschere e le ombre, sia a teatro che in campo pedagogico e terapeutico). Ho avuto cosí contatti con diverse persone che lavorano a livello di base in campo educativo e sociale, oltre che con molti burattinai. Può sembrare pretenzioso su una base cosí esile scrivere le mie impressioni e paragonare con la visita di tre anni fa ma a volte uno sguardo dal di fuori, anche se non benissimo informato, può scorgere cose che sfuggono a chi è immerso dentro il processo e spero che chi ne sa di più voglia correggere o completare le mie impressioni.
 
VENEZUELA: SÍ A LA REFORMA CONSTITUCIONAL
- Inserito il 02 novembre 2007 alle 19:33:50 da ECUVIVES. | 1 Pagina
ECUVIVES EXHORTACIÓN AL PUEBLO VENEZOLANO: SÍ A LA REFORMA CONSTITUCIONAL “Judas, ¿con un beso traicionas al Hijo del Hombre?” (Lucas 22,48) ¡Escúchanos!, ¡oh Dios de bondad y de paz! Padre y Madre del género humano, que te escondes en las entrañas de todas las culturas del mundo, que entiendes todos los idiomas de la tierra, que sabes reírte con todas las alegrías de la humanidad, que acompañas las luchas por la liberación de todos los pueblos: ¡Te invocamos, Señor, pidiendo justicia! Oye la voz de tu pueblo, porque nos quieren matar. Danos sabiduría, para desenmascarar las mentiras de los pastores que se han convertido en lobos. Ayúdanos, para que nunca el odio anide en nuestras almas, pero, no permitas que seamos tan inocentes e incautos, que nos dejemos quitar la esperanza que tanta sangre nos ha costado; y que jamás, ¡Señor de la Justicia!, nos convirtamos en cómplices de las muertes de tantos y tantas mártires, que han dado sus vidas, durante quinientos años, por la liberación de los pueblos americanos. Amén.
 
CATTIVA FEDE DEI MEDIA E CRIMINALIZZAZIONE DELLO STRANIERO
- Inserito il 05 novembre 2007 alle 19:08:04 da Pietro Vulpiani. | 1 Pagina
Pietro Vulpiani* Il colpevole dell’aggressione subita dal giornalista Lamberto Sposini a Roma ha un volto. E’ quello di un nostro connazionale. Ci si congratula con le autorità inquirenti, meno con i nostri giornalisti. Infatti, aggredito da sconosciuti mascherati, il giornalista non era riuscito a cogliere la nazionalità, straniera o italiana, dei malviventi. Nonostante le sue dichiarazioni, rese note dal comunicato stampa dell’Ansa, il titolo dello stesso comunicato del 20 ottobre “Lamberto Sposini aggredito e rapinato da romeni al Colosseo” contraddiceva le affermazioni della vittima, che non aveva idea dell’identità nazionale degli autori. A cascata, di presunti criminali rumeni parlavano molti media nazionali mentre, sul TG4 della stessa sera, il direttore del telegiornale Emilio Fede, commentando la notizia affermava: “sono i rumeni che stuprano, sono i rumeni che rapinano […] guarda caso c’è sempre un rumeno di mezzo […] c’è da dire che questi rumeni, una parte di questi rumeni, una buona parte di questi rumeni francamente…Ma io ho letto anche di personaggi autorevoli che dicono … e adesso basta! Prendiamoli, involtiamoli e riportiamoli al loro paese … mi pare il minimo… e qualcuno dovrebbe pur farlo”.
 
Biocarburanti e fame: la complessità non si risolve semplificando
- Inserito il 07 novembre 2007 alle 10:29:11 da redazione-IT. | 1 Pagina
da greenport.it 29 ottobre 2007 Biocarburanti e fame: la complessità non si risolve semplificando LIVORNO. I biocarburanti, presentati spesso come l’uovo di Colombo per uscire dalla crisi energetico-petrolifera con una soluzione sostenibile e “naturale”, stanno rivelando come ad un problema complesso non si possano dare risposte semplici. Come cioè davanti ad un mondo sempre più complicato non siano efficaci le risposte miracolistiche, soprattutto in campo energetico ed ambientale e davanti ai temi planetari della giustizia sociale, della fame e del riscaldamento climatico, di come l’umanità si trova di fronte alla necessità di rispondere attraverso azioni multiple, intrecciate ed allo stesso tempo settoriali, a creare un mix che tenga conto di una situazione in continuo movimento e che richiede adattabilità, pragmatismo, visione del futuro e controllo delle scelte. Insomma quel governo mondiale delle risorse energetiche e dei “servizi” ambientali di cui si vedono solo labili tracce e volenterose intenzioni.
 
SPAGNA / AMERICA LATINA: Il Re, lo scudiero.... e il cacicco
- Inserito il 13 novembre 2007 alle 10:52:15 da Tito Pulsinelli. | 2 Pagine
Il teorema enunciato a Santiago del Cile dallo scudiero rosso, scandisce che è esecrabile definire “fascista” qualsiasi suo ex collega, purchè sia stato unto dal voto elettorale. Questa risibile pretesa nasconde malamente l’orgoglio nazionalista ferito dall’insolenza ribelle degli autoctoni. Lo scudiero rosso non arrosisce a difendere a spada tratta il falangista che lo precedette accanto al re Borbon y Borbon.
 
NASCE LA CASA A 100.000 EURO per 100 METRI QUADRATI
- Inserito il 23 novembre 2007 alle 15:43:11 da ANTONIO CIANCIULLO. | 1 Pagina
Basso impatto e basso costo. E vendendo l´energia solare si rientra di metà delle spese Milano, alla Fiera campionaria il progetto dell´architetto Cucinella, ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Una casa colorata, che lascia spazio alla fantasia personale. Che si apre ai vicini mettendo in comune i servizi. Che utilizza la luce per dare elettricità e bellezza. E, soprattutto, che costa poco all´ambiente e al portafoglio di chi ci vive. È la casa a basso impatto e a basso costo, 100 metri quadrati a 100 mila euro, che sarà presentata oggi all´inaugurazione della Fiera Campionaria tornata a Milano, dopo 16 anni di assenza, sotto il segno della soft economy, trasformata nella Campionaria delle qualità italiane.
 
¿Por qué no te callas, Túpac Amaru?
- Inserito il 27 novembre 2007 alle 11:32:54 da ENRIQUE ORTEGA SALIN. | 3 Pagine
¿Por qué no te callas, Túpac Amaru? ENRIQUE ORTEGA SALINAS No todo comenzó como se dice, sino cuando el ex presidente Aznar comenzó a despotricar contra Chávez en diversos países y cuando respaldó el golpe de Estado contra éste en 2002, con tal torpeza que cuando Carmona El Breve salió huyendo del Palacio de Miraflores porque el derrocado retornaba, dejó en el piso la banda presidencial que ostentaba una etiqueta: "Made in Spain". En la cumbre iberoamericana Hugo Chávez hizo referencia al ex presidente español y lo tildó de fascista. A Aznar y no a Zapatero. A Aznar y no a los españoles. A partir de allí, los sucesos son los siguientes: - Zapatero efectuó una encendida defensa de Aznar. - El rey le dijo a Chávez, cuando intentó defenderse: "¿Por qué no te callas?" *
 
ETANOLO OMICIDA, RIFEUDALIZZAZIONE DEL MONDO e UNA MISERIA PEGGIORE CHE AL TEMPO DELLA SCHIAVITU'
- Inserito il 11 dicembre 2007 alle 18:46:21 da Serena Romagnoli. | 1 Pagina
L’ETANOLO OMICIDA, LA RIFEUDALIZZAZIONE DEL MONDO e UNA MISERIA PEGGIORE CHE AL TEMPO DELLA SCHIAVITU’ Intervista con Jean Ziegler relatore speciale dell’ONU sul diritto all’alimentazione (Folha di Sao Paulo 2/12/2007. La Folha ha titolato questa intervista:”Invece di promuovere l’agricoltura familiare, il PT torna allo zucchero e al periodo coloniale”) Lei ha sempre mostrato ammirazione per Lula, l’etanolo ha fatto cambiare la sua opinione? Lula è un uomo profondamente onesto e autentico. Il programma Borsa Famiglia è molto buono. Sottrarre alla povertà 11 milioni di persone è lodevole. Ma trasformare terre agricole in terre destinate al bioetanolo è un errore profondo.
 
Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti
- Inserito il 19 dicembre 2007 alle 11:07:26 da redazione-IT. | 1 Pagina
Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglia Traduzione italiana dal francese, comparata con le edizioni spagnola e inglese a cura di : Manfred Bergmann, Casa Diritti Sociali manberg@tin.it
 
VENEZUELA: "...ma l’amor mio non muore"
- Inserito il 28 dicembre 2007 alle 23:21:53 da Tito Pulsinelli. | 3 Pagine
VENEZUELA- "...ma l’amor mio non muore"un'analisi di Tito Pulsinelli sul dopo referendum di Tito Pulsinelli Presidente Chávez Hugo Chávez è la conseguenza di un collasso sociale, che si produsse ai tempi in cui il grido di battaglia modernista era “zero Sato, tutto il potere alle imprese (multinazionali)”. Era l’epoca in cui il monopensiero metteva la mano sul fuoco che la soluzione era moltiplicare la produttività, poi i benefici sarebbero automaticamente e liricamente affluiti all’intera società. L’importante era produrre, altrimenti non poteva esserci ridistribuzione sociale. Il PIL scatenava euforie isteriche, tutto il resto erano arcaismi ed obsolescenze umanitarie. Fu così che in America latina, addomesticata da Pinochet, venne applicatato integralmente il kit neoliberista.
 
Pubblicità e razzismo in America latina. Spunti per una possibile ricerca
- Inserito il 09 gennaio 2008 alle 13:02:49 da Gennaro Carotenuto. | 1 Pagina
Anticipo in forma ridotta un mio saggio di prossima pubblicazione Visto dalla remota Europa lo stereotipo di bellezza femminile nel continente meticcio per eccellenza, l’America latina, è quello degli occhi neri, dei capelli crespi e della pelle abbronzata. È l’America morena letteraria di Teresa Batista o di Donna Flor del bahiano Jorge Amado. Visto dallo show business e soprattutto dal sistema pubblicitario latinoamericano, invece, lo stereotipo di bellezza è quello occidentale, anoressico, biondo e dagli occhi azzurri. Tale divaricazione non è ininfluente e la pubblicità appare mettere in scena e contribuire a legittimare l’apartheid e la sottomissione culturale al bianco delle maggioranze meticce, indigene e nere. di Gennaro Carotenuto
 
Narcos e narcotraffico in Messico: dalle origini all’epoca del Presidente Felipe Calderón
- Inserito il 10 gennaio 2008 alle 12:07:46 da Fabrizio Lorusso. | 1 Pagina
di Fabrizio Lorusso Nel 2007, il Presidente del Messico, Felipe Calderón (del conservatore PAN, Partido Accion Nacional), stabilì come priorità per il suo Governo la lotta al crimine organizzato su cui sarebbero ricaduti “tutto il peso e la forza dello Stato”. L’ambizione presidenziale era quella di poter ridurre significativamente i cosiddetti delitti contro la salute, cioè, fuori dalla terminologia giuridica, le attività di spaccio e commercio di sostanze stupefacenti illegali, soprattutto cocaina, droghe sintetiche e marijuana. Storicamente il fenomeno del narcotraffico cominciò ad apparire nel Messico del boom economico degli anni sessanta (periodo del desarrollo estabilizador) e settanta (periodo del desarrollo compartido) nel contesto di una relazione perversa e occulta con lo Stato.
 
BUON 2008
- Inserito il 10 gennaio 2008 alle 12:32:13 da Frei Betto. | 1 Pagina
[b]Buon 2008! Frei Betto Alai-amlatina 02/01/2008 Perché la festa di fine anno provoca tanta pazzia? Che c’è di speciale nel cambio di anno? Niente, eccetto la convenzione numerica, un’invenzione indoarabica che ci permette di codificare il tempo in ore, minuti e secondi e stabilire, secondo il movimento del nostro pianeta intorno al sole le fasi della luna, calendari che distribuiscono il tempo in anni di dodici mesi, mesi con quasi 30 giorni e giorni con 24 ore esatte. Succede che in quanto essere umani siamo trilobiti, dotati della capacità di imprimere al tempo carattere storico e senso alla storia. La festa di fine anno è, quindi, un rito di passaggio.[/b]
 
Dipingendo di verde le coltivazioni energetiche
- Inserito il 10 gennaio 2008 alle 12:36:02 da Jim Goodman. | 1 Pagina
I biocombustibili al centro dell’attualità Jim Goodman - CounterPunch 31/12/2007 Dove va l’agricoltura? Possiamo alimentare una popolazione crescente e soddisfare la domanda di biocombustibili del Nord industrializzato? I sostenitori dell’agricoltura dei biocombustibili (compagnie di granaglie e prodotti chimici, investitori di Wall Street, politici e la maggioranza dei ricercatori nelle Università) evitano di citare il costo delle infratrutture, i combustibili fossili, il danno ambientale, il prezzo fisico per pagare animali e umani, il crescente problema della fame che accompagnerà il passaggio della produzione dagli alimenti alle coltivazioni energetiche.
 
COLOMBIA: GUERRA O PACE
- Inserito il 08 febbraio 2008 alle 17:40:54 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
di Tito Pulsinelli La ferrea alleanza tra la Colombia e gli Stati Uniti rappresenta l’unità di intenti tra il primo produttore mondiale di cocaina e il primo Paese importatore, nel nome dei superiori interessi comuni fondati sulla narco-economia. Se la militarizzazione non ottiene la diminuzione della produzione la colpa è degli altri Paesi che non fanno abbastanza per chiudere le infinite “vie di transito” della cocaina. Se i governi di Washington non riescono a frenare il numero crescente dei consumatori endogeni, la colpa è sempre ed ugualmente degli “altri”.
 
COLOMBIA: Quando la verità si impone sopra il potere controinsurgente
- Inserito il 18 febbraio 2008 alle 17:28:51 da redazione-IT. | 1 Pagina
Quando la verità si impone sopra il potere controinsurgente... ...e la miseria del giornalismo a bassa intensità. di Stella Calloni Questo giornalismo si è prestato, senza nessuna obiezione, ad una delle maggiori falsificazioni di questi tempi. Sembrava che il presidente Chavez e i familiari delle vittime del conflitto avessero fallito nel loro intento per aprire una porta verso la pacificazione delle Colombia. [b]
 
SULL'INDIPENDENZA DEL KOSOVO
- Inserito il 20 febbraio 2008 alle 22:05:08 da MICHEL CHOSSUDOVSKY. | 1 Pagina
Il Primo Ministro del Kosovo Hashim Thaci fa parte di un sindacato criminale DI MICHEL CHOSSUDOVSKY Global research I nostri orientamenti sono chiari. La fondazione dello stato del Kosovo, lo sviluppo economico, il benessere economico e sociale e misure rigorose contro la corruzione, il crimine organizzato ed il comportamento cinico, di modo che possiamo avere una migliorata sicurezza ed un Kosovo integrato nelle strutture dell'Unione Europea. (Hashim Thaci, presidente del Partito Democratico del Kosovo (PDK), Primo Ministro del governo provvisorio del Kosovo, ex capo del KLA (UCK n.d.r.) e noto criminale) Il PDK, guidato da Hashim Thaci, ex comandante dell'Esercito di Liberazione del Kosovo, ha preso controllo di molte municipalità dopo la guerra. Il partito ha stretti collegamenti con il crimine organizzato nella provincia. (The Observer, 29 ottobre 2000)
 
Paradossi: Ci vorrebbe la sinistra
- Inserito il 23 febbraio 2008 alle 11:46:56 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
Alla base c’è sempre lui; il grande innovatore di fine secolo, recettore ed analista degli spiriti animali che aveva contribuito fortemente a creare con la produzione di massa di vuoto televisivo: Berlusconi. E’ lui il vero "fondatore occulto" - ovviamente nel senso di ispiratore indiretto - del Partito Democratico, in particolare nella sua variante Veltroniana! così tanto che all’ultimo congresso dei DS a Firenze, aveva già potuto affermare che era pronto a prendere la tessera del neonato PD.
 
APPELLO: “Il sonno della ragione genera mostri”
- Inserito il 22 maggio 2008 alle 12:21:09 da redazione-IT. | 2 Pagine
[b]APPELLO: “Il sonno della ragione genera mostri” Invia l''adesione a: fiei@fiei.org "Lo zingaro e il clandestino non possono diventare dei capri espiatori. Appello: “Il sonno della ragione genera mostri”. Recenti avvenimenti di cronaca, e la loro accresciuta rappresentazione mediatica, hanno portato ad emergere in maniera plateale un diffuso atteggiamento di sospetto, quando non manifestazioni di vero e proprio razzismo, verso gli zingari, italiani e immigrati. La denigrazione verbale, genericamente diretta a queste comunità ed anche gli episodi di aperta violenza e razzismo nei loro confronti, non possono essere in alcun modo tollerati. Spesso questi comportamenti vengono giustificati come risposta al presunto alto tasso di devianza di questo popolo, dimenticando che i reati in sé sono sempre compiuti da singole persone e che la responsabilità penale è, per legge, individuale. Una politica intelligente, a vantaggio della sicurezza dei singoli e della collettività, sarebbe quella di analizzare le cause che portano ad una maggiore devianza tra queste persone (emarginazione sociale e culturale, assenza di politiche d’integrazione, ecc.) offrendo misure atte a governare davvero l’immigrazione e a coniugare politiche di sicurezza con quelle di accoglienza ed integrazione. Si preferisce invece battere il tasto sulla paura della gente e sulla necessità di inasprire le leggi e le pene. E’ anche strano che il battage pubblicitario sulla sicurezza e sulla paura degli italiani, avvenga proprio quando il Ministero di Giustizia dimostra, statistiche alla mano, che i reati in Italia sono diminuiti e che in Europa – il nostro Paese è uno dei più sicuri dal punto di vista dell’ordine pubblico. Il sospetto che esista una precisa regia dietro queste campagne mediatiche è inevitabilmente forte: una regia volta a rendere più accettabili misure di legge intollerabili contro i diritti della persona. Una regia che sposta l’attenzione degli italiani dal pesante declino economico e sociale in cui stiamo vivendo, verso un nemico ed un obbiettivo esterno: lo zingaro, l’immigrato, il diverso. Come spesso succede nella storia, anche su questo versante come popolo italiano abbiamo la memoria corta e ci sembra lecito accettare attacchi verbali e misure contro gli zingari che consideriamo intollerabili, quando rivolte ad altri popoli od etnie. E’ un atteggiamento pericoloso e , per dirlo con le parole di Goya, “il sonno della ragione genera mostri”. Non è mai colpa nostra se le cose vanno male, è sempre colpa di qualcun altro e così, mentre ci beiamo della supposta imbattibilità della creatività italiana, non ci accorgiamo che la crisi del nostro Paese di fronte alle sfide della globalizzazione è anche crisi di capacità di interloquire con l’esterno, le culture degli altri, la gestione serena dei fenomeni del nostro secolo, quali l’unità europea e le migrazioni. In ogni caso, è certo che una politica esclusivamente di pura e semplice repressione dei reati che derivano dal disagio sociale sarà una tela di Penelope, e se non ci si indirizzerà anche verso la rimozione delle cause della condizione dei rom, non servirà a molto: a meno certamente di non innalzare l’escalation fino alla deportazione collettiva, all’arresto indiscriminato, o peggio, cosa fortunatamente proibita dalle normative internazionali. Non sembri retorica quest’ultima osservazione: rom e i sinti sono state vittime nei lager, e quella tragedia che in lingua zingara è ricordata come Porajmos, ed equivale alla shoah del popolo ebraico, pone un dovere di memoria e una responsabilità di tutti per il presente e il futuro. I sottoscritti promotori di questo appello, operatori nel campo dell’immigrazione e dei problemi sociali, con esperienze disparate e di diverse ispirazioni politiche, culturali e religiose, propongono questi punti all’attenzione del governo nazionale, regionale e locale, dei media,, nonché degli operatori sociali così come di quelli di polizia: 1. Combattere la campagna mediatica volta a creare atteggiamenti razzisti e xenofobi nei confronti degli zingari, ma anche dell’immigrazione in generale. 2. Adottare efficaci politiche di sicurezza e chiudere i campi nomadi, in quanto ghetti e fonte di emarginazione ed illegalità, incentivando misure di vera accoglienza ed integrazione di queste comunità; i “campi nomadi” sono costosi, perpetuano le discriminazioni, ostacolano una reale integrazione. Sono anche una “zona grigia” di illegalità, su cui occorre che sia fatta luce, per tutelare in primo luogo i più deboli tra coloro che vi vivono. 3. Procedere ad un vero e completo censimento dei singoli e dei nuclei familiari di zingari presenti in Italia, come primo passo verso misure di integrazione diversificate ed efficaci; 4. Per i minori e i giovanissimi, nati e vissuti nelle baracche, occorre prevedere con coraggio e creatività opportunità di integrazione e anche di cittadinanza, capaci di rompere un circuito davvero infernale di sottrazione di futuro; 5. Ridurre i casi di espulsione solo per le persone che non hanno titolo o che hanno commesso reati legalmente comprovati; chi ha tale titolo, inoltre, deve essere trattato con rispetto e dignità. Prevenire le condizioni di emarginazione, miseria e criminalità sarà sempre più razionale e anche più economico che reprimerne gli esiti. 6. Occorre un’integrazione tra il livello europeo, quello nazionale, quello regionale e comunale: occorre evitare infatti che la sindrome del “non nel mio cortile”: i rom non sono immondizia. 7. Mantenere la memoria collettiva del Porajmos, anche incentivando la ricerca storica sui campi di concentramento costituiti dal governo italiano nel periodo fascista, un evento rimosso e colpevolmente dimenticato. 8. Incoraggiare la voce dei Rom e Sinti italiani, che ad oggi sono l’unica minoranza linguistica storica del nostro Paese a non godere di alcuna tutela: auspichiamo che sorga un’associazione rappresentativa della comunità zingara italiana. Adesioni al 25 maggio, ore 10,55 Danielà Carlà Giuseppe Casucci Luca Cefisi Piero Soldini Rodolfo Ricci Adriana Bernadotti - Sociologa - Buenos Aires Antonella Dolci - Filef Stoccolma Amelia Rossi - Filef - Buenos Aires Guglielmo Bozzolini - Direettore ECAP - Zurigo Francesco Calvanese - Docente Universitario - Salerno Francesco Berrettini - Vice Presidente FILEF - Perugia Cesare Novelli - Pres. Istituto Santi - Roma Lucio Ricci - Presidente FILEF Abruzzo - Teramo Alma Giraudo - Torino Massimo Angrisano - Napoli Rino Giuliani - Roma Armando Ferrari - Inca CGIL Spagna - Barcellona Alessandra Marrama - Modena Andrea Amaro - Dipartimento Internazionale CGIL Carlo Cartocci - Uff. Italiani all'Estero PRC Filippo Miraglia - Responsabile Immigrazione ARCI Nuccio Iovene Sebastiano Sanna Roberto Giardelli Alfonso Severino Rosaria Polizzi Giuseppe Bea - Resp. Imigrazione Immigrazione CNA-EPASA Laura Fedeli Gianfranco Premuda - Montevideo (Uruguay) Rosa Taschin - Ravenna Giuseppe Petrucci - San Paolo del Brasile Ivan Franzini Antonio Peragine - Segr. FILE-CISAL Bari Letizia Mogetta Cesidio Celidonio - Coord. SD Svizzera - Basilea Salvatore Augello - Segr. USEF - Palermo Guglielmo Zanetta - SD Estero Carmelo Giuseppe Nucera - Reggio Calabria Giordano Bruno Venier - Circolo Gramsci Caracas (Venezuela) Mario Pusceddu - Emigrato in Belgio nel 1951 Franca Gereffa - Dip. Sociologia Università della Calabria Rene Hill - ALEF - Londra Mirella Izzo - Pres.Nazionale Azione Trans Maria Rosa Torriglia Pilar Saravia - Associazione NO.DI Fabiana Lepore Ignazio Mazzoli - Veroli Maria Maira Ilaria Cicione - Formia Franco Del Vecchio - ACLI/Cgie-Germania - Colonia Luisa Di Gaetano - Roma Rainer Kuckuk - Benano (TR) Peter Nottebaum - Castelgiorgio (TR) Avv. Arturo Salerni (Progetto Diritti) Avv. Mario Angelelli (Servizio Legale Immigrati) Marco Piantadosi - Asti Maurella Carbone - Francoforte sul Meno - (Germania) Donatella Barazzetti - Centro di Women's Studies "Milly Villa" - Dip. Sociologia Università della Calabria Claudio Marsilii - SD Basilea (Svizzera) Giuliana Cacciapuoti - Napoli Giulio Guidetti - Università La Sapienza - Roma Angelo Santamaria - Pres.L.Da Vinci - Seraing-Liegi (Belgio) Mimma Di Marcantonio - Ecuvives - Caracas (Venezuela) Maria Vitali-Volant - Dunkerque (Francia) Raffaele Cicione - Insegnante Resp. Legambiente circolo " Barba di Giove" Formia Antonia Lucilla Cicala - Inssegnante in pensione - Formia Raul Rolando Rossi - FILEF Montevideo (Uruguay) Lucilla Cicione - Studentessa - Formia Antonella Zarantonello - Lonigo (VI) Claudia Berton - Verona Jorge Canifa Alves - Scrittore - Roma Lara Facondi Giulio Girardi - già docente di Filosofia politica - Roma Francesca Gonzato - Verona Roberto Beccaletto - Verona Daniela Moretto - Milano Maurizio Del Bufalo - Consulente Programmi Sviluppo Umano ONU Anne Morelli - Professeure à l'U.L.B.- Bruxelles (Belgio) Massimo Gonzato - Milano Marianna Scapini - Verona Gabriel Puricelli - LPP - Buenos Aires Chi intende appoggiare questo appello può mandare la propria adesione a: fiei@fiei.org Chi intende appoggiare questo appello può mandare la propria adesione a: Giuseppe Casucci: g.casucci@uil.it oppure a FIEI: fiei@fiei.org[/b]
 
150 milioni di eco-profughi nel 2050
- Inserito il 23 maggio 2008 alle 21:26:08 da Redattore Sociale. | 6 Pagine
TERRA FUTURA: 150 milioni di eco-profughi nel 2050 La previsione è di Norman Myers, uno dei maggiori studiosi delle migrazioni a carattere ambientale. ''Cercheranno asilo nei paesi ricchi''. Ma la Convenzione di Ginevra non riconosce questo status ROMA - Fino a ieri la parola profughi nell’immaginario collettivo evocava popolazioni in fuga dalla propria terra a causa di conflitti armati, questioni religiose o politiche. Oggi un’altra catastrofe incombe sui Paesi del Sud del mondo: quella ambientale, con i suoi eco-profughi. Dal punto di vista giuridico lo status di rifugiato ambientale non esiste, la Convenzione di Ginevra non contempla questo status. Gli argomenti principali responsabili di questa esclusione sono l’assenza dell’elemento individuale della persecuzione e la possibilità di recupero dei territori oggetto di sconvolgimenti ambientali. Ma se è vero che la desertificazione o i disastri naturali non torturano o non imprigionano è pur vero che costringono a fuggire dalla fame e dalla distruzione. Una crescente ondata di genti a cui non rimane altra possibilità che sopravvivere altrove, che irrompe sulle frontiere con effetti destabilizzanti sull’ordine pubblico e sulle relazioni mondiali. Questi migranti non hanno alcuna alternativa di fronte a una minaccia di tale portata, non possono più rimanere nelle loro terre, a causa della siccità, della deforestazione, dell’erosione del suolo e dei cambiamenti climatici, che come abbiamo visto in questi ultimi anni hanno provocato disastri umanitari drammatici. Nel 1994 Norman Myers, uno dei maggiori studiosi di quest’aspetto,stimò che il numero di eco-profughi fosse di oltre 25milioni, cifra che superava di ben 18milioni quella dei rifugiati ufficialmente riconosciuti(politici, etnici,religiosi), la sua attuale valutazione , confermata dall’Unhacr nel rapporto del 2002, è che si arriverà ad averne 150milioni nel 2050. Mentre nel rapporto presentato lo scorso marzo a Bruxelles da Javier Solana, rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune, la cifra è di 200milioni. Questo dato inquietante si può ricondurre al fatto che se nei paesi Ocse le catastrofi climatiche colpiscono un abitante su 1.500, in quelli in via di sviluppo il dato è di 1 a 9. L’Undp, il programma di sviluppo dell’Onu, sostiene poi che quasi un miliardo di persone sono a rischio di catastrofi naturali. Sarebbero 344milioni quelle esposte a cicloni tropicali, 521milioni a inondazioni, 130milioni a siccità, 2,3 milioni a frane. In Africa in particolare, secondo le proiezioni dell’Ipcc al 2020, 75-250milioni di persone saranno esposte a un incremento dello stress idrico. Diminuiranno le aree destinate all’agricoltura, la lunghezza della stagione di crescita e il potenziale raccolto. In alcuni paesi i raccolti agricoli di pendenti dalle piogge potrebbero ridursi fino al 50% nel 2020. Considerare questi fenomeni ambientali come estranei al nostro territorio è profondamente sbagliato, l’Italia, infatti, negli ultimi vent’anni ha visto triplicare l’inaridimento del suolo e si stima che il 27% del suolo sia a rischio desertificazione. Sono interessate soprattutto le regioni meridionali: la Puglia è la regione più esposta con il 60% del territorio di cui solo il 7% esente dal rischio desertificazione, segue la Basilicata (54%), la Sicilia (47%) e la Sardegna che vede a rischio il 52% del suolo di cui l’11% già colpito. I nuovi dati Enea 2006 includono anche Calabria, Campania, Molise e Sicilia. Considerate tali previsioni, i paesi del nord Mediterraneo hanno costituito un gruppo regionale per cooperare con i paesi in via di sviluppo e pianificare gli interventi sul proprio territorio nazionale. Aneta Carreri (www.redattoresociale.it)[b]
 
RECESSIONE & FAME
- Inserito il 03 giugno 2008 alle 11:34:30 da ATTAC Italia. | 7 Pagine
[b]Promemoria Dal 1° gennaio al 25 maggio 2008: 443 morti sul lavoro 11.093 invalidi 443.740 infortuni Indice degli argomenti Assemblea Nazionale di ATTAC Italia Verona, 7 - 8 Giugno 2008 Villa Buri Invito a partecipare all’assemblea nazionale di Attac Italia 1) Verso la recessione di C.R. Crisi dei mercati Nessuno è al riparo dalla crisi finanziaria innescata dai mutui subprime - Europa compresa-, avverte il Fondo Monetario Internazionale. Nonostante il quadro allarmante dipinto dal FMI - che stima una possibilità su quattro di una recessione globale e perdite potenziali per quasi 1.000 miliardi di dollari - c'è chi pensa che la crisi della finanza sia peggiore di quanto ammettano le stesse istituzioni internazionali. E' il caso del guru dei mercati, George Soros 2) Non vederci più dalla fame e non vederli per il troppo benessere- Intervista a Raffaella Biasi a cura di Alberto Leoncini Egitto e altri paesi della fascia mediterranea sono agitati da violenze e scontri per il pane, rincarato in poco tempo di circa venti volte. I governi censurano e oscurano i siti internet in modo che il primo mondo non sia troppo turbato e coinvolto, ma vi sono già stati diversi morti. 3) La rivolta degli affamati e la nuova governance mondiale del cibo - di Umberto Mazzantini Il puzzle velocemente incollato dalla globalizzazione si sta rivelando più complicato e fragile di quanto profetizzavano le vestali del liberismo sfrenato. Gli spiriti animali del mercato, lasciati liberi, hanno occupato e devastato territori che si ritenevano intoccabili, ed ora gli stessi (G7, Banca mondiale , Fondo monetario internazionale, neocon vari-.) che li hanno sguinzagliati chiedono l’intervento calmieratore e regolatore di quello "Stato" che si riteneva un ingombro. Ma potrebbe essere già tardi, almeno in quelle tessere del puzzle che stanno saltando spinte dal basso dalle rivolte del riso e del pane, bruciate dalla fiammata dei prezzi alimentari. 4) Le rivolte del pane preoccupano Onu, Pam, Banca mondiale e Fmi Haiti, il più povero Paese delle Americhe ed uno dei più poveri del mondo, è ormai una vera e propria polveriera 5) Kosovo, l'ultimo miracolo della Nato di Diana Johnstone Dovremmo credere nel Migliore dei Mondi Possibili! La macchina della propaganda occidentale ha girato a pieno ritmo per celebrare l'ultimo miracolo della Nato: la trasformazione del "Kosovo" serbo in "Kosova" albanese. Attraverso la potenza mediatica, il fatto che gli Stati Uniti si siano impadroniti senza vergogna alcuna di un territorio altrui di grande importanza strategica, per installarvi una gigantesca base militare (Camp Bondsteel), è stato trasformato in una leggenda edificante di "liberazione nazionale". 6) Mettere il bavaglio ai media arabi di Mohammed Elmenshawy Il nuovo codice di regolamentazione della televisione satellitare, recentemente approvato dalla Lega Araba, rischia di rappresentare un duro colpo alla libertà di stampa ed al pluralismo dell’informazione nel mondo arabo 7) I consumi calano? Solo quelli dei poveri, il lusso non conosce crisi La forbice si allarga sempre più. La distanza tra chi può permettersi (o vuole permettersi) acquisti/consumi di range elevatissimo, e chi raggiunge con difficoltà la fine del mese ed è costretto a giri di vite anche sui beni alimentari, sta toccando livelli quasi dimenticati in occidente[/b]
 
ENERGIA NUCLEARE: UNA SCELTA SBAGLIATISSIMA
- Inserito il 07 luglio 2008 alle 12:51:23 da Enrico Turrini. | 1 Pagina
ENERGIA NUCLEARE: UNA SCELTA SBAGLIATISSIMA (di Enrico Turrini) - da Grillonews Dati i gravi problemi ambientali dovuti all'utilizzo sempre crescente delle fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e gas), si cerca di porre un particolare accento sull'importanza di uno sviluppo crescente delle fonti energetiche nucleari. Cercherò di esporre i gravi pericoli che una tale scelta comporta, utilizzando anche la mia diretta esperienza, avendo lavorato per molti anni in questo campo.
 
Operación Sarkozy: Cómo la CIA puso uno de sus agentes en la presidencia de la República Francesa
- Inserito il 14 luglio 2008 alle 20:07:07 da Thierry Meyssan. | 1 Pagina
Thierry Meyssan da Rebelión (www.rebelion.org) Cansados de los larguísimos reinados de los presidentes Francois Mitterrand y de Jacques Chirac, los franceses eligieron a Nicolás Sarkozy con la esperanza de la energía de este último lograra revitalizar al país. Esperaban acabar así con años de inmovilismo y de ideologías obsoletas. Lo que obtuvieron fue una ruptura con los principios fundamentales de la nación francesa y ahora se han quedado estupefactos ante este «hiperpresidente», que todos los días embiste contra un nuevo asunto, que succiona a la derecha y a la izquierda, que trastoca todos los puntos de referencia sembrando así la confusión total.
 
Guerra in Georgia: la "connection" israeliana
- Inserito il 14 agosto 2008 alle 18:25:30 da redazione-IT. | 1 Pagina
Guerra in Georgia: la "connection" israeliana di Arie Egozi - da www.ynetnews.com. Tradotto per Megachip da Aurelio Flocco Negli ultimi sette anni, le società israeliane hanno aiutato l'esercito georgiano a prepararsi per la guerra contro la Russia attraverso forniture di armamenti, formazione di soldati minorenni e consulenza sulla sicurezza. Gli scontri iniziati in questo fine settimana tra Russia e Georgia hanno portato alla luce il pesante coinvolgimento di Israele. Questo coinvolgimento include la vendita di armi alla Georgia e la formazione di un reparto di minorenni dell'esercito georgiano.
 
LEZIONE di RUSSO agli "OCCIDENTALI"
- Inserito il 28 agosto 2008 alle 12:05:38 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
LEZIONE di RUSSO agli "OCCIDENTALI" di Tito Pulsinelli L'intervento della Russia in difesa dell'Ossezia meridionale è un sinistro monito per ricordare agli "occidentali" –cioè al giro internazionale anglosassone e all'Unione Europea (UE)- che non confondano il Caucaso con i Balcani. La Georgia non sarà un Kosovo. Il Caucaso rimane una barriera invalicabile, e se gli "occidentali" vogliono spingere oltre la linea espansiva della NATO, troveranno resistenza non solo diplomatica. Sarà guerra guerreggiata sul terreno. La risposta aspra data dal Cremlino alla provocazione commissionata alla cosca mafiosa, che ha provvisoriamente in mano il destino della Georgia, ha sorpreso le fila "occidentali". Hanno reagito in evidente ordine sparso. Svariando dall'impotente Bush che ha lamentato la "reazione eccessiva" russa, al biascicato coro in falsetto della diplomazia europea.
 
7 Settembre 2008: Festeggiamo la fine del neo-liberismo. Con molta attenzione agli effetti.
- Inserito il 14 settembre 2008 alle 10:53:52 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
Non ce lo dicono, non ce lo diranno, faranno di tutto per far finta di niente; ma il 7.7.08 è una data storica: in questo giorno, diciannove anni dopo il crollo del socialismo reale, sette anni dopo il crollo delle torri, è finito ufficialmente il pensiero unico neo-liberista, l’ideologia che ha dominato e controllato il mondo nell’ ultimo trentennio e forse qualcosa di più. Con la nazionalizzazione dei due mega-istituti di credito ipotecario dai nomi che ricordano vagamente i cartoons, Fannie Mae e Freddie Mac, finisce l’ideologia del libero mercato, quella imposta dentro e fuori i confini degli USA e dell’Europa, fino alle lande più desolate dei continenti della povertà, nei paesi che dovevano essere sottoposti alla ricetta degli “aggiustamenti strutturali” imposte da FMI e Banca Mondiale che null’altro richiedevano se non la progressiva resa dello Stato e della Politica a vantaggio dell’acquisizione delle risorse e dei beni pubblici da parte del libero meccanismo del mercato che tutto regola e tutto decide come una vasta macchina mistica che “regge il sole e l’altre stelle”.
 
Il “momento unipolare” degli USA: in Caucaso finisce la grande illusione
- Inserito il 17 settembre 2008 alle 23:00:27 da Pino Cabras. | 1 Pagina
Pino Cabras - da pino-cabras.blogspot.com Caucaso 2008: un punto di svolta. La grande stampa non se n'è accorta subito, ma la guerra caucasica dell'agosto 2008 è uno degli eventi più importanti degli ultimi vent'anni. Segna un passaggio molto delicato, per molti spiazzante. Dopo l'11 settembre 2001 fu recitato il mantra del “nulla sarà come prima”. La formula andrà rispolverata, magari in modo più giudizioso. Non potranno essere più “come prima” né l'autopercezione dell'Occidente atlantista, né la valutazione che questo mondo dà della Russia putiniana, né si potrà più pensare di prendere decisioni con implicazioni militari nei confronti di Mosca con l'illusione che non abbiano un prezzo salatissimo da pagare, e subito. Si è già consumato tutto il tempo di un colossale abbaglio, ma dobbiamo capirlo al più presto se non vogliamo precipitare nella più grande catastrofe del nostro secolo. La cosa che più mi ha colpito è lo stupore dei georgiani di fronte alla determinazione della reazione russa alle azioni scellerate del loro governo.
 
1968: Ricordare Praga
- Inserito il 09 gennaio 2009 alle 11:53:57 da A. Damiano Ricci. | 1 Pagina
Ciò che è passata alla storia come la Primavera di Praga rappresenta un nodo cruciale all’interno del panorama della guerra fredda, ma principalmente all’interno dei rapporti che intercorsero tra l’unione sovietica ed i paesi satelliti che vi erano legati da accordi economici, politici e militari. Nel leggere l’autobiografia di Alexander Dubcek, si scorge con nettezza la differenza che corresse tra gli eventi caratterizzanti il 1956, quelli in Polonia negli anni ’80, e quelli del 1968. La crisi ungherese era avvenuta in un paese da sempre avverso alla subordinazione rispetto al fratello maggiore russo e che, nei suoi progetti di riforma, aveva fatto esplicito riferimento ad un allontanamento dagli accordi presi a Varsavia. Inoltre l’Ungheria, durante il triste periodo della seconda guerra mondiale, era schierata all’interno di un’ alleanza diretta contro l’unione sovietica, che non aveva subito l’azione tedesca, ma ne aveva piuttosto tratto utili ritorni in termini territoriali. Dall’altra parte anche la Polonia era, e forse lo è ancora,uno paese che ha visto, fin dalla sua nascita quale stato-nazione, una forte avversione verso il popolo russo all’interno dell’opinione pubblica. La Cecoslovacchia non ha niente di tutto ciò. Essa rappresenta lo stato che fin dal termine della seconda guerra mondiale ha intavolato rapporti amichevoli con l’amico russo, che ha subito i progetti dell’espansionismo tedesco sino alla suddivisione del suo territorio e alla spartizione di questo tra i vicini: l’Ungheria e la Polonia. E’ per questo che la crisi di questo stato rappresenta, forse più di tutte le altre, non tanto la più brutale in termini di vite umane stroncate, ma bensì la più significativa nel capire fino a che punto arrivasse l’arroganza sovietica, la sua ingerenza negli stati satelliti e l’ottuso perseguimento di una politica di potenza di vecchio stampo, anche appunto verso i suoi amici più fidati.
 
La giusta furia di Israele e le sue vittime a Gaza.
- Inserito il 09 gennaio 2009 alle 22:46:38 da Ilan Pappe. | 1 Pagina
Dedicato a chi definisce come una *minaccia* un intero popolo. di Ilan Pappe, storico israeliano, docente all'Università di Exeter La mia visita a casa in Galilea è coincisa con l'attacco genocida israeliano su Gaza. Lo Stato, attraverso i suoi mezzi di informazione e con l'aiuto del mondo accademico, ha diffuso un coro unanime – persino più forte di quello ascoltato durante il criminale attacco in Libano nell'estate del 2006. Israele è sommerso ancora una volta da una giusta furia che si traduce in delle operazioni di distruzione nella striscia di Gaza. Questa sconvolgente autogiustificazione dell'inumanità e impunità non è solo fastidiosa, ma è materia su cui vale la pena soffermarsi, se si vuol capire l'immunità internazionale per il massacro che imperversa su Gaza.
 
Palestinesi ed Israeliani: Due popoli-due stati oppure un solo Stato per due popoli ?
- Inserito il 16 gennaio 2009 alle 14:41:10 da Ilan Pappe e Uri Avn. | 3 Pagine
Palestinesi ed Israeliani: Due popoli-due stati oppure un solo Stato per due popoli ? Il dibattito tra Ilan Pappe e Uri Avnery Scambio tra Ilan Pappe e Uri Avnery Il 22 aprile del 2007, nel villaggio di Bil'In ha avuto luogo la seconda conferenza internazionale sulla resistenza popolare. Lì Ilan Pappe ha ribadito i temi a lui cari: creazione di uno Stato unico e lotta attraverso il boicottaggio; (Detti temi vennero da lui approfonditi in una conferenza tenuta a Tokio a metà del marzo 2007 a presentazione del suo ultimo volume che speriamo di poter presto leggere anche in italiano: il 24 gennaio prossimo, Ilan Pappe sarà a Roma). Iniziamo da una sintesi di quanto detto dal prof. Pappe a Bil'In, ringraziando ancora Gabriella Cecilia Gallia per le traduzioni: Ilan Pappe: sosteniamo il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni
 
Due pesi e due misure. Le risoluzioni ONU e dell'EU ignorate da Israele
- Inserito il 16 gennaio 2009 alle 15:21:41 da redazione-IT. | 3 Pagine
Due pesi e due misure. Le risoluzioni ONU ignorate da Israele Di seguito si riportano le principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che esprimono condanna dell'operato di Israele. Le risoluzioni sono citate per numero e data; se ne indicano inoltre degli estratti che ne illustrano il contenuto. Inoltre la risoluzione del Parlamento Europeo che chiede la sospensione delle relazioni commerciali con Israele.
 
20 anni fa: Lettera agli ebrei italiani
- Inserito il 19 gennaio 2009 alle 00:04:21 da F. Lattes Fortini. | 1 Pagina
Lettera agli ebrei italiani di Franco Lattes Fortini Questa lettera agli ebrei italiani della diaspora apparve in prima pagina de "il manifesto" il 24 maggio 1989 Ogni giorno siamo informati della repressione israeliana contro la popolazione palestinese. E ogni giorno più distratti dal suo significato, come vuole chi la guida. Cresce ogni giorno un assedio che insieme alle vite, alla cultura, le abitazioni, le piantagioni e la memoria di quel popolo – nel medesimo tempo – distrugge o deforma l’onore di Israele. In uno spazio che è quello di una nostra regione, alla centinaia di uccisi, migliaia di feriti, decine di migliaia di imprigionati – e al quotidiano sfruttamento della forza-lavoro palestinese, settanta o centomila uomini – corrispondono decine di migliaia di giovani militari e coloni israeliani che per tutta la loro vita, notte dopo giorno, con mogli, i figli e amici, dovranno rimuovere quanto hanno fatto o lasciato fare.
 
Ipotesi per la tonnara di Gaza
- Inserito il 20 gennaio 2009 alle 14:49:53 da Lorenzo Galbiati. | 1 Pagina
Ipotesi per la tonnara di Gaza di Lorenzo Galbiati Il 17 settembre 1948, mentre era in corso la guerra arabo-israeliana, l’emissario dell’ONU Folke Bernadotte fu ucciso a Gerusalemme da alcuni terroristi israeliani. Durante la II Guerra mondiale Bernadotte era stato molto attivo nella Croce Rossa svedese per salvare gli ebrei dai campi di concentramento nazisti e per questo motivo Israele lo aveva accettato come mediatore ONU: evidentemente, il governo sionista non si aspettava che si sarebbe prodigato per salvare i palestinesi dalla pulizia etnica israeliana. Bernadotte arrivò in Palestina il 20 maggio 1948 e in breve tempo riuscì a ottenere una tregua nella guerra arabo-israeliana e a porre le fondamenta per l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’assistenza ai rifugiati palestinesi, l’UNRWA. Nell’indifferenza generale degli osservatori ONU, Folke Bernadotte non rimase a guardare con le mani in mano la popolazione civile palestinese minacciata e terrorizzata dai bombardamenti, espulsa dalle proprie case, dai propri villaggi, molti dei quali poi rasi al suolo, e propose alle Nazioni Unite di ridividere la Palestina in due, e di dare il diritto di ritorno ai profughi palestinesi. Fu dopo il suo assassinio che l’ONU, nel dicembre 1948, deliberò la risoluzione 194 sul ritorno incondizionato di tutti i profughi espulsi da Israele - risoluzione che è stata sistematicamente disattesa dallo stato ebraico dal 1948 a tutt’oggi. Gli uccisori di Bernadotte erano terroristi dei Combattenti per la Libertà d’Israele (Lehi), una formazione paramilitare sionista che si distinse per la sua ricerca di una guerra totale all’impero britannico, tanto che già nel 1941 tentò di allearsi formalmente con la Germania nazista al fine di liberare la terra di Israele dal nemico inglese - i nazisti non risposero alle loro richieste.
 
Impuniti i fascisti italiani al soldo di Pinochet
- Inserito il 31 gennaio 2009 alle 23:02:00 da Saverio Ferrari. | 1 Pagina
L'inchiesta del giudice Salvini. L'attentato di Roma a Leighton - Impuniti i fascisti italiani al soldo di Pinochet L'operazione Condor di Saverio Ferrari (da Liberazione - 2003) Grazie sia alla decisione di Clinton di mettere fine nel novembre del 2000 al segreto di Stato sui documenti, soprattutto Cia e Fbi, riguardanti il Cile, che all'azione di alcuni magistrati argentini che stanno ancora indagando sull'assassinio del generale cileno Carlos Prats (fuggito in Argentina dopo essersi opposto al colpo di Stato di Pinochet) e di sua moglie, avvenuto a Buenos Aires il 30 settembre 1974, molti nuovi elementi stanno emergendo. In particolare sul ruolo svolto, negli anni '70, da gruppi di neofascisti italiani arruolati come sicari e torturatori dalle peggiori dittature sudamericane. Per inquadrare meglio il contesto è indispensabile soffermarci sulla cosiddetta "operazione Condor". Terrore pianificato Con questo nome era definito il piano di repressione ed eliminazione fisica degli oppositori politici comunemente progettato dalle dittature latino-americane negli anni '70 e '80. Un'operazione su vasta scala, finanziata e protetta dagli Stati Uniti, su cui è stata ormai acquisita qualche tonnellata di documenti d'archivio. Le forze armate del cosiddetto "cono-sud" (Argentina, Brasile, Paraguay, Bolivia e Uruguay) organizzarono, infatti, nel quadro di accordi fra eserciti americani e servizi segreti militari, fin dai primi anni '70, una gigantesca struttura di controllo continentale dei "sovversivi" di ogni paese per poi colpirli, con tutti i mezzi, spesso attraverso i cosiddetti "squadroni della morte" allestiti dalle stesse forze armate. Dopo il colpo di Stato dell'11 settembre 1973 anche il Cile entrò a pieno titolo nel piano. Il generale Pinochet dette poteri assoluti al colonnello Manuel Contreras ai vertici della Dina, il servizio segreto cileno, appositamente modellato per "estirpare il cancro comunista".
 
La guerra israelo-occidentale contro Gaza
- Inserito il 03 febbraio 2009 alle 18:40:14 da ISM ITALIA. | 2 Pagine
Atti del seminario "La guerra israelo-occidentale contro Gaza" tenutosi a Roma il 24 gennaio 2009 Le relazioni alle due sessioni del seminario. Altre osservazioni verranno inserite nell’edizione definitiva che verrà pubblicata sul sito www.frammenti.it. Un rigraziamento all'ISM Italia per la rapidità e la qualità del lavoro svolto e messo a disposizione di tutti “Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.” ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM. L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta. Fondato da un piccolo gruppo di attivisti nel 2001, ISM ha l’obiettivo di sostenere e rafforzare la resistenza popolare assicurando al popolo palestinese la protezione internazionale e una voce con la quale resistere in modo nonviolento alla schiacciante forza militare israeliana di occupazione. ISM - Italia PRIMA SEZIONE [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/atti_seminario_la_guerra_israelo-occidentale_contro_gaza_roma-20090124_parte_prima_sezione_1.pdf[/url] SECONDA SEZIONE [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/atti_seminario_la_guerra_israelo-occidentale_contro_gaza_roma-20090124_parte_prima_sezione_2.pdf[/url] dal sito: www.forumpalestina.org
 
"LA LEGGENDA DELLA GLOBALIZZAZIONE", nitida previsione della crisi nel libro di Elvio Dal Bosco
- Inserito il 18 febbraio 2009 alle 19:57:16 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
[img]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/dal_bosco_-libro.jpg[/img] La grande crisi finanziaria esplosa in modo dirompente nell’estate del 2008 e che ora ha raggiunto con effetti drammatici l’economia reale, ha “sorpreso” fior fiore di economisti, tecnici, manager e politici in Italia come nel resto del mondo. L’intensità dei suoi effetti è ancora tutta da quantificare, poiché nessuno sembra in grado di vedere il fondo del barile dove sono stati depositati trilioni di dollari in titoli spazzatura di varia natura che tuttavia costituivano garanzia e supporto all’espansione globale degli anni ’80 e ’90 e che continuano in buona parte ad essere tenuti celati nei bilanci di grandi e piccole banche, in quanto, altrimenti, ne deriverebbero ulteriori crolli e fallimenti. Non è detto che ciò non accadrà, poiché ormai è chiaro che la enorme bolla speculativa ha permeato più o meno tutti i meandri dell’economia globale, e nessuno si fida più di quanto è redatto nei documenti ufficiali. La cosa che è difficile comprendere è come sia potuto accadere che migliaia di economisti, a parte qualche raro caso, si siano adeguati all’interpretazione mainstream senza obiettare alcunché per anni ed anni. Sarà, come sostiene Guido Ceronetti, che la psiche umana è così solida (e patologica) da sperare l’insperabile fino all’attimo prima della catastrofe, come dovrebbe essere accaduto ai passeggeri che incontrarono le twin towers nello spartiacque storico dell’11 settembre 2001: dice Ceronetti che fino al momento precedente all’impatto, i passeggeri, pur sequestrati, pur coscienti che si stava attuando un dirottamento, mai avrebbero immaginato di dissolversi nelle due torri. Così, è in genere l’essere umano. Ma la regola è sempre confermata dall’eccezione. Tra queste rare eccezioni si può situare il lavoro poco noto di Elvio Dal Bosco “La leggenda della globalizzazione L’economia mondiale degli anni novanta del Novecento”- Bollati Boringhieri - Pagg.128 € 12,00, datato 2004, che riprende e approfondisce l’analisi di un altro testo significativo pubblicato dallo stesso Dal Bosco negli anni ’90 “L’economia mondiale in trasformazione” in cui già veniva chiaramente evidenziato, dati alla mano, il fenomeno del proliferare esponenziale dei cosiddetti titoli derivati nelle contrattazioni finanziarie internazionali.
 
Venezuela: vittoria popolare
- Inserito il 22 febbraio 2009 alle 12:32:24 da Attilio Folliero. | 1 Pagina
Venezuela: vittoria popolare Caracas, 16/02/2009 di Attilio Folliero Il 54% dei venezuelani, nel refendum svoltosi oggi, ha approvato gli emendamenti alla costituzione che introducono la possibilità, per qualsiasi cittadino, di candidarsi a qualsasi carico di natura elettiva senza alcun limite. Perchè Chávez ha vinto? Perchè Chávez è tanto amato dalla maggioranza del popolo venezuelano? Vedasi i risultati completi: http://www.lapatriagrande.net/resultados_referendum.htm Attilio Folliero - LPG, Caracas, 15/02/2008. La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela del 1999 prevedeva per qualsaisi carico di natura elettiva un limite di due mandati consecutivi. Il Parlamento venezuelano ha modificato gli articoli che contemplavano le elezioni del Presidente della Repubblica, dei Deputati, dei Governatori, dei Sindaci, dei Consiglieri regionali e locali, ossia di tutte le cariche elettive. La modifica introdotta dal Parlamento riguarda l'eleminazione del limite di due mandati consecutivi, ossia d'ora in avanti qualsisasi cittandino venezuelano puo candidarsi ad un carico elettivo tutte le volte che lo desidera. Trattandosi di modifica costituzionale, la stessa costituzione contempla oltre l'approvazione a maggioranza da parte del Parlamento in due sedute differenti, anche un referendum approvatorio. Oggi il popolo venezuelano ha approvato definitivamente queste modifiche.
 
METTRE L’HUMAIN EN MOUVEMENT, SE METTRE EN MOUVEMENT.
- Inserito il 23 febbraio 2009 alle 22:59:27 da Pierre Assante. | 1 Pagina
METTRE L’HUMAIN EN MOUVEMENT, SE METTRE EN MOUVEMENT. Produire et échanger ce dont les humains ont besoin pour vivre, sont deux fonctions d’un même mouvement indivisible. La crise que nous connaissons est une crise de production : la suraccumulation des capitaux par rapport aux besoins d’échange constitue un blocage à l’équilibre en mouvement de ces échanges et la suraccumulation est la conséquence des lois de l’échange en système capitaliste. La suraccumulation est la cause des cycles courts et long des crises économiques. Celle de 1929 est une des illustrations les plus connues de cette réalité. Celle que nous connaissons aujourd’hui est d’un autre ordre : elle se télescope, cause et conséquence, avec la mise en œuvre mondiale des techniques informatiques qui multiplient immensément dans le temps et l’espace les capacités de production et par la même les phénomènes de suraccumulation. C’est dire que les mesurettes, même si elles se chiffrent par d’énormes milliers de milliards aux banques face aux aumônes apparentes mais en fait aux régressions réelles des revenus du travail des salariés, c’est dire que ces mesurettes ne résoudront pas la crise de suraccumulation. Rétablir la circulation des échanges nécessaires à la vie humaine n’a qu’un remède: une circulation autre que celle des lois du profit, les lois du capital. Notre esprit, notre vie quotidienne, notre formation sont si habitués (habitus) au type de circulation dans lequel nous sommes nés et dans lequel nous vivons, que nous devons en quelque sorte violer notre conscience pour imaginer un autre type d’échange.
 
America latina: En defensa de los procesos de cambio
- Inserito il 25 novembre 2009 alle 11:45:45 da Dorado-Pulsinelli. | 1 Pagina
Ataques de los "socialistas", ofensiva de los "anti-extractvistas" Fernando Dorado-Tito Pulsinelli Las revoluciones nacionalistas democráticas de América Latina están bajo fuego cruzado. Desde Shimon Peres a los sicarios rasos del narcotráfico, mercenarios del bolígrafo y de la metralleta, jerarcas de varios Estados y teocracias, farándulas y vociferadores. Es una andanada inmisericorde donde las balas provenientes de los frentes opuestos son casi del mismo calibre. Está bien que alertemos sobre los peligros de la ofensiva imperial. Es un deber. Vemos con preocupación una sarta de artículos y de opiniones remarcando en los errores pero silenciando sospechosamente los aciertos y avances.[1]
 
Significato dell'"Accordo express" di Obama sul cambiamento climatico di Copenhagen
- Inserito il 17 gennaio 2010 alle 13:45:50 da Kate Sheppard. | 1 Pagina
Significato dell'"Accordo express" di Obama sul cambiamento climatico - Decifrato il Vertice di Copenhagen di Kate Sheppard (si occupa delle notizie sull'energia e sulla politica ambientale a Washington) Tradotto dall'inglese da Juan Agulló _________________________________________________________ All'ultim'ora di venerdì scorso Barack Obama, durante il Vertice sul Clima tenutosi in Danimarca, ha annunciato di aver raggiunto un accordo, dopo undici ore di negoziati con i leaders di Cina, India, Brasile e Sudafrica. Soltanto così Obama è riuscito a superare il punto morto in cui si erano ingolfati i negoziati. Ma, dopo che il Presidente degli Stati Uniti è salito sull'Air Force One (con la speranza di arrivare a Washington prima di un'imminente tormenta di neve), i negoziatori di 193 Paesi sono rimasti tutta la notte a litigare a muso duro sull'Accordo suddetto. All'alba, un pugno di Paesi (Venezuela, Bolivia, Sudan e Nicaragua) si è rifiutato di firmarlo. I negoziatori erano spossati, cadevano dal sonno. Molti non erano disposti a firmarlo. Un delegato venezuelano è arrivato al punto di ferirsi una mano per enfatizzare la propria opposizione. Alla fine non è stato possibile convincere la maggioranza, per cui la dichiarazione finale del Vertice non ha adottato l'Accordo di Copenhagen, ma ne ha "preso nota". A cosa serve allora questo accordo nebuloso e cosa ne consegue? La grande delusione del Vertice di Copenhagen consiste nel carattere non vincolante dell'accordo finale, cosa che minaccia seriamente la strategia mondiale orientata a controllare il riscaldamento globale, definita durante il primo Vertice della Terra - tenutosi nel 1992 a Rio de Janeiro - che ha prodotto, nel 1997, il Protocollo di Kyoto. (www.rebelion.org 25 dicembre 2009 Traduzione dallo spagnolo a cura di Cinzia Vidali)
 
HAITI
- Inserito il 27 gennaio 2010 alle 19:45:24 da Galeano e altri. | 5 Pagine
HAITÍ: LA MALDICIÓN BLANCA Eduardo Galeano El primer día de este año [2004], la libertad cumplió dos siglos de vida en el mundo. Nadie se enteró, o casi nadie. Pocos días después, el país del cumpleaños, Haití, pasó a ocupar algún espacio en los medios de comunicación; pero no por el aniversario de la libertad universal, sino porque se desató allí un baño de sangre que acabó volteando al presidente Aristide. Haití fue el primer país donde se abolió la esclavitud. Sin embargo, las enciclopedias más difundidas y casi todos los textos de educación atribuyen a Inglaterra ese histórico honor. Es verdad que un buen día cambió de opinión el imperio que había sido campeón mundial del tráfico negrero; pero la abolición británica ocurrió en 1807, tres años después de la revolución haitiana, y resultó tan poco convincente que en 1832 Inglaterra tuvo que volver a prohibir la esclavitud.
 
O siamo tutti terroristi come i kurdi o siamo tutti stronzi!
- Inserito il 06 aprile 2010 alle 13:22:41 da Ramon Mantovani. | 1 Pagina
Di Ramon Mantovani - http://ramonmantovani.wordpress.com/ La repressione che, in Europa e specialmente in Italia, si è abbattuta e si sta abbattendo sui kurdi è di una gravità inaudita. Tanto più grande quanto accompagnata dal vergognoso silenzio e/o dalla disinformazione dei mass media, compresi quelli di sinistra e compresa Liberazione. Ciò che sta accadendo meriterebbe le prime pagine di giornali e telegiornali. Il decreto salva liste del governo Berlusconi è una puttanata, dal punto di vista della democrazia, in confronto agli arresti, alle espulsioni e alle persecuzioni dei kurdi sul territorio italiano e dell’Unione Europea. E non esagero affatto....
 
Chi scappa dalla Nigeria, scappa dall’Agip e dalla Shell
- Inserito il 06 aprile 2010 alle 13:25:45 da Giusy Frisina. | 1 Pagina
Chi scappa dalla Nigeria, scappa dall’Agip e dalla Shell di Giusy Frisina La benzina è il motore delle nostre abitudini: perché dovremmo preoccuparci degli africani disperati che bevono acqua inquinata e vivono con pochi centesimi? Il loro tesoro ce lo portiamo via. L’Italia vende armi al governo e il nostro governo “offre” due navi militari per pattugliare il delta del Niger “infestato da ribelli”. E se arrivano non c’è posto per loro. Ho conosciuto Bridget, rappresentante del MOSP, Movimento per la Sopravvivenza del Popolo degli Ogoni, una delle quaranta etnie (quaranta lingue, tutte diversissime le une dalle altre) che vivono nel vasto territorio della Nigeria, Africa occidentale, se a qualcuno, come capita, sfuggisse quella geografia. Forse ci sfugge anche quanto martoriate siano quelle popolazioni e quella terra, dove da ormai molti anni operano le multinazionali del petrolio, e dove sembra stiano succedendo cose inaudite, in particolare sul delta del fiume Niger....
 
LA SOLITUDINE D’ISRAELE
- Inserito il 07 aprile 2010 alle 18:21:23 da Agostino Spataro. | 1 Pagina
Sommario: Quando un figlio disattende le decisioni del padre. L’ occupazione, il torto più grande. Riesplode la questione di Gerusalemme. Netanyahu è riuscito dove gli arabi non han potuto. L’ auto-isolamento e la sicurezza d’Israele. La “guerra fredda” è finita e Israele è lontano dal Pacifico. La popolazione di Gaza in semischiavitù. Berlusconi: amicizie a corrente alternata. Gerusalemme: la lunga lista delle violazioni israeliane. P.S.: le vittime ci sono più care dei loro oppressori.
 
Pedofilia, le proposte di Noi Siamo Chiesa per affrontare la situazione in Italia
- Inserito il 12 aprile 2010 alle 11:44:38 da Noi siamo chiesa. | 1 Pagina
Pedofilia, le proposte di Noi Siamo Chiesa per affrontare la situazione in Italia “Noi Siamo Chiesa” ha diffuso il 31 marzo un proprio documento (che pubblichiamo più avanti) sulla questione della pedofilia nella Chiesa. Esso parte dalla constatazione che la Chiesa non è capace di autoriformarsi e ha affrontato questo gravissimo problema quando è stata obbligata dall’esterno, dalle vittime degli abusi, dall’opinione pubblica. Il testo esamina poi i fatti, cerca di capirne le cause (sullo sfondo c’è anche il problema del celibato obbligatorio del prete) e prende atto che le strutture ecclesiastiche si sono occupate dei colpevoli e non delle vittime, quasi sempre invitate a tacere e a portare pazienza. Le responsabilità di fondo sono da individuare nel sistema di segretezza e di coperture che dal Vaticano, con norme precise e obbliganti, si ramifica nelle diocesi. E’necessario un percorso generale di riconoscimento della realtà, di confessione e di rigenerazione che – dice il documento – “inevitabilmente comporta che ogni singolo vescovo, ovunque eserciti il suo ministero, se oggettivamente responsabile di aver sacrificato le vittime per salvare la pretesa onorabilità della Chiesa romana, affronti il problema – personale e strutturale – della opportunità, o forse della necessità, delle sue dimissioni.”.
 
ACQUA
- Inserito il 25 aprile 2010 alle 12:33:37 da redazione-IT. | 9 Pagine
1) L’acqua è solo il primo passo. Bisogna rifondare un nuovo modello di pubblico basato sulla partecipazione dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali 2) Perché un referendum? 3) Relazione introduttiva ai quesiti referendari Invertire la rotta Per un governo pubblico dell’acqua 4) Quesito referendario n. 1 Fermare la privatizzazione dell’acqua (Abrogazione dell’art.23 bis L. 133/08) 5) Quesito referendario n. 2 Aprire la strada della ripubblicizzazione (Abrogazione dell’art. 150 del D.lgs 152/06) 6) Quesito referendario n. 3 Eliminare i profitti dal bene comune acqua (Abrogazione dell’art. 154 del D.lgs 152/06) 7) La raccolta delle firme sarà un grande momento di azione politica collettiva Depositati in Cassazione i quesiti referendari per l’acqua pubblica 8) Chi siamo 9) Conferenza mondiale dei popoli sul clima di Cochabamba, per fermare la febbre di Pacha Mama di Umberto Mazzantini 10) Dichiarazione finale del movimento per l'acqua da Cochabamba
 
Conferenza mondiale dei popoli sul clima di Cochabamba
- Inserito il 25 aprile 2010 alle 12:41:02 da redazione-IT. | 2 Pagine
Umberto Mazzantini LIVORNO. Oggi a Cochabamba, in Bolivia ha preso il via l'accreditamento dei delegati e dei rappresentanti dei governi e delle Ong di tutto il mondo che partecipano alla prima Conferencia Mundial de los Pueblos sobre el Cambio Climático y los Derechos de la Madre Tierra (Cmpcc) che si svolgerà dal 20 al 22 aprile nel coliseo de Tiquipaya. Già da stasera si terranno comunque alcune riunioni sui temi locali come "Construyendo el vivir bien, logros de los cuatro años de gestión del presidente Evo Morales". Secondo Pablo Groux, a capo del comitato organizzatore, o i delegati sono già 15.200 e più della metà sono stranieri e provengono da tutti i continenti. Sono accreditati anche più di mille giornalisti. «L'amore e la determinazione dei popoli può fermare la febbre della Pacha Mama - ha detto Grouxa a Prensa Latina - L'apertura del forum avverrà con un rituale ancestrale nel quale i nativi faranno offerte alla Madre Terra». In chiusura della Conferenza ci sarà un evento di massa per celebrare il primo anniversario del Día Internacional de la Madre Tierra, istituito il 22 aprile dall'Onu su proposta della Bolivia.
 
“Siamo sul filo di una crisi mondiale senza precedenti”
- Inserito il 18 maggio 2010 alle 16:04:07 da Giulietto Chiesa. | 1 Pagina
di Lisa Viola Rossi Giulietto Chiesa è arrivato ieri a Ferrara, e verso le 10 di mattina lo si trovava davanti alla facoltà di Giurisprudenza di corso Ercole I d’Este. Poco prima della conferenza “Guerra e terrorismo dopo l’11 settembre”, a cui era stato invitato come relatore dall’associazione Officina, il giornalista ed ex parlamentare, noto per i suoi reportage da Mosca, si è così reso disponibile ad un’intervista per Estense.com.
 
LA P2 E L’ARGENTINA: GLI ANNI DELLA VERGOGNA ITALIANA
- Inserito il 17 giugno 2010 alle 16:26:38 da Luciano Neri. | 1 Pagina
LA P2 E L’ARGENTINA: GLI ANNI DELLA VERGOGNA ITALIANA GELLI, ORTOLANI, CALVI E ALCUNI PRELATI AVEVANO RAPPORTI MOLTO STRETTI CON LA FEROCE DITTATURA ARGENTINA. di Luciano Neri Per vendetta è l’ultimo romanzo, bellissimo e da leggere, dello scrittore Alessandro Perissinotto. Parla dell’Argentina, di Gelli, della P2, del Vaticano, dei trentamila giovani “desaparecidos”, assassinati tra il 1976 e il 1982 da una delle più feroci e scientifiche dittature latinoamericane. Giovani attivisti, sindacalisti, volontari nei barrios della miseria, sacerdoti, suore, vescovi, docenti universitari… cancellati anche da morti, scomparsi, per negare alle madri e alle famiglie persino il diritto di avere un corpo da baciare, da piangere e da seppellire. Perissinotto propone agli organizzatori della Fiera del Libro di Torino di presentare il suo lavoro nell’ambito del Bookstock Village, lo spazio dedicato ai giovani. La proposta viene accettata, ma poi qualcuno si accorge che nel sottotitolo compaiono le parole P2 e Vaticano. E dall’organizzazione fanno sapere via mail che «il tema affrontato non è in linea con la programmazione del Bookstock Village». «Come è possibile – risponde motivatamente Perissinotto – che non sia in linea il fatto di parlare ai giovani italiani del sacrificio di loro coetanei per la libertà?». Perissinotto scrive allora una bellissima lettera al Fatto Quotidiano nella quale tra l’altro afferma : «In una manifestazione (la Fiera del Libro, ndr) che ha per titolo “La memoria svelata”, non è coerente svelare i retroscena delle dittature e delle complicità? Dal programma il mio incontro è scomparso: parlare di dittatura argentina “tra P2 e Vaticano” non è memoria, è tabù». A seguito della decisione di rendere pubblico quanto avvenuto, evidentemente qualcuno più assennato del comitato promotore della Fiera spiega a qualche altro “censore” che non è proprio il caso di promuovere una manifestazione per la promozione del libro e contestualmente vietare la presentazione di un romanzo per quello che contiene. E così tutto finisce bene, interviene il Presidente della Fondazione che organizza il Salone, Rolando Pichioni, e conferma che Per vendetta verrà presentato alla Fiera di Torino, come previsto, domenica alle 16,30. Ma perché nel nostro Paese, ancora oggi, parlare di dittatura argentina (e di dittature latino-americane ) e della “italian connection” non è memoria ma tabù? Perché l’Italia non si è ancora liberata dalla P2 e perché la storia criminale delle dittature latinoamericane è fortemente intrecciata con personaggi legati alla peggiore storia criminale italiana.
 
Il destino del diritto all'acqua
- Inserito il 19 settembre 2010 alle 21:18:37 da Riccardo Petrella. | 1 Pagina
Riccardo Petrella Questa settimana verificheremo, in due circostanze, se i gruppi dominanti degli Stati, che si sono opposti alla risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (Riag) del 28 luglio scorso - che ha riconosciuto l'accesso all'acqua potabile ed ai servizi igienici come un diritto umano fondamentale - saranno riusciti a sminuirne la portata e ad annacquarne il contenuto. La prima circostanza, la più importante ai nostri fini, è l'approvazione giovedì 23 settembre a Ginevra da parte del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite del rapporto dell'esperto indipendente sul «diritto umano all'acqua e ai servizi igienici» (Recdu). La seconda circostanza è rappresentata dalla conferenza di valutazione dello stato di realizzazione degli «Obiettivi del millennio per lo sviluppo» che si terrà da lunedì a mercoledì 22 settembre a New York nella sede dell'Onu.
 
Neropetrolio: una tenebrosa storia, tutta italiana
- Inserito il 21 settembre 2010 alle 15:52:51 da Carlo Di Stanislao. | 1 Pagina
“La passione non ottiene mai il perdono” Pier Paolo Pasolini “Io sono nero di amore, né fanciullo né usignolo, tutto intero come un fiore, desidero senza desiderio” Pier Paolo Pasolini “La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni” Pier Paolo Pasolini Quella del petrolio italiano è una linea nera che attraversa tutto il Novecento e risale al 1923 quando il principe Gelasio Caetani, nuovo ambasciatore fascista a Washington, ritorna in Italia con un filmato molto convincente: si tratta di “The history of petroleum”, una pellicola che spiega la potenzialità dell’oro nero. L'Italia ha la prima occasione di affrancarsi dalla "servitù petrolifera" in Libia, quando con le sue ricerche Ardito Desio scopre il petrolio. La morte di Italo Balbo e la guerra annulleranno però questa ipotesi. Sorprendendo tutti, Mattei, uno dei leader della Resistenza, nel dopoguerra si fa assegnare l'Agip, considerato un ente decotto e da liquidare. La sua politica industriale in favore dei paesi mediorientali produttori, i suoi rapporti con l'Unione Sovietica, l'intelligenza e la velocità nell'aprire rapporti commerciali, il credito personale di cui gode nel cosiddetto "Terzo mondo", mettono in allarme il mercato petrolifero mondiale. L'attentato in cui viene ucciso, come accertato dalla sentenza dei giudici di Pavia, ferma la sua battaglia contro le "sette sorelle": di nuovo per il Paese niente più autonomia petrolifera, niente più libera competizione nel rifornimento di petrolio. Eugenio Cefis riporterà poi l'Italia sotto l'ombrello delle "sette sorelle".Questa lunga, tenebrosa storia, è stata ricostruita con grande precisione e visioni a dir poco inquietanti, nel documentario di Roberto Olla, Nero Petrolio, andato in onda domenica 19 settembre nello Speciale Tg1 alle ore 23.30, a chiudere il primo ciclo di “Il documentario”, prodotto dalla Bibi Film per Rai Cinema e Speciale Tg1.
 
COLOMBIA: Come funziona il sistema mondiale delle droghe "finanziarizzate"
- Inserito il 03 ottobre 2010 alle 12:35:41 da Tito Pulsinelli. | 1 Pagina
[b]COLOMBIA: Le linee nascoste della sua mano corruttrice[/b] da www.selvasorg.blogspot.com [i]Nessun cambiamento sarà possibile senza smantellare l’economia narco- mafiosa e la ragnatela di complicità - Gli effetti nelle zone coltivate - Intervista a Fernando Dorado.[/i] di Tito Pulsinelli Il traffico internazionale di eroina e cocaina non è altro che un flusso di capitali senza controllo da parte del potere globale, occulto e parallelo, che dirige questo campo dell’economia capitalista. Può essere confrontato con la vecchia pirateria nella fase iniziale della rivoluzione industriale. Adesso, nel momento del suo aperto declino, in piena crisi sistemica globale, le narco-mafie dei vari continenti hanno la capacità di generare grandi risorse finanziarie, il cui terminale è il sistema bancario e borsistico degli Stati Uniti. Questo narco-potere, dai tempi in cui i sandisti entrarono vincitori in Managua, trafficava direttamente l’eroina asiatica per finanziare clandestinamente i mercenari anti-sandinisti. Era l’operazione “Iran-Contra” in cui erano coinvolti ufficiali e CIA, che fece parte dello scandalo Watergate. Viktor Ivanov, direttore del Servizio Federale russo per il Controllo delle Droghe (FSKN), avverte che il narcotraffico con base in Afghanistan alimenta il terrorismo che destabilizza l’Asia centrale e che-tra le altre cose- attacca anche i militari degli Stati Uniti e della NATO. Tuttavia, l’ufficiale britannico Richard Connelly, inspiegabilmente ha dichiarato che “(...) l’eliminazione delle coltivazioni per le droghe spingerebbe i poveri nelle braccia dei talebani”. Al contrario, è noto, che il governo talebano del mullah Omar, poco prima dell’invasione, aveva vietato la semina di tulipani. L’altro braccio dell’economia narco è in Colombia, dove, nonostante i grandi investimenti bellici e la presenza militare degli USA, la produzione di cloridrato di cocaina è in continuo aumento. Abbiamo chiacchierato con Fernando Dorado, dirigente sociale del sud della Colombia, per esaminare i meandri di questo fenomeno. Le sue conseguenze nella vita delle comunità della sua regione, dove in questo momento si concentra la produzione delle foglie di coca. Lì, l’economia mafiosa riesce a coinvolgere migliaia di contadini e braccianti indigeni, discendenti africani e meticci.
 
IN GERMANIA SI INCRINA IL MURO DELL’OMERTÀ MEDIATICA SULL’11 SETTEMBRE
- Inserito il 19 ottobre 2010 alle 15:35:58 da ROBERTO QUAGLIA. | 1 Pagina
IN GERMANIA SI INCRINA IL MURO DELL’OMERTÀ MEDIATICA SULL’11 SETTEMBRE 11 Settembre 2001 [Focus-money1b] DI ROBERTO QUAGLIA - www.edicola.biz In occasione del nono anniversario dei tragici fatti dell’11 settembre, è apparso sulla stampa tedesca di serie A un articolo davvero rivoluzionario e significativo: “11 Settembre 2001, la sequenza dei fatti”. Lo ha pubblicato Focus-Money, una delle più importanti riviste tedesche di economia, a firma di Oliver Janich. La cosa incredibile di questo articolo, è che per la prima volta sulla grande stampa occidentale, la sequenza degli eventi riportati è quella vera, senza gravi omissioni, ed essi sono stati scelti fra i più significativi, anziché come di solito, fra quelli più irrilevanti (quando non addirittura falsi). Un precedente in verità c’era stato, mesi prima, ma ad opera dello stesso giornalista sulla stessa rivista. E’ risaputo che il giornalismo italiano è in genere di così bassa lega, che spesso gli articoli più belli e significativi che vi leggiamo sono stati in realtà comprati e tradotti da qualche fonte anglosassone. Ciò avviene sia sulla carta stampata, che in televisione. I migliori documentari storici o sul mondo della natura che vediamo in tivù sono quasi sempre di matrice straniera, tradotti ed inglobati in contenitori pseudo-italiani dove il pseudo-giornalista italiano di turno si limita a quattro ciance superflue prima e dopo il documentario che non è farina del suo sacco, al solo scopo di giustificare il suo lauto ed immeritato stipendio. Del nulla assoluto che ormai riempie qualsiasi telegiornale, inutile parlare.
 
BRASILE: SFIDE PER LA PRESIDENTA DILMA ROUSSEFF
- Inserito il 15 novembre 2010 alle 15:28:24 da Leonardo Boff. | 2 Pagine
SFIDE PER LA PRESIDENTA DILMA ROUSSEFF Leonardo Boff/Adital Celebriamo con allegria la vittoria di Dilma Rousseff. E non possiamo non essere soddisfatti anche per la sconfitta di José Serra che non ha meritato di vincere queste elezioni, dato il livello indecente della sua campagna (anche se eccessi ci sono stati da entrambe le parti). I vescovi conservatori che, contro la CNBB, si sono posti fuori dal gioco democratico e hanno manipolato la questione della depenalizzazione dell'aborto, mobilitando perfino il Papa a Roma, così come i pastori evangelici rabbiosamente faziosi, sono rimasti delusi.
 
La multinazionale del malaffare chiamata P2
- Inserito il 21 febbraio 2011 alle 19:36:38 da F. Cecchini, G. Facc. | 1 Pagina
La loggia di Gelli in Argentina e Uruguay, il Banco Ambrosiano di Calvi, la realtà nascosta dalla Rizzoli-Corriere della Sera che compra giornali a Buenos Aires per mascherare i delitti della giunta militare. E l'ombra sinistra di monsignor Marcinkus: impedisce a Giovanni Paolo II di scoprire il massacro argentino e il rifugio dei capitali trafugati nei paradisi fiscali. Ma le complicità che sconvolgono il giudizio della nostra generazione risalgono ai politici e agli imprenditori che sapevano e tacevano. La loro eredità pesa sulle nostre speranze di una vita normale LE INCHIESTE DEGLI STUDENTI – La multinazionale del malaffare chiamata P2 di Francesco Cecchini, Giuseppe Facchini, Lorenzo Rai e Viviana Saponaro da: http://domani.arcoiris.tv/le-inchieste-degli-studenti-la-multinazionale-del-malaffare-chiamata-p2/
 
La sinistra e la ragione: si impedisca qualsiasi azione ‘umanitaria’ in Libia
- Inserito il 26 febbraio 2011 alle 16:38:31 da Roberto Bàrbera. | 1 Pagina
La sinistra e la ragione: si impedisca qualsiasi azione ‘umanitaria’ in Libia Se per l’Italia il movimento progressista appare confuso, senza idee e talvolta omologato al berlusconismo, per quanto riguarda la politica internazionale le cose stanno ancora peggio. Tra dogmatismo e fesserie la ‘ragione’ sembra smarrita. Il ‘primo comandamento’ che un tempo indicava alla sinistra la strada da prendere per rivendicare l’emancipazione dei più deboli era quello dell’empatia e dell’ascolto. Capire prima di tutto le condizioni di vita, le sofferenze, i dubbi e le paure di chi ogni giorno viveva del solo e striminzito salario, quando ne aveva uno, e non immaginava neppure di poter avere dei diritti e delle chance.
 
LA GUERRA INEVITABILE DELLA NATO: Riflessioni di Fidel Castro sulla Libia
- Inserito il 04 marzo 2011 alle 15:28:23 da Fidel Castro. | 1 Pagina
Reflexiones de Fidel: La Guerra inevitable de la OTAN (Primera y Segunda parte) [url]http://www.cubadebate.cu/reflexiones-fidel/2011/03/04/la-guerra-inevitable-de-la-otan-segunda-parte/[/url]
 
PETROLIO E DITTATURE
- Inserito il 16 marzo 2011 alle 23:10:27 da Agostino Spataro. | 2 Pagine
PETROLIO E DITTATURE di Agostino Spataro Il Presidente Obama s’inchina (un po’ troppo) dinnanzi al Re dell’Arabia Saudita (foto: dal sito web “Il Jester”) Sommario: - il potere petrolifero soffoca le istanze di democrazia; - un più equo rapporto con i Paesi petroliferi; - l’opinione pubblica fra indignazione e rassegnazione; - qualità della vita: un privilegio solo per i paesi consumatori; - si allarga la forbice fra consumi e produzioni; - cresce il fabbisogno, calano le risorse proprie; - il peso del petrolio libico; multinazionali: uno strapotere fuori controllo democratico; - dittatori scomodi e dittatori amici. 1… IL POTERE PETROLIFERO SOFFOCA LE ISTANZE DI DEMOCRAZIA Esiste una relazione di causa ed effetto fra petrolio e dittatura? Esiste, e da sempre, in tutti i Paesi grandi esportatori d’idrocarburi. Ora, la crisi libica e più in generale le rivolte arabe la stanno facendo emergere con maggiore nettezza. Come un problema prioritario e urgente che richiede la necessità di una riflessione sulle condizioni di vita, sui diritti umani e di libertà nei principali paesi esportatori di petrolio. [b]SCARICA IL DOCUMENTO IN PDF[/b] [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/PETROLIO_E_DITTATURE_-_Spataro.pdf[/url]
 
Le potenze imperialiste e la Libia
- Inserito il 20 marzo 2011 alle 16:10:55 da Michel Chossudovsky. | 1 Pagina
Le potenze imperialiste e la Libia di Michel Chossudovsky* su L'ERNESTO 6/2010 del 18/03/2011 Il caso Libia è fondamentalmente diverso da quello di Egitto e Tunisia. Non è un movimento di protesta non violento, l’insurrezione armata, è direttamente supportata da potenze straniere che intendono mettere le mani sul petrolio libico. Prima e seconda parte di un’analisi sul “caso Libia”, che documenta, anche sulla scorta dei fondamentali articoli di Manlio Dinucci, le manovre USA-NATO per invadere la Libia, nonché le contraddizioni interimperialistiche nella lotta per la spartizione dell’Africa. ------------------ * Tratto dal sito http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23590 ** Diana Johnstone è autrice del libro Fools Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions, Monthly Review Press; 2003.
 
Un altro intervento della NATO? Rifanno il colpo del Kosovo?
- Inserito il 20 marzo 2011 alle 16:16:49 da Diana Johnstone. | 1 Pagina
Un altro intervento della NATO? Rifanno il colpo del Kosovo?* di Diana Johnstone** su www.globalresearch.ca del 16/03/2011 I cani della guerra stanno annusando qua e là, per ottenere maggiore spargimento di sangue. Gli USA portarono all’escalation il conflitto in Kosovo, al fine di “dover intervenire”, ed è ciò che potrebbe accadere oggi con la Libia. Somiglianze inquietanti tra la “guerra umanitaria” per il Kosovo e l’attuale situazione libica: martellante campagna di menzogne mediatiche, demonizzazione del leader, ricorso al Tribunale Penale Internazionale, strumentalizzazione dei profughi, rifiuto dei negoziati…
 
Libia. Dalla guerra civile alla guerra del petrolio
- Inserito il 22 marzo 2011 alle 13:25:51 da Sergio Cararo. | 1 Pagina
[b]Libia. Dalla guerra civile alla guerra del petrolio[/b] Perché è saltato l’equilibrio di potere di Gheddafi? Chi sono “quelli di Bengasi”? Questa è una vera guerra del petrolio, rivelatrice della competizione globale e piena di incognite di Sergio Cararo* “E’ una rivolta dei giovani. Sono loro che hanno iniziato la rivoluzione… noi ora la stiamo completando”. In questa breve considerazione che il colonnello Tarek Saad Hussein riferisce al settimanale statunitense “Time” a fine febbraio, è possibile comprendere gran parte del processo che è stato impropriamente definito come “rivoluzione libica” (1)
 
Una strategia volta a distruggere la Libia
- Inserito il 23 marzo 2011 alle 19:28:39 da Elena Ponomareva. | 1 Pagina
Una strategia volta a distruggere la Libia Etichette: Libia, Russia Elena Ponomareva Strategic Culture www.aurorasito.wordpress.com La Libia ha affrontato l’Occidente nel primo scontro, il 7 ottobre 1969, quando – alla 24.ma sesione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite – aveva svelato il piano per chiudere le basi militari straniere ospitate sul proprio territorio. Poco dopo il governo libico aveva notificato agli ambasciatori britannico e degli Stati Uniti che i trattati corrispondenti non erano più validi. (segue ...)
 
LIBIA: Guerra, Bugie e Videoclip
- Inserito il 24 marzo 2011 alle 17:36:37 da Marcello Sordo. | 1 Pagina
LIBIA: Guerra, Bugie e Videoclip
 
Una dettagliatissima analisi degli aspetti interni e "tribali" della questione libica
- Inserito il 25 marzo 2011 alle 16:36:05 da Alberto B. Marianton. | 1 Pagina
Una dettagliatissima analisi degli aspetti interni e "tribali" della questione libica. di Alberto B. Mariantoni ©. Ci risiamo… Tuh, tuh, tuh tuuuh… Qui Londra, vi parla Ruggero Orlando: I “buoni”, parlano ai “buoni”. Stiamo arrivando a “liberarvi”! Ed ancora una volta, come in uno scenario di film a moviola che si ripete instancabilmente all’infinito, i soliti “buoni” dell’Occidente (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) (1) – con addirittura, questa volta, il supporto politico (2), diplomatico (nonostante il Trattato italo-libico del 2009) (3), militare (4) e logistico (5) degli abituali “struzzi-meharisti”, sempre ben colonizzati ed obbedienti, dell’Italia del 150° Anniversario… – sono volati in “soccorso” delle “povere”, angariate e tormentate “popolazioni” libiche in rivolta, per salvarle, in extremis, dalle ire furenti e vendicative del Colonnello di Tripoli ed offrire loro una sicura chance, di “libertà” e di “democrazia” (sic!)! A partire, dunque, dalle 17:45 di Sabato 19 Marzo 2011, i “buoni di cui sopra, in questa occasione con il nome d’arte di “Coalizione dei volenterosi” – nascondendosi furbescamente dietro l’occasionale ed ipocrita “dito” delle Risoluzioni, “1970” (26 Febbraio 2011) e “1973” (6), del 17 Marzo 2011 (approvata, quest’ultima, con soli 10 voti favorevoli, su 15, e 5 astenuti) del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – hanno incominciato a sferrare, con le loro rispettive forze aeree militari, i loro sanguinosi e sproporzionati attacchi, contro le installazioni militari (e civili…) del “cattivo” di turno: la Libia del Colonnello Gheddafi.
 
LIBIA
- Inserito il 08 aprile 2011 alle 23:06:46 da Autori Vari. | 10 Pagine
L'Intervento in Libia e il nuovo ( o vecchio) ordine mondiale.
 
Quello che ho visto in Libia
- Inserito il 28 aprile 2011 alle 16:11:17 da Paolo Sensini. | 1 Pagina
Quello che ho visto in Libia diPaolo Sensini * Sono ormai trascorsi più di due mesi da quando è scoppiata la cosiddetta «rivolta delle popolazioni libiche». Poco prima, il 14 gennaio, a seguito di ampi sollevamenti popolari nella vicina Tunisia, veniva deposto il presidente Zine El-Abidine Ben Ali, al potere dal 1987. È stata poi la volta dell’Egitto di Hosni Mubarak, spodestato anch’egli l’11 febbraio dopo esser stato, ininterrottamente per oltre trent’anni, il dominus incontrastato del suo paese, tanto da guadagnarsi l’appellativo non proprio benevolo di «faraone». Eventi che la stampa occidentale ha subito definito, con la consueta dose di sensazionalismo spettacolare, come «rivoluzione gelsomino» e «rivoluzione dei loti». La rivolta passa quindi dalla Giordania allo Yemen, dall’Algeria alla Siria. E inaspettatamente si propaga a macchia d’olio anche in Oman e Barhein, dove i rispettivi regimi, aiutati in quest’ultimo caso dall’intervento oltre confine di reparti dell’esercito dell’Arabia Saudita, reagiscono molto violentemente contro il dissenso popolare senza che questo, tuttavia, si tramuti in una ferma condanna dei governi occidentali nei loro confronti. Solo il re del Marocco sembra voler prevenire il peggio e il 10 marzo propone la riforma della costituzione.
 
LIBIA / ITALIA: VARIAZIONI SUL TEMA NEL GIORNO DEL 1° MAGGIO
- Inserito il 30 aprile 2011 alle 23:56:45 da Rodolfo Ricci. | 1 Pagina
LIBIA / ITALIA: VARIAZIONI SUL TEMA NEL GIORNO DEL 1° MAGGIO di Rodolfo Ricci Ieri (30.04.2011), mentre Gheddafi parlava alla televisione libica proponendo l’ennesima apertura alla trattativa e il cessate il fuoco (cosa che i media italiani e occidentali hanno sapientemente nascosto negli ultimi due mesi), gli aerei della Nato, compresi quelli italiani, bombardavano nei dintorni della TV cercando di beccare il rais. Oggi hanno continuato nella loro opera certosina per tentare di centrare il leader della rivoluzione libica del ‘69, ma la mira non è infallibile, così hanno ucciso il suo figlio più giovane e quattro nipotini. Il problema della Nato è che sono impantanati nell’ennesima impresa criminale e pensano che l’unica possibilità di risolvere il problema è l’eliminazione dell’avversario. (Cosa del tutto sbagliata anche se provvisoriamente redditizia dal punto di vista mediatico, come insegna l’Iraq). L’avversario riottoso delle grandi potenze è quello che ha portato la Libia (la scatola di sabbia) a diventare il paese più evoluto del continente africano, quello con il miglior welfare, con i migliori servizi e con il migliore PIL pro-capite, solo di poco inferiore alla media vera dei paesi europei. [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/Enrico_Mattei.jpg[/url]
 
Le vere ragioni della guerra in Libia
- Inserito il 03 maggio 2011 alle 11:08:24 da Jean-Paul Pougala. | 1 Pagina
di Jean-Paul Pougala (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova) Jean-Paul Pougala è uno scrittore Italiano di origine camerunese, direttore dell’Istituto di Studi Geostrategici e professore di sociologia all’Università della Diplomazia di Ginevra, Svizzera. E’ autore del libro autobiografico “in fuga dalle tenebre” Einaudi 2007 Il primo satellite Africano RASCOM 1 È la Libia di Gheddafi che offre a tutta l’Africa la sua prima vera rivoluzione dei tempi moderni: assicurare la copertura universale del continente per la telefonia, la televisione, la radiodiffusione e per molteplici altre applicazioni, come la telemedicina e l’insegnamento a distanza; per la prima volta, diviene disponibile una connessione a basso costo su tutto il continente, fino alle più sperdute zone rurali, grazie al sistema di ponti radio WMAX.
 
Le centrali atomiche, la trasparenza e i limiti della scienza
- Inserito il 06 maggio 2011 alle 20:52:56 da Gianni Vattimo. | 1 Pagina
Le centrali atomiche, la trasparenza e i limiti della scienza Aetnascuola.it, 12 aprile 2011 I limiti della scienza e della ricerca: intervista a Gianni Vattimo, filosofo del "pensiero debole" Gianni Vattimo è professore di Filosofia Teoretica all’Università di Torino, già Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia presso lo stesso ateneo. Ha studiato con Hans-Georg Gadamer e Luigi Pareyson. Negli anni cinquanta con Furio Colombo e Umberto Eco, ha lavorato per alcuni programmi culturali della Rai-Tv, conducendo anche il programma settimanale politico-informativo Orizzonte. Membro di comitati scientifici di varie riviste italiane e straniere, ha diretto la Rivista di Estetica. Nel 1997 ha ricevuto l’Onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. È attualmente vicepresidente dell’Academía da Latinidade. Nel 2009 è stato rieletto al Parlamento europeo, dopo il primo mandato dal 1999 al 2004. È conosciuto come il teorico del Pensiero debole. La sua riflessione filosofica è sempre attenta ai problemi della società. Ora, dopo la catastrofe giapponese, tutti i Paesi del mondo si interrogano sul nucleare; la sua opinione resta contraria all’introduzione in Italia di questa tecnologia; per Vattimo si dovrebbe equilibrare il rapporto tra ricerca scientifica e realizzazione tecnologica alle esigenze della società. Professor Vattimo cosa rappresenta nella società odierna il pensiero debole? È sinonimo di relativismo etico o vuole fondare la legittimità di valori diversi?
 
OSAMA BIN LADEN: MORTO QUANDO E DOVE ?
- Inserito il 08 maggio 2011 alle 12:48:05 da redazione-IT. | 4 Pagine
Un articolo di David Ray Griffin Osama Bin Laden: Vivo o morto ? Osama bin Laden è ancora vivo? Ho trattato la questione in un recente breve libro intitolato Osama bin Laden: Dead or Alive? (‘Osama bin Laden: vivo o morto?’), i cui punti principali riassumo qui di seguito. 13 ottobre 2009
 
A 63 anni dalla Nakba, Israele controlla l'85% della Palestina storica
- Inserito il 15 maggio 2011 alle 23:22:16 da INFOPAL. | 1 Pagina
Ramallah - InfoPal. Dati statistici ufficiali e aggiornati a fine 2010 sono stati pubblicati dal Centro di statistica palestinese per presentare una panoramica della popolazione palestinese, in occasione del 63° anniversario della Nakba (Catastrofe palestinese) del 1948, che si commemora il 15 maggio. Nel 1948 circa 800mila palestinesi furono cacciati dai territori oggi conosciuti come Israele. Ripiegarono in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e verso i Paesi arabi limitrofi. Da allora vissero sotto lo status di rifugiati.
 
Carta abierta a Barack Obama: de Nóbel a Nóbel
- Inserito il 18 maggio 2011 alle 12:15:47 da Adolfo Pérez Esquive. | 1 Pagina
Carta abierta a Barack Obama: de Nóbel a Nóbel En una Carta abierta a Barack Obama Adolfo Pérez Esquivel manifiesta su preocupación por la destrucción y la muerte sembradas en nombre de la "libertad y la democracia". Impensable labor de un Nobel Adolfo Pérez Esquivel Nobel de la Paz 1980 Buenos Aires, 5 de mayo del 2011 CUANDO LA HIPOCRESIA COMIENZA HACER DE MUY MALA CALIDAD, ES HORA DE COMENZAR A DECIR LA VERDAD. Bertold Brecht
 
L'impossibilità di gestire l'Euro
- Inserito il 18 maggio 2011 alle 15:13:48 da Samir Amin. | 4 Pagine
L'impossibilità di gestire l'Euro Samir Amin (Giugno 2010) 1. Non c'è moneta senza Stato. Insieme, Stato e moneta sono nel capitalismo i mezzi per gestire l'interesse generale del capitale, trascendendo gli interessi particolari dei segmenti del capitale in concorrenza tra loro. Il dogma attuale che immagina un capitalismo gestito dal "mercato", addirittura senza uno Stato (ridotto alle sue funzioni minime di tutore dell'ordine), non si basa né su una lettura seria della storia del capitalismo reale, né su una teoria che si pretende "scientifica" in grado di dimostrare che la gestione del mercato produce - anche tendenzialmente - un equilibrio qualsiasi (a fortiori "ottimale").
 
Corte Penale Internazionale: i nodi irrisolti di un organismo che non ha potuto processare Bush
- Inserito il 31 maggio 2011 alle 18:46:56 da Alessandro Marescott. | 1 Pagina
Chiesto il mandato di cattura per Gheddafi Corte Penale Internazionale: i nodi irrisolti di un organismo che non ha potuto processare Bush per crimini di guerra di Alessandro Marescotti Alla Corte Penale Internazionale non aderiscono né la Libia né gli Stati Uniti. La prima denuncia per crimini contro l’umanità formulata alla Corte Penale Internazionale ebbe come destinatario nientemeno che George W. Bush. Che però non fu mai processato in quanto gli Stati Uniti non hanno ratificato l'adesione alla Corte Penale Internazionale. Difficilmente il procuratore capo Luis Moreno Ocampo riuscirà ad attribuire a Gheddafi più vittime di quelle che Bush ha causato in Iraq, stando alla copiosa documentazione disponibile su Wikileaks. 16 maggio 2011 -
 
Rivoluzionari senza rivoluzione e Libertà senza “liberatori”
- Inserito il 03 giugno 2011 alle 16:42:02 da Gaetano Colonna. | 2 Pagine
Rivoluzionari senza rivoluzione di Gaetano Colonna - clarissa.it. Nel 1973, quando il Medio Oriente era appena stato scosso dalla guerra del Kippur e il mondo intero dalla successiva crisi petrolifera, un ricercatore all'università di Harvard negli Stati Uniti, Gene Sharp, pubblicava un voluminoso lavoro intitolato Politica dell'azione non-violenta. Quasi tre lustri dopo, nel 1987, quando in Medio Oriente le navi statunitensi iniziavano ad operare a protezione delle petroliere nel corso della guerra fra Iran e Iraq ed in Palestina si era alla vigilia della prima Intifada, un colonnello con trent'anni di carriera nell'esercito americano, decorato per un atto di valore nel corso della guerra del Vietnam con una delle più alte onorificenze militari, Robert L. Helvey, si trova ad Harvard come borsista per conto del prestigioso Center for International Affairs: ha occasione di ascoltare una conferenza proprio del professor Sharp, nel quadro del Program for Non-Violent Sanctions che è per lui importante materia di studio, dato che ha da poco concluso un soggiorno di alcuni anni come attaché all'ambasciata americana in Birmania. Fonte: http://www.clarissa.it/ultimora_nuovo_int.php?id=138.
 
Berlusconi losing grip on his bunga bunga image
- Inserito il 10 giugno 2011 alle 14:41:00 da William Anselmi. | 1 Pagina
What if, in the middle of an election, a Canadian head of government were accused of sex with a minor? Would it be a safe bet to say that, one way or another, he would not remain in power if the allegations seemed even halfway credible? In fact, such a leader would doubtless leave under a cloud, likely dumped by his own party for political safety's sake until the wheels of justice had finished grinding. Yet, during the first few months of 2011, something contrary to this "common-sense" approach to politics took place in one of our Western, G8 allies. A European prime minister accused of sex with a minor had the courage to tell jokes about his promiscuous life to an event with journalists, businessmen, city mayors -with most of them laughing and applauding. And the man remains loved by a third if not more of the population, men and women alike.
 
Cesare Battisti, ultimo atto ?
- Inserito il 14 giugno 2011 alle 15:31:35 da Bruna Peyrot. | 1 Pagina
Un approfondio articolo di Bruna Peyrot che può chiarire a chi lo desideri, il perchè del no all'estradizione di Battisti da parte del Brasile: [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/Battisti_ultimo_atto_Bruna_Peyrot.pdf[/url]
 
LA SICILIA DIVENTA PORTAEREI DELLA NATO E HUB ENERGETICO AL SERVIZIO DEL NORD
- Inserito il 15 giugno 2011 alle 11:21:23 da Agostino Spataro. | 1 Pagina
I DUE POLI DEL FUTURO SICILIANO: PORTAEREI E HUB ENERGETICO di Agostino Spataro Sommario: l’Isola diventa portaerei della Nato; la Sicilia, l’Italia e la guerra in Libia; due ministri siciliani che fecero l’impresa…libica; un pericoloso conflitto a trecento miglia dalla Sicilia; l’Isola sede di trattative fra le parti; gli incerti scenari del post conflitto; ritorna il fantasma della guerra; portaerei e Hub energetico: i due poli del futuro siciliano; un Hub al servizio dell’economia del centro-nord; treni-lumaca e tecnologie militari avanzate; ai siciliani bisogna dare una nuova chance.
 
Gramsci e le rivolte arabe
- Inserito il 28 giugno 2011 alle 09:29:28 da redazione-IT. | 1 Pagina
di Daniel Atzori L'interesse degli intellettuali arabi e musulmani per il pensiero di Antonio Gramsci non è un fenomeno nuovo. Gramsci ha fornito, infatti, alcune cruciali categorie concettuali per analizzare le drammatiche trasformazioni politiche, sociali ed economiche che hanno investito le società arabe, in particolare quella egiziana, negli ultimi decenni. Oggi, in particolare, Gramsci ci permette di guardare alle rivolte arabe degli ultimi mesi con occhi nuovi. Fonte: http://www.ilmanifesto.it/archivi/commento/anno/2011/mese/06/articolo/4919/
 
SUD SUDAN: Nato il nuovo Stato africano
- Inserito il 11 luglio 2011 alle 15:57:19 da redazione-IT. | 1 Pagina
SUD SUDAN: Nato il nuovo Stato africano Un dossier della CGIL per camprenderne la genesi e le caratteristiche [url]http://www.emigrazione-notizie.org/public/upload/DossierSudSudan_luglio2011.pdf[/url]
 
Una spiegazione del paradosso siriano
- Inserito il 01 settembre 2011 alle 19:03:30 da Alastair Crooke. | 1 Pagina
E' possibile spiegare quanto sta accadendo in Siria considerandolo alla stregua di un esempio di rivoluzione popolare araba allo stato puro, come un'insurrezione caratterizzata da una protesta non violenta e liberale contro la tirannia che ha finito per imbattersi in una pura e semplice operazione repressiva? A mio parere si tratta di un'ottica completamente errata e deliberatamente messa in piedi per servire ambizioni di tutt'altro genere. Chiudere gli occhi sugli avvenimenti siriani comporta un grosso rischio, quello di ignorare le potenziali implicazioni di un conflitto settario che non rimarrebbero confinate alla sola Siria.
 
11 SETTEMBRE DIECI ANNI DOPO: LA VERITA' C'E', MA NON VERRA' COMUNICATA.
- Inserito il 05 settembre 2011 alle 13:08:23 da Giulietto Chiesa. | 2 Pagine
Dieci anni sono passati da quell’11 settembre che ha cambiato la storia del mondo, avviando la guerra infinita contro il terrorismo internazionale. I dubbi su quella vicenda si sono ingigantiti, diventando certezze. Non 19 terroristi, da soli, hanno attaccato l’America, bensì un pugno di terroristi “di stato” (occidentali e amici dell’occidente) con passaporti americani, israeliani, pakistani, sauditi. Osama bin Laden non è mai stato incriminato, sebbene, in suo nome, siano state combattute due guerre (contro l’Afghanistan e contro l’Iraq) che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti civili e che non sono ancora terminate.
 
Il Tarlo della Libia. Riflessioni e domande di un esodante
- Inserito il 08 settembre 2011 alle 15:37:41 da Ennio Abate. | 1 Pagina
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo una riflessione che in origine Ennio Abate aveva rivolto specificamente al sito www.nazioneindiana.com, che nel frattempo non l’ha pubblicata. Ci pare utile proporla ai lettori di Megachip, in un momento in cui la guerra è più che mai anche una “guerra della percezione” in cui occorre ritrovare i punti di riferimento. FONTE: http://www.megachip.info/tematiche/guerra-e-verita/6743-il-tarlo-della-libia-riflessioni-e-domande-di-un-esodante.html
 
I dieci miti della guerra contro la Libia
- Inserito il 04 ottobre 2011 alle 11:09:58 da Maximilian C. Forte. | 1 Pagina
Dal momento che il colonnello Gheddafi ha perso il suo potere militare nella guerra contro la NATO e contro gli insorti / ribelli / nuovo regime, numerosi mezzobusti televisivi hanno preso a celebrare questa guerra come un “successo”. Costoro ritengono che questa sia una “vittoria del popolo libico” e che tutti dovremmo festeggiare. Altri si gloriano della vittoria esaltando la “responsabilità di proteggere”, “l’interventismo umanitario”, e condannano la “sinistra antimperialista”. Alcuni di coloro che affermano di essere “rivoluzionari”, o che credono di sostenere la “rivoluzione araba”, in qualche modo reputano opportuno porre su un piano secondario il ruolo della NATO nella guerra, invece esaltano le virtù democratiche degli insorti, magnificano il loro martirio, e assegnano un’importanza al loro ruolo oltre ogni limite.
 
La conquista statunitense dell'Africa: Il ruolo di Francia e Israele
- Inserito il 11 ottobre 2011 alle 15:37:29 da Nazemroaya - Teil. | 1 Pagina
La conquista statunitense dell'Africa: Il ruolo di Francia e Israele Introduzione di Cynthia McKinney by Mahdi Darius Nazemroaya and Julien Teil

 

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